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    20.07.2006

    ‘Genova 2001-06′: venerdì 20 luglio – come segmenti di memoria


    Credo sia opportuno, da ora in poi, dividere le testimonianzie video per ‘segmenti di memoria’. Questo significa che la giornata non sarà ‘attraversata’ come blocco unico, ma per segmenti che potrebbero essere orari, di luogo, di sguardo.
    I posts sarannno molteplici e si incardineranno nel doppio regime della ‘scansione cronologia’ e in quella ‘tematica’.
    Da questo momento, tutto il blocco di posts ‘Genova 2001-06′ deve essere letto senza ordine di pubblicazione, ma come fosse ‘in aggiornamento continuo e sincronico’. Il suo ordine non seguirà quello cronologico di scrittura sul blog, ma quello interno alla giornata. L’aggiornamento dei video non seguirà nessun ordine, ma solo i ‘segmenti di memoria’ e le ‘connessioni’ che chi scrive attraverserà.

    20 Luglio – Cronologia

    Venerdì all’ora di pranzo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve i leader a Palazzo Ducale. Negli stessi minuti iniziano in città gli incidenti. A provocarli sono i black block, le Tute nere, che si muovono ai margini del movimento pacifista con l’unico obbiettivo di creare disordini. Non sono moltissimi, ma riescono nell’intento: dal primo Bancomat mandato in frantumi, Genova non sarà più la stessa.

    Dentro la cittadella blindata i grandi parlano di economia e lotta all’Aids, fuori è il caos. Le tute bianche e i militanti del Gsf marciano verso la zona rossa (in quattro riusciranno anche ad entrare) lungo le strade devastate dal passaggio degli anarchici. La tensione è alta, la situazione ormai fuori controllo. La polizia carica con durezza, si scontra anche con le tute bianche, che accuseranno di aver subito una vera e propria imboscata. In periferia i black bloc sfasciano tutto quello che trovano, assaltano anche il carcere di Marassi. Poco prima delle 18, alle 17.57, le agenzie battono la notizia: “C’è un ragazzo morto in piazza Alimonda”. La notizia è confermata: in terra resta Carlo Giuliani 23 anni di Roma ma residente a Genova, figlio di un ex sindacalista Cgil (ma l’identificazione arriva solo in tarda serata). A colpirlo a morte un carabiniere di vent’anni, assediato dentro una jeep assieme ad altri militari.

