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    11.07.2006

    Moggiopoli 2 – nominare le questioni: Marcello Lippi




    Marcello Lippi è uno dei gangli fondamentali del ‘sistema calcio’ degli ultimi 15 anni: attraverso il suo silenzio sono passati i processi torinesi sull’utilizzo juventino – e non solo – di un quadro medico orientato a ‘pompare’ – legalmente o meno, non so, la magistratura dice di no – le strutture fisiche dei giocatori. Lippi è colui il quale ha condiviso – insieme a Roberto Bettega – il silenzio faccia all’armonica coppia Moggi-Giraudo. Direi così: Moggi-Giraudo/Bettega-Lippi. Il ‘fare’ e il ‘non sapere’.




    Come Roberto Bettega è il responsabile maggiore – simbolicamente – della presa di potere ‘calcistico-economica’ della coppia nominata (Moggi-Giraudo) nella Juventus, Marcello Lippi è l’uccello con gli occhi chiusi, lo struzzo in spiaggia, il ‘tecnico’ senza ‘forza’, senza ‘richiesta’, apatico e silente, di fronte un ‘sistema-calcio’ che esplodeva nelle sue mani.

    Proprio per la responsabilità che Marcello Lippi ha rivestito – per molti anni – nella Juventus, gli anni del consolidamento del ‘sistema-Moggi’, l’azzeramento passa attraverso il suo allontanamento dal calcio italiano. Il suo percorso è perfettamente speculare a quello di Zeman. Lo è di fronte i dispositivi di ‘potere e interesse’ che sono maturati e si sono consolidati in seno alla FGCI e alla Lega. Lo è di fronte la trasformazione radicale che ha investito il calcio italiano negli ultimi 15/20 anni. Per essere precisi rispetto la storia juventina: dalla liquidazione – fine anni ’80 – della gestione Allodi.

    Intendiamoci: non voglio minimamente dire che tutte le colpe debbano ricadere sul ‘solito capro espiatorio’.


    Dico semplicemente che, ad uno ‘storico’, appaiono incomprensibili – e più importanti di tutto – i silenzi e le connivenze, il tacere e il prendere partito per non rimettere in questione il sistema di potere che si stava consolidando – e di cui è stato scoperchiato il dispositivo solo grazie alla schiuma finale che usciva dalla pentola.

    Per questo – e per molto altro che non attiene in nessuna maniera nè ha responsabilità di carattere penale, nè, altrettanto, rimanda a responsabilità faccia alla giustizia sportiva – uno dei gesti di più grande sanità dello sport calcistico italiano implica, impone, domanda e chiama di liberarsi di Marcello Lippi come allenatore della nazionale italiana.


    Esistono ‘connivenze’ fisiologiche, silenzi colpevoli, responsabilità grandi, violenze verbali dichiarate, storia e memoria dei campionati, violenti attacchi ed esclusioni che, proprio oggi, devono essere rimessi ‘à la une’, in prima pagina.

    Io lo so che la presenza del figlio di Lippi nella GEA, la più importante ‘agenzia’ di gestione dei giocatori italiani, non era ciò che potesse condizionare le convocazioni in nazionale di questo o quel giocatore per aumentare il suo ‘valore economico’. È di una tale ovvietà, che la ‘difesa’ non vale, gira a vuoto.


    Ma io so, altrettanto bene, come quella sola ‘presenza’, in quella società – per fermarmi a queste banalità – manifesta e mostra quell’intreccio tra ‘denaro-e-pallone’ che Marcello Lippi, uomo intelligente, non ha saputo o non ha voluto ‘denunciare’. E che ha, non dico cavalcato, ma anche, semplicemente fatto diventera una delle sue ‘forze’.


    Quella ‘presenza’, la presenza di ‘suo figlio’ in quella società, la GEA, dove figli di ben altri padri e madri svolgevano il loro ‘onesto’ lavoro, quella presenza, ed il silenzio dell’allenatore della nazionale in molti altri, fondamentali e decisivi passaggi della storia del calcio italiano negli ultimi 15 anni, bastano per chiedere, chiederci, ‘altro’.


    Bastano per dire, davvero, proprio adesso: vattene via.

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    scritto da millepiani
    il 11.07.2006
    come uno sputo
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