8.02.2006
“Cercate ancora”
Caro L.,
non rispondo certo al posto di G.. Ma la diversità, come la chiami tu, non va a scapito nè della memoria nè dei ‘luoghi’. Nè dei nomi. I ‘luoghi di movimento’, le assemblee, le occupazioni, mentre conservano e esprimono il loro essere ‘fuori di sesto’, fuori dalle identificate stabilità, nello stesso tempo soffrono di un’amnesia, che spesso diventa un’afasia, della memoria.
La memoria non è una patente, è un ‘patente ricordo’. Ci si ricorda, individualmente, sempre quasi di tutto, ma pubblicamente, almeno oggi, la memoria è questa amnesia e questa afasia, questa mancanza di parola, che affligge chi fa politica.
‘Dire i luoghi’, i nomi’ non fa che ricordare quello che scriveva Pasolini ‘[...] Io so tutti i nomi…[...]‘, e non perchè ‘solo’ volesse dire, e scrivere le responsabilità, ma soprattutto perchè nei ‘luoghi’, nella memoria dei ‘nomi’ la politica conserva quella diversità di cui tu parli e che oggi, invece, è cancellata nell’eterno presente della ‘parola appena detta’.
Dire i ‘nomi’.
Una pratica, questa, che è già una ‘pratica altra’ che è quella che sta già nei’nostri collettivi’.
‘Cercherò altro’, scrivi. Come diceva Claudio Napoleoni: “Cercate ancora”.
Cerchiamo, cerchiamo insieme ancora.
emilio
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