    Update [dal sito 'Piazza Carlo Giuliani']: Il vicepresidente del Consiglio, on. Gianfranco Fini, con altri esponenti di Alleanza Nazionale, tra cui l’on. Ascierto, si trovano nella Caserma dei Carabinieri di San Giuliano dove si trattengono per diverse ore. Le forze dell’ordine vengono dislocate nelle zone dove passeranno i cortei e nelle vicinanze delle piazze tematiche.
    Sono stati rimossi i cestini della spazzatura ma molti cassonetti si trovano tuttora lungo i percorsi e nelle piazze dove si raccolgono i manifestanti.
    Fin dalla mattina compare il Black block: gruppi di 10, 15, al massimo 20 persone alla volta, molte delle quali dall’accento straniero, si aggirano per la città distruggendo vetrine, incendiando cassonetti, auto, motorini.
    Fanno incetta di sassi, spranghe e bastoni.
    Diversi privati cittadini, da varie zone della città, denunciano il fatto alle autorità competenti. Un gruppo si concentra in piazza Paolo da Novi, la piazza tematica dei Cobas; inizia a smantellare la pavimentazione e a caricare i cassonetti con pietre.
    Alcuni manifestanti tentano di fermarli.
    Le forze dell’ordine, che si trovano a breve distanza, no.
    Indietreggiano, sparando lacrimogeni. Li inseguono nelle vie adiacenti senza mai fermarli davvero.
    (Alcuni filmati, anche del sabato, riprenderanno strani personaggi che prima parlano con le forze dell’ordine e poi si avvicinano ad alcuni Black block. Altri filmati riprendono dei personaggi che, in motorino, prima parlano con i Black block, poi con le forze dell’ordine, e così via).
    Il black block passa sotto il tunnel della ferrovia all’altezza di corso Torino dividendosi quindi in due gruppi : uno si dirige verso il Carcere, l’altro sale la scalinata Montaldo verso piazza Manin.
    Ore 15. Un filmato riprende alcuni blindati dei Carabinieri nella piazza antistante il Carcere di Marassi e gruppi di agenti a piedi.
    Una ventina di Black block si avvicina al carcere lanciando sassi.
    I Carabinieri si ritirano.
    I Black block rompono alcuni vetri delle finestre del Carcere e incendiano un portone ed una finestra. Poi se ne vanno indisturbati.
    Nel frattempo il corteo dei Disobbedienti, “armati” con scudi di plexiglass, imbottiture di polistirolo, gommapiuma e bottiglie di plastica, lasciato lo Stadio Carlini, si avvia lentamente lungo il tragitto autorizzato, incontrando sul suo cammino cassonetti rovesciati e auto bruciate.
    A metà di via Tolemaide viene duramente e improvvisamente aggredito dai Carabinieri, sostenuti da 4 blindati. Ricordiamo che i portavoce dei Disobbidienti avevano precedentemente concordato con la Questura il percorso fino a piazza Verdi, (la piazza che si trova di fronte alla stazione Brignole). Ci sarebbero, quindi, ancora circa 500 metri di strada da percorrere. La zona rossa, protetta dalle grate in ferro, è ben più lontana.
    L’attacco respinge per alcuni metri i manifestanti che, retrocedendo, si compattano verso corso Gastaldi. Non ci sono vie di fuga: alle spalle 10000 persone premono non comprendendo cosa stia accadendo; da un lato la massicciata della ferrovia, dall’altro file continue di palazzi.
    Nel frattempo, i Black block saliti a piazza Manin, dove sono radunati Pax Christi, Mani Tese, Rete Lilliput, ecc., proseguono indisturbati verso piazza Marsala; dietro a loro sopraggiunge la Polizia che spara lacrimogeni e carica i pacifisti con le mani, pitturate di bianco, alzate; vengono picchiate e ferite soprattutto le donne.
    Tornando a via Tolemaide, dopo ogni carica al corteo dei Disobbedienti, i blindati e i militari indietreggiano, ritirandosi fino all’angolo con corso Torino.
    Alcuni ragazzi del corteo li inseguono, tirando sassi e cercando di rompere i vetri dei blindati.
    Una camionetta, dopo aver percorso a velocità sostenuta, su e giù, quel tratto di strada, minacciando di travolgere i manifestanti, si blocca improvvisamente a marcia indietro contro un cassonetto. L’autista fugge lasciando soli i colleghi.
    I carabinieri schierati poco più avanti non intervengono in loro aiuto.
    I ragazzi assaltano il blindato, visibilmente infuriati, con sassi e spranghe; permettono comunque ai carabinieri che occupano il mezzo di allontanarsi. Quindi lo incendiano.
    La Polizia respinge il corteo in via Tolemaide.
    Ore 16.30 circa – Carlo Giuliani si unisce al corteo dei Disobbedienti, che già da tempo, bloccato frontalmente, stremato dalle cariche ripetute, intossicato dai lacrimogeni, scottato dagli idranti urticanti, tenta di defluire per le vie laterali e di tornare al Carlini.
