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    15.11.2005

    Un ballo


    In uno dei tanti ‘parchi’ moscoviti, una mattina, io e la persona che amo abbiamo scelto di ‘essere come i moscoviti’ e le loro donne. Le ‘forti’ donne russe…
    Abbiamo scelto.
    Come sempre facciamo.

    D’improvviso, dove credevo ci fosse il ‘nulla’, la festa era lì.
    E la danza, e gli sguardi, il desiderio, la forza, si faceva ‘carne e vita’ come non avrei creduto.
    E la forza e l’amore dei russi per la ‘musica’ era lì.
    E la forza e la vita della Russia erano lì.

    Non c’era ‘nulla’. Se non la musica e la loro danza.
    Prima della neve.
    Decine di ‘coppie’ danzavano, con gli ‘infanti’ a lato a guardare. Decine di coppie danzavano come accade nelle nostre ‘feste’. Senza che, però, ci fosse alcuna festa.
    La festa erano loro.

    E non smetteva, non smetteva….non finiva, no, non finiva…….
    Decine di ‘coppie’, vecchi, vecchissimi, e donne, e forti, ‘decidevano’ che quella era la loro festa.

    Non ho ballato: il loro ‘ballo’, la loro ‘felicità’, la loro forza è la mia, la mia, la mia.
    Il ‘loro’ amore è il mio.
    Il loro amore per quello che ‘abbiamo accanto’, e che in occidente si chiama ‘vita’, è il mio.

    I russi non parlano della ‘vita’. Lo sono.

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    scritto da millepiani
    il 15.11.2005
    come un diario moscovita
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