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    3.11.2006

    a proposito di un breve commento sulla consulenza filosofica


    Questo il commento:

    “Scusa, ma le tue riflessioni non sono chiare. Nella mia concezione la
    consulenza filosofica non ritiene né di rileggere, né di distanziarsi
    dalle forme della tradizione; ritiene solo di poter fare filosofia a
    partire dai problemi quotidiani dei non filosofi, diversamente dalla
    filosofia tradizionalmente intesa. Lo statuto della consulenza
    filosofica è quello della filosofia, né più, né meno. E l’assenza di
    citazioni dei classici è dovuta al fatto che o si citano tutti (almeno i
    principali), oppure non si fa più “filosofia”, bensì “una” filosofia. E
    questo andrebbe evitato, a livello di riflessione epistemologica.

    Neri
    Scritto da: Neri Pollastri at 02.11.06 12:20″

    questo il testo:
    La consulenza e l’esposizione della bio-grafia all’in-comune

    Gent. Neri Pollastri,

    la ringrazio, innanzitutto per la lettura che ha fatto dei due brani sul
    mio blog. Non è un ringraziamento di maniera. So che non è facile
    leggere, su uno schermo, di queste questioni, come credo lei sappia
    quanto sia difficile scrivere di ‘filosofia’ nello spazio della rete.
    Se ciò che ho scritto non è chiaro, come mi scrive e anche solo per lei,
    è innanzitutto responsabilità mia. Vedrò, in questa mail, di essere più
    chiaro.

    Mi ha scritto: “Nella mia concezione la consulenza filosofica non
    ritiene né di rileggere, né di distanziarsi dalle forme della
    tradizione; ritiene solo di poter fare filosofia a partire dai problemi
    quotidiani dei non filosofi, diversamente dalla filosofia
    tradizionalmente intesa. Lo statuto della consulenza filosofica è quello
    della filosofia, né più, né meno.”

    Quello che provavo a mettere in questione, e che le righe che mi ha
    scritto mi confermano, è una certa indistinzione tra
    ‘filosofia tradizionalmente intesa’ e ‘forme della tradizione’.
    La prima, se capisco bene, sarebbe lo statuto universitario mondiale che
    la filosofia ha ormai assunto, che non pensa più a partire dai ‘problemi
    quotidiani dei non filosofi’; la seconda sarebbe la ‘tradizione
    filosofica’.
    È proprio a partire da questa distinzione, che non capisco, non lo
    capisco minimamente, l’incrocio che si è costituito, in Italia, tra
    università e consulenza filosofica, e che ho cercato di analizzare lo
    scorso anno:

    http://www.millepiani.net/archives/2005/09/20/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_1_una_decostruzione.html

    http://www.millepiani.net/archives/2005/09/22/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_2_una_decostruzione_primi_elementi_di_riflessione_a.html

    http://www.millepiani.net/archives/2005/09/22/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_2_una_decostruzione_primi_elementi_di_riflessione_b.html

    http://www.millepiani.net/archives/2005/09/27/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_3_intermezzo_sui_nomi.html

    http://www.millepiani.net/archives/2005/09/28/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_4_finale.html

    Mi rendo conto che, in questi posts, i toni sono forti. Ma, altrettanto,
    mi rendo della posta che la ‘consulenza filosofica’ ha gettato sul
    tavolo. Quando scrivo di un vuoto assoluto su cui, in molti, hanno messo
    la firma, indico quello spazio di ambiguità che quello che lei ha
    scritto brevemente, mi rendo conto, non chiarisce.
    Se lo statuto della consulenza filosofica si colloca come interno alle
    pratiche della tradizione filosofica, addirittura coincide con la
    filosofia, in che modo essa si distingue dalla ‘filosofia
    tradizionalmente intesa’, che sarebbe quella invalsa in ambito
    universitario’? Se la supporta, come se ne distingue? La ‘consulenza
    filosofica’, attraverso i masters universitari di Pisa e Venezia, non ha
    fatto che riconoscere alla ‘filosofia tradizionalmente intesa’ – nelle
    sue parole, se capisco bene, l’Università – questa forza
    d’appropriazione. A meno che lei non intenda altro con la definizione di
    ‘filosofia tradizionalmente intesa’. Ma allora , almeno per me, non è
    chiaro cosa intenda. Anzi, se mi permette, non è chiaro per nulla.
    Perchè ‘tradizionalmente intesa’, rispetto la tradizione che lei
    rivendica’, almeno ai miei occhi, non significa nulla.
    Lei rivendica, nel suo intervento a Venezia, una coincidenza della
    consulenza filosofica con la filosofia. D’altro lato, la consulenza
    filosofica nasce come recupero di una pratica filosofica che sarebbe
    stata obliata. Da chi? Come? Dove?
    Se lo statuto dell’interrogazione filosofica, la sua pratica, ha subito
    una trasformazione radicale, è accaduto a partire da un’assunzione
    totalizzante di questa interrogazione da parte dell’Università.
    E questo è accaduto negli ultimi 60 anni.
    Adesso abbiamo i ‘Masters in consulenza filosofica’.

    Io assumo la corrispondenza che lei dichiara tra ‘consulenza
    filosofica’ e ‘filosofia’. Ho letto molto attentamente il suo intervento
    nel testo della Bruno Mondadori, anche solo perchè mi era sembrato
    quello meno in linea con gli altri interventi. Ed anche quello che
    Apogeo ha pubblicato. Questa corrispondenza che lei dichiara io la
    assumo.

    è proprio perchè l’assumo che mi sfuggono alcuni passaggi, che cerco di
    riflettere sullo statuto della consulenza filosofica, che cerco di
    misurare ambiguità e potenzialità.
    Che cerco, davvero, di capire quale statuto vuole darsi questa pratica.

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    scritto da millepiani
    il 3.11.2006
    come in-comune
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