    Carlo indossa un pantalone della tuta blu, una canottiera bianca e una giacca della tuta grigia legata in vita.
    A questo punto le forze dell’ordine, carabinieri e polizia, attaccano nuovamente il fronte del corteo: blindati lanciati a 70Km/h sui ragazzi, idranti urticanti, colpi d’arma da fuoco, lacrimogeni al gas CS, manganelli Tonfa.
    I ragazzi rispondono lanciando sassi, lanciando indietro alcuni lacrimogeni, facendo piccole barricate con i bidoni per la raccolta differenziata della carta e della plastica.
    Carlo indossa il passamontagna blu.
    Sul fianco di via Tolemaide si aprono 2 strade strette, che portano in piazza Alimonda.
    Ore 17.15. Un drappello di una ventina di carabinieri appoggiato da 2 defender si posiziona in una di queste due stradine. Partono i lacrimogeni, che vengono lanciati in mezzo al corteo.
    I manifestanti reagiscono.
    I militari, improvvisamente, cominciano ad indietreggiare, fino a scappare disordinatamente verso via Caffa, attraverso piazza Alimonda.
    Un gruppo di manifestanti li inseguono urlando.
    I due defender proseguono in retromarcia, superano un primo cassonetto che si trova in mezzo alla strada di fronte alla Chiesa del Rimedio.
    Un defender, raggiunto uno slargo, fa manovra e raggiunge i colleghi in via Caffa; l’altro si ferma contro un cassonetto di rifiuti mezzo vuoto che si trova sul lato destro della strada.
    Un plotone di polizia, con defender e blindati, è schierato in via Caffa a pochi metri dal defender. Un ingente schieramento di forze di polizia e blindati si trova in piazza Tommaseo, la piazza in cui sfocia via Caffa, lunga 300 metri.
    Alcuni manifestanti raggiungono il defender fermo in piazza Alimonda, alcuni di loro tornano indietro verso via Tolemaide, altri cominciano a tirare sassi contro le forze dell’ordine schierate in via Caffa, altri ancora lanciano pietre e tirano colpi con assi di legno al defender.
    Una persona raccoglie da terra un estintore, comparso sulla scena in questo momento, e lo lancia da una distanza ravvicinata e nel senso della lunghezza, contro il defender; l’estintore colpisce il lunotto posteriore e cade fermandosi sulla ruota di scorta.
    Uno scarpone spunta dal lunotto e lo scalcia facendolo rotolare a terra.
    In questo momento attorno al defender ci sono 4 fotografi e 5 manifestanti.
    Una pistola spunta dal lunotto posteriore.
    Un ragazzo con la felpa grigia vede la pistola, si china e scappa.
    Carlo Giuliani, si avvicina, si china a raccogliere l’estintore, si alza in torsione per ritrovarsi quasi di fronte al retro del defender…
    … Solleva l’estintore sopra la testa…
    Sono le 17.27.
    Parte il primo sparo.
    Carlo Giuliani cade a terra in avanti, trascinato dall’estintore che sta lanciando, e rotola sul fianco destro verso il defender.
    I manifestanti presenti nella piazza scappano precipitosamente mentre parte un secondo colpo di pistola. I fanali della retromarcia del defender sono accesi.
    Qualcuno grida “fermi, stop” al Defender che passa due volte sul corpo di Carlo Giuliani, una prima volta in retromarcia sul bacino, la seconda in avanti sulle gambe.
    Sono passati 5 secondi dal secondo sparo quando il defender è già in via Caffa, oltre lo schieramento della Polizia.
    I giornalisti che si trovano vicino al defender cominciano a fotografare e riprendere Carlo Giuliani a terra, che sta morendo.
    Si avvicinano alcuni manifestanti che cercano di fermare lo zampillo di sangue che sgorga a ritmo cardiaco dallo zigomo sinistro di Carlo Giuliani.
    A questo punto, le forze di polizia avanzano, sparando lacrimogeni e disperdendo i pochi manifestanti ancora nei pressi.
    Le forze di polizia circondano il corpo.
    10 minuti dopo, un’infermiera del GSF che cerca di soccorrere Carlo Giuliani sente ancora il suo cuore che batte. Arriva una seconda infermiera.
    Le infermiere tolgono il passamontagna a Carlo Giuliani e notano sulla fronte una grossa e profonda ferita che non sanguina, una ferita, dunque, che è stata provocata da un colpo in fronte inferto dopo l’uccisione. Sulla tempia destra di Carlo Giuliani ci sono abrasioni e ferite.
    Più di un testimone racconterà di aver visto rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno preso a calci in testa Carlo Giuliani prima che arrivassero le infermiere del GSF.]


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    scritto da millepiani
    il 20.07.2006
    come g8 Genova, una memoria
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