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    25.01.2006

    In onore di ‘zio Bernhard’: sputare sugli ‘antichi maestri’ – Pisa e la sua ‘pazzia’: Aldo G. e la consulenza filosofica


    Non solo, dunque, Aldo G. aveva vissuto la sua pazzia come una pazzia ‘personale’, ma, in più, questa sua pazzia era diventata, già allora, la pazzia di cui ‘rideva’ tutta Pisa. E, mentre ‘tutta Pisa’ rideva della sua ‘pazzia’ che ‘arrivava’ – compreso il ‘mio amico’-, io, che me ne stavo andando, ero l’unico, io solo, a capire questa follia che l’abitava.

    Mentre io andavo via da Pisa, io ero l’unico che avrebbe portato con sè – in fondo – questa follia, mentre tutti i suoi allievi, che gridavano, gridavano tutti, non capivano questa ‘pazzia’, una ‘pazzia a lunga gettata’, una ‘pazzia’ senza residuo, perchè, almeno io sapevo che la sua ‘pazzia’, come cercava di nascondere, risiedeva sin dall’inizio in tutto quello che ‘aveva fatto’.
    Ed, in fondo, la sua ‘pazzia’ era molto ‘semplice’. L’ho capito ‘subito’.
    E lui stesso ne era ‘cosciente’, se questo termine ha una qualche ‘coincidenza’ con Aldo G.
    La sua ‘pazzia’ era ‘contestuale’, era ‘figlia’ di come era sempre stato.
    Il suo ‘essere pazzo’, come dicevano a Pisa, tranne io, che stavo proprio andando via, la sua ‘pazzia’ era figlia del suo essere figlio ‘bastardo’ di due ‘madri’.
    La ‘sua prima madre intellettuale’, quella ‘an-archica’, l’aveva lasciata a Genova. E proprio mentre il mio amico lo ‘insultava’, proprio io, prima di partire in esilio, ed anche lui, per necessità – io lo difendevo, facendo finta di ‘dimenticare’, io stesso, la seconda sua madre, quella di cui, in fondo, non può fare a meno. La ‘sua madre pisana’: quella accademica.

    Quella che ancora rende triste quello stesso mio amico che lo insultava, e che poi, in silenzio, da solo, perchè era rimasto da solo, è andato a seguire le sue lezioni. Dopo.
    Mentre io, proprio prima di partire, di cambiare ateneo, l’avevo ‘incontrato’, per un esame.
    E lui mi aveva detto, uscendo dal suo studio, che avrei dovuto cambiare ateneo, proprio quella mattina, proprio quando io avevo già ‘cambiato ateneo’ e, come lui mi aveva detto, stendendo il suo braccio solo per darmi il mio libretto universitario, mi aveva detto: “Non si faccia mai più vedere”, proprio così mi aveva detto, e prima che me lo dicesse, avevo già deciso di cambiare ateneo.
    E, mentre io continuavo a ‘dover’ ricordare la sua ‘seconda madre’, quella accademica, quella ‘pisana’, nello stesso tempo conservavo dentro di me la sua forza, quella ‘an-archica’ che il mio amico non avrebbe visto se non molti anni dopo, troppo tardi anche per lui. Era troppo tardi per entrambi.
    Ma, poichè, anch’io ho tentato di non dimenticarlo, di non dimenticare la sua ‘forza’, anche a me, che ‘sempre’ l’ho difeso, anche prima che il mio ‘amico’ andasse a seguire le sue lezioni, anche per me è stato un ‘colpo’ che anche lui, pazzo come lo trattavano quando io frequentavo la biblioteca della ‘Normale’, anche lui, nella sua ‘pazzia’, ormai nemmeno personale, inaugurasse, come l’ultimo dei ‘figli della pazzia accademica’, quello di cui tutti i ‘filosofi’ ridono, inaugurasse quello che a lui non attiene.
    E poichè io ho una memoria formidabile, sia della mia ‘pazzia’ che di quelli che mi hanno vocato a questa ‘pazzia’, cioè: dell’interrogazione filosofica per come oggi io la ‘vivo’, non posso fare a meno di dire, in pubblico, che è uno scandalo che il professor Aldo Giorgio Gargani inauguri, come vuole il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, Alfonso Maurizio Iacono, inauguri quel ‘nulla’ che viene chiamato, anche a Pisa, ‘Master in Consulenza Filosofica’.
    E che lui metta il suo ‘nome’ e la sua ‘firma’ su questo ‘nulla’.

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    scritto da millepiani
    il 25.01.2006
    come un post del nipote dello zio
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