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I luoghi della politica: Genova, luglio 2001: ricordare – 1- »
13.07.2006
24 anni dopo
In prossimità del quarto di secolo le malinconie sgorgano infette, di copiosa e sconvolgente vitalità.
Andiamo con ordine. Nei giorni precedenti la finale di Madrid mi trovavo in un villaggio turistico. Era un equivoco. Facevo immeritatamente parte di un gruppo di musica popolare, oggi si direbbe “progressiva”. Si chiamavano Kunsertu. Sono stato, credo, il bassista più scarso che un gruppo di semiprofessionisti abbia avuto. Non è effetto di ricordi andati a male. Lo sapevo anche allora. Eppure avevo qualche idea, non geniale, ma interessante.
Al villaggio turistico “Città del Mare” di Terrasini, dopo Palermo, si tenevano alcune delle serate di un festival dedicato alla musica popolare siciliana e non. Tra gli altri, c’erano Alfio Antico, grandissimo tamburellista già della NCCP, un ragazzone rozzo e simpatico che si costruiva da solo i tamburelli secondo la tradizione della famiglia di pastori, poi anche Ignazio Buttitta che avrebbe letto alcune poesie, credo i bravissimi Agricantus (ammettiamolo, ci davano abbondantemente la paga) ed altri che non ricordo. Infine lui, il grande cantastorie Ciccio Busacca.
Dentro quel vero e proprio “mondo a parte” che è un villaggio turistico, non c’erano i soldi. Nè noi ne avevamo. Credo che la direzione ci avesse, quindi, proprio omaggiato di quell’assurdo sacchetto di pallini di plastica che valevano non so quante consumazioni e che consumammo forse nei primi due giorni. Stavamo in una veranda in mezzo ai turisti normali, che anche venticinque anni fa erano molto diversi da noi. E noi da loro. Ad un certo punto, per non so quale trasmissione televisiva, forse una pioneristica “Sereno Variabile”, comparve Maria Giovanna Elmi. Era decrepita già allora e ricordo lo sforzo dei tecnici RAI per indirizzare luci e ombre nel modo migliore per celare gli effetti del tempo.
Ah, è una nanerottola, forse per questo è di Forza Italia. Insomma, stando nella veranda, ci facevamo grandi discussioni. Di me, ricordo di aver polemizzato con Ciccio Busacca, che era del PCI. Usai argomenti estremisti, forse troppo aspri anche sul piano personale. S., oggi dirigente nazionale Arcigay, mi rimproverò con dispiaciuta dolcezza. Me ne pento ancora oggi. In programma avevamo tre concerti in giro per i paesi lì attorno. Uno nella piazza di Terrasini, uno di due brani in una serata collettiva dentro il teatro, e uno a Partinico. Dividevo il ruolo di bassista con un altro ragazzo, oggi boss della CISL. I pezzi non al basso li facevo alla chitarra. E viceversa, naturalmente. Il giorno che dovevamo fare il primo “spettacolo”, questo bel tomo non si decideva a spuntare. Ed eravamo preoccupati per il nostro concerto. Arrivò dieci minuti prima, direttamente a Partinico, dentro un bel giardino pubblico. Gli dissi: “Che cazzo hai fatto?” – Rispose: “Lele è morto”.
Sembra una patetica canzone di Vecchioni, lo so, ma ho pianto appoggiato ad una cassa alta quanto me, una Bose o una Marshall, chi lo può più sapere. Il filo del basso teso al massimo.
Suonammo prima di apprendere che uno dei migliori ragazzi della nostra scassata sinistra extraparlamentare messinese si era perduto in fondo al mare di Salina, dietro ad una cernia o ad un polpo.
Qualcuno disse che si muore felici, che sopravviene una euforia impensabile, prima di spirare. La settimana proseguì in modo meno tragico di quanto si possa pensare.
Trovai anche il modo di scoparmi una ragazza di Avellino, fidanzata e di paese. Non era granchè e nemmeno io lo sono mai stato. Ho rovinato un matrimonio, temo.
La finale, infine, la vedemmo dentro il teatro di questo villaggio, con un maxischermo e dei crucchi appostati in fondo, tenuti d’occhio ed adeguatamente fischiati. Come è finita, lo sappiamo tutti. Prima di tornare a Messina, però, avemmo il tempo di “vedere” (da curva a curva, alla Favorita, una cosa assurda che nemmeno si sentivano) i Talking Heads.
Lo ‘spurgo infetto’ impazza, cari miei, ed io non voglio più ricordare. Anche se mi riesce naturale.
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