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    3.07.2006

    Feria d’agosto – Finali di racconti


    dall’edizione del testo di Cesare Pavese della ‘Arnoldo Mondadori Editore’, I ed. luglio 1957, II ed. luglio 1959; su licenza della ‘Giulio Einaudi Editore’

    “Adesso parlavano, parlavano. Ciascuno con la sua voce più sola, come convinto che l’altro non l’ascoltava, come se l’ascoltasse la luna. Era notte avanzata, e cominciavano a passare le nuvole davanti alla luna, nascondendo lo spiazzo, le baracche, ogni cosa. Faceva pena pensare che i due morti si sforzassero così inutilmente. Ma un poco alla volta le voci s’assottigliarono e sotto un nuvolone più grande degli altri tacquero definitivamente”.
    (‘Il prato dei morti’)

    “Ma siamo tutti inquieti, chi seduto e chi disteso, qualcuno contorto, e dentro di noi c’è un vuoto, un’attesa, che ci fa trasalire la pelle nuda”.
    (‘Piscina feriale’)

    “Stemmo insieme ancora molti giorni, fin che durò la stagione, ma entrambi sapevamo che tutto sarebbe finito entro l’autunno. Così fu infatti”.
    (‘L’estate’)

    “Per questo accade che taluni si salvino facendo altro da ciò che attendevano e sapevano. Ma i più forti, i più diabolicamente devoti e consapevoli, fanno ciò che vogliono, sfondano il mito e insieme lo preservano ridotto a chiarezza. È questo il loro modo di collaborare all’unicità del miracolo’.
    (‘Del mito, del simbolo, dell’altro’).

    “Succede dunque questo fatto curioso: noi viviamo l’esser nostro più autentico quando ancora non sappiamo ammirare, cioè cogliere quel che ci accade. Le prime occhiate consapevoli le gettiamo su uno schema che ci viene dagli altri, dall’esterno: l’idea stessa di occhiata è qualcosa che accettiamo, che imitiamo dagli altri. Lo sforzo di passare di là della durata è ancora una norma che la durata c’insegna…………”
    (‘L’adolescenza’)

    “Mi chiedo se c’è un fosso, una costa, un pezzo solo di terra che mani non abbiano scavato e rifatto. Dappertutto è segnato di sguardi e parole umane. Viene dai campi come un alito tranquillo, che non penetra qua sotto dove l’acqua la mota il sudore stagnano e non dicono nulla. Io ogni giorno ci trovo la vita, ma poi mi stendo, corpo nero, come un morto”
    (‘Nudismo’)

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    scritto da millepiani
    il 3.07.2006
    come una lettera sull'assenza
    1 commento »

    Un commento a “Feria d’agosto – Finali di racconti”


    1. scrivere scrive il 3.07.2006 alle 7:19 pm

      il finale di qualsiasi scrittura non ‘dice’ della scrittura.

    Commenti