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    20.07.2006

    ‘Genova 2001-06′: Intermezzo 2 – Logica della contestazione


    [COMMENTO] Tutto il moderno è attraversato da una fibrillazione interna che mette in questione lo ‘statuto politico’ che le istituzioni, gli organismi ufficiali, gli organismi internazionali di qualsiasi epoca volevano, hanno anche solo provato a dare al quadro geo-politico. Lo scandalo, la sorpresa, il rifiuto, il disconoscimento, l’insulto e la reazione ad ogni ‘nuova’ messa in questione di questo ordine, tutto questo fa parte di una piece teatrale che il ‘potere’ mette in scena ogni volta, sistematicamente, come, sistematicamente, la sua ‘libertà di potenza’ viene messa in questione.



    Si tratta, in fondo, della grande battaglia tra la staticità del potere e la ‘potenza’ della contestazione. Mentre il primo dispiega tutti gli strumenti che ha a disposizione perchè la sua retina possa focalizzarsi su una scena ‘prevedibile’ e ‘saputa’, come se la ‘previsione’ ed il ‘controllo’ siano gli unici strumenti per rendere comprensibile ciò che accade, la seconda, invece, vive in un’istante protratto all’infinito, come se il futuro si giocasse ‘tutto in un istante’, nell’istante, e come se proprio l’istante aprisse, nel presente, le possibilità di cui il tempo è gravido.


    In una parola, le possibilità del presente – cioè: la storia – o sono ciò che il tempo ci dà, o sono ciò che il tempo ci sottrae.




    In questo senso, la flessione esistenziale, che attanaglia tutti i ‘vecchi’ contestatori, rientra in questo schema: questo il tempo ci dà, e con questo, adesso, dobbiamo confrontarci. Mentre, dall’altra parte, chi di nuovo rimette in questione questa staticità, non fa che riaprire le infinite possibilità, innanzitutto politiche, che il tempo ha sottratto innanzitutto a se stesso, o che l’esperienza biografica ha esaurito di per se stessa.




    In questa logica, una ‘terza’ posizione diventa, davvero, assolutamente illusoria.


    Anche se è assolutamente necessario ribadirla.


    Le possibilità del presente sono ciò di cui il futuro ha bisogno. Non esisterebbe nessun ‘futuro’ pensabile senza che il tempo fosse gravido del suo superamento, e, dunque, della sua contestazione.


    La ‘logica della contestazione’ è inscritta all’interno del tempo inaugurato dai francesi, nel 1789.


    Ed insieme, la ‘logica del potere’ offre uno degli strumenti più potenti che agisce all’interno della politica: dare stasi e presenza al tempo.


    La politica – di per se stessa, anch’essa – non esisterebbe senza questa ‘stasi e presenza’ necessaria.

    Genova rappresenta lo scacco di entrambe le logiche.


    Quella della ‘stasi infinita’, quella della contestazione ‘senza fine’.


    Si tratta di un finale grandioso, tragico ed impensato.









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    scritto da millepiani
    il 20.07.2006
    come una politica
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