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La ‘povertà’ degli anni novanta: una foto, il ‘tempo’ di una foto »
29.11.2005
La ‘povertà’ degli anni novanta
“Accennare agli anni Novanta – un decennio che non esito a fare precipitare ilpiù velocemente possibile nelle brume dell’oblio – mi fa lo strano effetto dirivolgermi a un passato più remoto di quando, bambino, sgambettavo neiSettanta.”Scrivono così. E, per una volta, non cito la fonte. Sarebbe troppa grazia.
Io ho attraversato, con tutta la forza possibile, gli anni novanta. Non accenno mai, per luogo voluto d’interrogazione, agli anni novanta.
E so, anche, che il tempo non ha brume.
Ma so anche che il ‘tempo’ che ho attraversato – tra i venti e trenta – è un ‘tempo’ che chiede. Un tempo ‘povero’.
Chiede, innanzitutto, la sua ‘morte’, la sua ‘fine’. Non chiede, certo, la volgarità di uno scribacchino qualsiasi.
Chiede, come il tempo di chi non ha parola, chiede tenerezza.
La tenerezza, rispetto il ‘tempo’, un certo ‘tempo’, è più che un sentimento, è uno ‘sguardo’.
‘Guardare con tenerezza’ un certo ‘tempo’ è un gesto che matura fra le righe e la memoria. Attraversare, rifiutandolo, questo ‘tempo’, gli anni novanta, richiede oggi, nel racconto, la tenerezza che si rivolge a chi ‘non ha parola’.
Ho tentato, sempre, di tradire questo tempo, il mio. Pagando caro questo ‘rifiuto’. Proprio per non sprofondare nelle ‘brume’ di un tempo mio che non sentivo ‘mio’.
Ho scommesso tutto per far transitare una ‘forza’ oltre queste ‘brume’.
Non so ancora se ci sia riuscito. E’ presto.
Ma in questa violenza, innanzitutto contro di me, ho imparato a sentire questa ‘tenerezza’ per un tempo che non me ne dava. Questa ‘tenerezza’ è la ‘tenerezza’ per l’assenza di parola, per il tempo che, immediatamente, non ha trovato ‘parola’.
Io ‘accarezzo’ questo tempo terribile che mi ha accompagnato, perchè questo tempo, nella sua follia, non ricada nell’oblio del tempo, ma, nella sua ‘povertà’, come mi ha scritto g., non sia niente altro che uno dei genitori di ‘eros’.
Il tempo non si giudica. Si ‘guarda’, o, se ci si riesce, lo si scrive.
Non si giudica mai, figuriamoci con volgarità.
Se qualcosa ancora ha da dire la filosofia, la filosofia può dirla proprio dalla ‘tenerezza’ verso la sua ‘povertà’. La ‘povertà’ del suo ‘tempo’.
Quello che oggi è.
Il ‘tempo’ della povertà che io ho attraversato, gli ‘anni novanta’, mi ha permesso di conservare tutta la mia grande forza per ‘fare filosofia’, per sputare su queste ‘scritture’, per imparare ad accarezzare, con tenerezza, i tempi dove la povertà diventa, in silenzio, ‘una forza’.
Solo per questo non sono ancora ‘morto’.
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