• RSS Milleplateaux – Archivio di materiali filosofici

  • Categorie

  • «
    Home
    »


    16.02.2006

    Sulla Germania: una risposta


    Ho letto stamani, durante una pausa di lavoro, il contributo del padre di Millepiani al mio ultimo post. Ho riletto il mio post. E non ci ho trovato niente di quello che ci ha visto il padre di Millepiani.

    Per evitare di essere accusato nuovamente di inclinare inconsciamente verso Habermas, non dirò che ciò è certamente dipeso da me, perché quando non si è capiti, ci si è spiegati male. Non vorrei la si considerasse un"ulteriore concessione alla patetica teoria habermasiana dell"agire comunicativo.


    La volgarità intellettuale, la nullità politica, il fuori di sesto, le pericolosissime conseguenze che mi si rimproverano riguardo ai miei argomenti sull"uso politico dello sterminio degli ebrei, non mi appartengono: sono la volgarità intellettuale, la nullità politica, il fuori di sesto, le pericolosissime conseguenze dell"uso politico che ne fanno i governi tedeschi da cinquant"anni, compreso questo. E io volevo mostrarlo, facendo leva su questi loro principi, queste loro azioni, affermazioni, questo loro linguaggio, prendendo spunto da una serie di episodi che in Germania avevano fatto molto discutere.

    Non sono io a proporre ai tedeschi un nesso coattivo tra sterminio e politica estera e politica dei diritti in Germania. Sono i tedeschi a proclamarlo ufficialmente, e io volevo evidenziare la discrezionalità, l"ipocrisia, il cortocircuito di questa cultura politica.

    Lo stesso vale per Monaco 72, da ambo le parti: e la sua inclusione in questo quadro presuppone appunto le discussioni che si sono rinnovate di questi tempi in Germania, nell"uscita del film di Spielberg nell"anno dei mondiali di Germania 2006. Alle quali io ho cercato di alludere.

    A me non pare che, nel fare quanto ho spiegato sopra, mi sia macchiato di habermasismo: se ci si vede Habermas, è perché Habermas ha dato una forte impronta al modo di condurre il dibattito pubblico tedesco, che io cerco di mettere in crisi. Ma, allora, quello che io scrivevo, lo si sarebbe dovuto intendere come una critica anche a Habermas.

    Nel mio lavoro pubblico, cerco faticosamente di pensare un superamento di questo paradigma. Come, del resto, era noto al padre di Millepiani, dalla discussione che si fece del mio articolo su Gehlen e la teoria dell"origine del linguaggio. Nella direzione di un superamento di Habermas, ho avuto modo di apprezzare più volte il lavoro che, a riguardo, stanno conducendo da qualche anno i giovani del Gruppo internazionale per la teoria critica di Francoforte. E coltivo sempre con gioia il pensiero di scambi con loro su questi tentativi.

    La quarta generazione della teoria critica, questi giovani tedeschi, o che leggono il tedesco, giacché tanti in questo gruppo sono stranieri, non sta aspettando la resurrezione di Taubes in veste di editore di Foucault, per lasciarsi alle spalle Habermas.

    Quanto agli stati di eccezione, si poteva fare uno sforzo di memoria.

    La scorsa estate, evidentemente vittima di un"insolazione biopolitica, avevo postato su uno dei mille e più piani di questi millepiani, alcune "schegge",una delle quali, verso la fine, esprimeva il mio pensiero sullo stato di eccezione, in polemica con alcuni dubbi interventi di politici e intellettuali italiani all"indomani degli attentati a Londra. Lì sta scritto: "20. Quello che questa gente mi insegna mi pare che lo stato di eccezione è la ragion d’essere della democrazia liberale. Essa poggia sulla finzione di un originario stato di eccezione, da cui essa scaturirebbe per necessità, e ha sempre in vista l’effettività di uno stato di eccezione come forma". Posso confessare di non essere stato in seguito folgorato sulla via di Francoforte da Habermas. Né di essermi rivolto alla clinica delle scienze sociali della suddetta città presso il Professor Habermas per sottopormi a un trattamento di recupero da presunte insolazioni bio-politiche. E questo per due ragioni: non avevo scritto a Luglio in preda ad alcuna sindrome biopolitica, né ho letto in seguito, e a dir il vero, neanche in quel periodo, Habermas.

    Ricordo che allora il padre di Millepiani, trovando il mio post importante, mi propose di spezzettarlo per agevolarne la lettura al pubblico di Millepiani, essendo il post effettivamente un pò lungo, non adatto in quella forma alla comunicazione via internet. Evidentemente, era troppo lungo per arrivare anche alla ventesima scheggia, o forse troppo importante per ricordarsene ancora qualche mese dopo.

    A ogni modo, non pretendevo allora, come ora, di aver infornato chili e chili di filoni, o di aver moltiplicato i pani. Né tanto meno pretendo che si faccia spazio per le mie briciole alla tavola biopolitica. Ne saranno felici gli uccelli, cui bastano pochi granelli per riprendere a volare.
    L"aveva già capito Pasolini in Uccellacci e uccellini.

    ********************************

    Nota di millepiani: avendo memoria formidabile, ricordavo perfettamente le "schegge londinesi". E tanto piu" le ricordavo, tanto piu" mi aveva colpito l"inversione di direzione che il post sulla Germania implicavava. Probabilmente la mis-interpretazione è stata mia, avendo "confuso" le posizioni "tedesche" con le posizioni di Mario M. Ma anche, forse, la critica era talmente ‘evidente’ da risultare invisibile. Come avrebbe detto il professor Habermas parlando con Taubes: "Non ci siamo capiti bene". Alchè – l"altro – Taubes l"avrebbe certamente mandato a quel paese. Non pensando per se stesso a nessuna resurrezione – da buon rabbino figlio di rabbino.

    Condividi

    scritto da mario
    il 16.02.2006
    come visto da fuori
    Nessun commento »

    Commenti