31.12.2005
“.. le stelle sono ‘opera dell’uomo’ “: Ingeborg Bachman e Paul Celan
In fine d’anno, e forse oltre.
“[...] sono scandagli, attendibili, così attendibili nel loro dare il nome alle cose che non ci resta altro da dire se non: fin qui e non oltre.
Poesia: [nel manoscritto manca la lirica di riferimento]
Ma all’improvviso, grazie a questa rigorosa limitazione, è di nuovo possibile dire qualcosa in modo molto diretto, non più in cifra.
E’ possibile a colui che ha saputo dire di sé che “ferito di realtà e in cerca di realtà, consegna la propria esistenza alla lingua”.
Nella chiusa della grande lirica Engfuerung [Stretto] compare una frase e con questa frase vorrei concludere, ma prima vorrei aggiungere, affinchè possiate capire il vero significato della parola ‘stella’, che per Paul Celan le stelle sono ‘opera dell’uomo’, che con esse egli intende l’opera dell’uomo.
…Una
stella
ha forse ancora luce.
Niente,
niente è perduto.”
Ingeborg Bachmann, Letteratura come utopia, Adelphi 1993, p. 53
trad. della lirica di Celan: Poesie a c. di Bagnasco-Kahn, Mondadori 1976, pp.55-57
4 Commenti a ““.. le stelle sono ‘opera dell’uomo’ “: Ingeborg Bachman e Paul Celan”
Commenti

e ‘tutto’ ciò che si perde è, nelle stelle, ‘opera’.
…appunto ‘inoperosa’…o, detto altrimenti, ‘dispendio’.
Mi scusino, ma son finiti i piani? Siete finalmente arrivati all’attico?? Certo che le scale sono tante, almeno ci fosse un ascensore…
anodinoT. ha ragione: le stelle si vedono meglio dall’attico…se volesse fornirci anche una scala…come Wittgenstein la getteremmo subito via…