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    4.07.2006

    Leggendo Uomini e topi . Certamente l’ultima


    Ma il punto è questo. La coppia comica vive in eterno in questo stato reciprocità. Franco e Ciccio ripropongono in eterno le loro avventure. Difficilmente i loro legame potrà mai spezzarsi o venir meno. Don Chisciotte è impensabile senza Sancho Panza. Non può andare da nessuna parte senza il suo fido scudiero. E’ un personaggio che non ha altro modo di esistere. Estragone e Vladimiro sembrano vagare in eterno nella loro terra desolata. Una modalità circolare, una statica definizione delle caratteristiche dei personaggi contraddistingue queste coppie comiche.
    Non è lo stesso per Lennie e George. A fine romanzo, posto di fronte all’ennesimo guaio provocato da Lennie, dopo che il gigante stupido ha ucciso la moglie di Curley, come era stato convenuto Lennie e George si ritrovano nella radura nella quale si apre il romanzo. E’ lì che George ha suggerito a Lennie di rifugiarsi se avesse combinato un altro dei suoi guai. Braccato dagli abitanti inferociti della grande azienda agricola per la quale hanno lavorato per pochissimi giorni, George estrae la pistola e facendo in modo che Lennie guardi lontano, facendo in modo che Lennie pensi ancora una volta alla fattoria che insieme avrebbero voluto acquistare e gestire, allevvando molti conigli, George con un colpo di pistola alla nuca uccide Lennie.
    Così la coppia vien meno, per mano di uno dei suoi componenti. Così si consuma il dramma. La coppia si disfa, l’altrove utopico rimane illusione pura, George uccidendo Lennie uccide qualcosa di più che un amico fraterno. Uccide una parte di se stesso, metà della propria anima.

    Come leggere questo gesto? Non è più il mito ciò a cui bisogna riferirsi. La suggestione del mito viene in qualche modo disintegrata in questo finale di libro, con la morte di Lennie. E’ la storia a riemergere e a imporre la sua verità. Ed è attraverso un ulteriore salto in avanti che tutto questo avviene, attraverso un’ulteriore visione.
    Il sogno utopico di Lennie e George è in un certo senso un sogno di tenere in piedi una famiglia. Una famiglia strana, atipica, forse solo un accenno di famiglia. Ma in quel misto di dipendenza e responsabilità reciproca presente nel rapporto Lennie-George si intuisce un legame profondo nato forse durante l’infanzia, una promessa di custodia, l’irrazionale legame di affidamento reciproco. E in effetti nel contesto storico del lavoro bracciantile in cui si svolge la vicenda narrata nel romanzo, andare in giro in coppia è una follia. In quel contesto, con la penuria che contraddistingue il lavoro agricolo ai tempi della Grande Depressione, ognuno pensa per sè e prova a cavarsela alla meno peggio salvando il proprio culo. E’ pura utopia votata al fallimento pensare come possibile il tenere in piedi un sodalizio profondo, che “sa di famiglia”, in un contesto economicamente feroce come quello del lavoro bracciantile nella California della Grande Depressione.
    In questo senso, la scommessa utopica di Lennie e George fallisce, e George non può che uccidere di suo pugno il compagno di strada. Non solo per consentire a se stesso un qualche tipo di sopravvivenza, ma come estremo gesto di amore: per salvare dalla cattura il suo amico, certo, e non permettere che finisca in mani nemiche; ma anche per lasciargli l’integrità del sogno utopico. E così, uccidendolo, per l’ultima volta gli fa sognare la fattoria, i conigli che lì vi avrebbero allevato. Alla fine, in Uomini e topi, vince la storia, le regole imposte da un’economia feroce e che non lascia alternative: sopravvive l’individuo isolato, che si pensa al di fuori di qualsiasi impraticabile legame duraturo, sia pure un’insensata amicizia maschile.
    Avviene qualcosa di simile a ciò che accade in un altro, più lungo romanzo, di Steinbeck: Furore. In esso, tra i vari temi, viene anche rappresentata la dinamica attraverso cui (come dice in un breve ma denso saggio Alessandro Portelli) si compie “la regressione dalla famiglia estesa alla coppia all’individuo isolato”. (cfr. A. Portelli, Spazio familiare e spazio sociale in The Grapes of Wrath, in Canoni americani, Roma, Donzelli, 2004). Ma questa rimane comunque un’altra storia, nonostante la vicinanza di alcuni temi e suggestioni, che varrebbe comunque la pena avvicinare. Certo non ora.

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    scritto da mario v.
    il 4.07.2006
    come americana
    1 commento »

    Un commento a “Leggendo Uomini e topi . Certamente l’ultima”


    1. millepiani scrive il 4.07.2006 alle 12:53 pm

      alla fine di questo viaggio, non posso che dire: ancora, di nuovo!

    Commenti