13.04.2010
In politica, augurare la morte
In molti sono stati, in questi giorni terribili per la Polonia, ad avere tessuto un parallelo con l’Italia e ad aver ’recriminato’.
Molti/e sono stat* ad avere costruito un parallelo ’desiderante’ tra la Polonia e l’Italia.
Esiste una tangenza e una differenza tra la ’morte di un politico’ e la sua ’fine’.
Fanfani è ’finito’, Moro è ’morto’. Berlinguer è ’morto’, Craxi è ’finito’. Augurarsi la ’morte’ di un politico è ammettere la propria sconfitta.
’Amleto’ lo insegna: i morti ritornano in veste di fantasmi. E domandano. Chiedono.
Aldo Moro.
In nessuna occasione si dovrebbe dire ’perchè non lui’ – e soprattutto per Berluconi. E’ la peggiore dichiarazione di sconfitta.
Poiché io non mi sento sconfitto, ma forte, tanto forte da poterlo batterlo sul campo della politica – io e tutta la mia generazione – io mi auguro che lui viva. Per sconfiggerlo.
La tomba di Elias Canetti, a Zurigo – di colui che ha dedicato tutta la sua vita a combattere la morte e la sua intimità con il potere – consiste in una lastra di cemento grigio.
Non c’è né data di nascita né data di morte – non c’è nessuna iscrizione. C’è la sua firma, solo la sua firma.
La sua firma, inscritta in quel cemento, lo perfora, lo buca.
La sua firma è una firma ’politica’. Resistere dice.
Resistere, resistere, resistere.
Non ci siamo persi: siamo forti, molto. Più di quanto si creda.
In politica gli avversari si battono.
scritto da millepiani
il 13.04.2010
come visto da fuori
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