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    26.10.2005

    Un appello alla democrazia.


    Stamattina mi alzo e, uscendo, prelevo il giornale dalla cassetta delle lettere: in prima pagina, una foto di miliziani esultanti con il fucile levato al cielo. Così mi pare, eppure hanno una bandiera, dunque, sebbene ci siano eccezioni, specie da quelle parti, uno Stato: sono, infatti, i poliziotti iracheni, che giubilano per l`approvazione della costituzione.

    Già solo il fatto che si possa scegliere, e con ragionevolezza, un corpo di polizia come simbolo dell`approvazione della legge fondamentale di uno Stato mi pare sintomatico dello stato di eccezione in cui versa quel disgraziato paese: non ci troviamo evidentemente in una delle “grandi democrazie liberali occidentali”. Potremmo, però, benissimo essere in Cile o da qualunque altra parte di quell`altra sventurata parte di mondo, cui è toccata una vicinanza geografica e, dunque, di interessi (degli altri, ovviamente) con gli apostoli della democrazia e della libertà nel mondo. In fondo, di plebisciti è piena la storia dei “paesi amici”.

    Qualcuno, disgustato, mi rinfaccerà che sono annebbiato da fumi ideologici nel non capire che proprio i soldati irakeni sono le principali vittime e i principali protagonisti di questa straordinaria battaglia per la libertà e la democrazia, e che dunque è giusto, anzi onorevole, metterli in prima pagina a simboleggiare la rinascita del loro paese, cui anche le nostre forze di polizia hanno contribuito, con il loro addestramento ecc. ecc. ecc. Ma che i poliziotti irakeni possano avere questo significato lo riconosco anch`io. Per l`appunto, un paese dove muoiono migliaia di poliziotti e comuni cittadini per attentati, in cui gli elettori possono andare ai seggi solo a piedi, perché il traffico è stato chiuso in tutto il paese, per evitare attentati con camion e auto bombe, in cui zone del paese sono difficilmente accessibili alle forze che rappresentano il governo che ha indetto le elezioni, dove si aspettano quattro giorni per avere i risultati, dove risultati già annunciati vengono in seguito corretti senza spiegazioni ulteriori, e mi fermo qua, ecco, un paese del genere, non mi pare in condizioni di indire alcunché.

    Comincio comunque a leggere, mentre mi incammino su un manto giallo-bruno di centinaia e centinaia di foglie morte lungo la silenziosa discesa che porta da casa verso il centro della città, e leggo: “secondo dati della commissione elettorale indipendente”, indipendente da che? – hanno votato a favore della costituzione il 78,59 per cento, contro il 21, 41 contro”. Sono per strada, non ho più a che fare con l`aritmetica da quando ho finito le superiori, ma, per dio! il totale fa cento, è il cento per cento, è incredibile, straordinario. In trecento e più anni di cultura maggioritaria, non era riuscito neanche agli inglesi: yes or no! O di qua o di là, non ce ne è uno che si è astenuto, uno che l`ha buttata bianca, uno che si è sbagliato. No! E` il bipolarismo perfetto, il bipolarismo del pensiero. Ma è un miracolo. Mi vengono le lacrime. Incontro per strada un amico, gli faccio leggere la notizia: mi risponde che neanche nel suo paese succedeva, l´ex DDR, lì era sempre il 99,99 per cento. Mi vengono in mente le leggendarie “maggioranze bulgare”, ma no, anche in quei casi, qualcuno sfuggiva o doveva sfuggire, così da giustificare che, in fondo, ancora qualche nemico interno esisteva, qualcuno di cui diffidare c`era, qualcuno da controllare c`era, che lo stato di polizia aveva un suo perché. Meglio dei comunisti, dunque: è un trionfo su tutti i fronti.

    Folgorato da questo evento colossale, guardo al tramonto dell`Occidente da questo nuovo ombelico del mondo democratico. E penso: ma noi, c`era proprio bisogno di cambiare la legge elettorale, di accapigliarsi sul proporzionale o sul maggioritario, indicazione o meno del leader, di perplimere Follini, imbarazzare Casini, far astenere Tabacci (eh, l`astensione…né con Bush né con Saddam…tra i figli della chiesa, ci sono, dunque, giovini che si sono fatti sedurre da quelli che i parroci e i teologi chiamano proprio i “maestri del dubbio”?): non si poteva fare leva sull`amicizia che ci lega agli Stati Uniti? Bastava un`invasione, con o senza il consenso dell`ONU, quarantacinque giorni di bombardamenti, due anni di morti ammazzati per le strade, infine il governo della speranza, le elezioni della vita, la costituzione del futuro, il pronunciamento del popolo e avremmo ricevuto, con il consenso della stampa libera e liberale occidentale e democratica di tutto il mondo libero, occidentale, democratico, ciò che a lungo dispotismi illuminati, bizantinismi parlamentaristici, obiezioni di coscienza, libertà di pensiero, di espressione, di parola e, ovviamente, di voto, non ci avevano potuto dare, ciò che secoli di guelfi e ghibellini avevano patentemente sempre mancato, il sogno a lungo sognato di milioni di uomini, la democrazia totale perfetta, senza se e senza ma (imparate, pacifisti!), la democrazia non so neanche io come definirla. Non ho parole…

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    scritto da mario
    il 26.10.2005
    come visto da fuori
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