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    6.03.2006

    Differenze – come un preludio ‘assembleare’ – per finirla


    Per ‘chiudere’ le pendenze scritte ed esposte sul ‘blog’ e aprire il dialogo ‘altrove’.

    A Gianfranco

    j.e p.

    qui la prima parte, e, per chi vuole, qui la seconda parte.

    Terza e ultima parte.

    Questo ‘luogo’ è il ‘comune’.
    Esso, oggi, non ha più niente a che vedere con l’in-comune di cui ancora si continua a ripetere un assurdo ritornello.
    Non ha niente a che vedere, in maniera ancor più forte, con tutte le declinazioni pre-, durante-, post- comunitarie. Non ha niente a che vedere con tutto quello che, nel mio secolo, noi abbiamo visto e rideclinato come comunità.

    Questo ‘preludio assembleare’, che tu metti in questione, ha precisamente a che vedere con la forza nascosta della democrazia che, ancora, non riusciamo a vedere.
    Questo preludio, mentre affonda le sue radici in questa ‘tragedia’ che ci accompagna, apre al tempo che viene.

    Mentre, da un lato, a noi spetta cercare dove la declinazione sovrana ‘comunista’, così giovane, sia naufragata, a te, indicando questo ‘preludio’, spetta il compito di ‘essere più giovane di noi giovani’, di quanto noi siamo. E dove questa nostra declinazione è naufragata è, precisamente, dove tu cominci a ‘vocare’.
    E dove, precisamente, questa nostra declinazione è naufragata, è precisamente la differenza che si è mostrata tra la forza della democrazia, la sua origine, e la sua ‘sovranità’.
    Questa è la differenza tra il comune e la comunità.

    Come sai, esistono statuette rotte. E questo, più che la condanna di Socrate, costituisce la vera sfida che ‘vi’ aspetta. Lo scacco che riporta, anche storicamente, la democrazia al suo ‘preludio’.
    Giudicare attiene alla ‘legge’.
    Ma ‘con la legge’, esiste quell’assemblea che ha giudicato. Quell’assemblea che ha giudicato ‘Socrate’ colpevole. Questa è la ‘forza’ della democrazia. Di una ‘comunità’.

    Che cosa esiste di ‘comune’ che permette a questa ‘assemblea democratica’ di condannare Socrate?
    E’, semplicemente, l’indifferenza, l’indistinzione tra ‘comune’ e ‘comunità’.
    Dove la comunità democratica ‘condanna’, il ‘comune’ pensa quel fondo, quel dispositivo che permette questa condanna.
    Qual è questo comune?

    Come scrive Platone, teologia e politica nascono faccia a faccia, l’una grazie all’altra (Repubblica).

    Esistono statuette rotte.

    Senza capire perchè ‘giovani ateniesi’, ubriachi, abbiano avuto necessità di rompere ‘quelle’ statuette nelle strade della loro città, non si capisce questo ‘preludio’ che, nessuno, nel moderno, ha avuto la forza di mettere in questione.
    Il punto è questo: la decostruzione della comunità avviene grazie alla manifestazione del ‘preludio assembleare’ comune.
    Questo ‘preludio’ affonda le sue radici nella ‘storia’ della democrazia.
    Il passaggio dal pensiero del ‘comunismo’ al pensiero del ‘comune’ non potrà mai avvenire senza pensare quelle statuette. Rotte.
    In una ‘notte brava’. Nel cuore della democrazia, della sovranità.

    Questa si chiama ‘teologia-politica della comunità’.

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    scritto da millepiani
    il 6.03.2006
    come in-comune
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