4.10.2005
I bastardi
Tradotta in termini informatici, la nostalgia è un eseguibile, uno di quei “task” che si avviano assieme al pc e che stanno in sottofondo, sempre attivi ma senza avvertirci della loro presenza.
Tradotta dal termine greco, invece, è “dolore del ritorno”.
Tradotta ancora nella mia sintassi personale, potrebbe essere il “ritorno del dolore”.
Inauguro questa nuova categoria ripensando all’odore dei fumogeni del “Celeste” di Messina. La mia asma mi prescriveva di coprirmi con un fazzoletto. Era la metà degli anni ottanta e venti anni, come distanza sono quel limite che autorizza un lungo ritorno e un dolore ben presente, anche se adeguatamente diluito.
Una squadra di poveretti, di falliti e, come li avrebbe poi definiti il loro allenatore, di “bastardi”, cominciò, contro qualsiasi logica, a fare faville. Le mitologie dei poveri, quelle che si possono vivere e per le quali i poveri (anche di spirito, lo so) vivono, sono quelle. Era il Messina di Franco Scoglio, al quale mi andava di rivolgere un pensiero, imbastardito anch’esso da questa piccola malattia del tempo della quale soffro.
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