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    1.10.2005

    Apici [11] – Come un omaggio a Thomas Bernhard – Estratti dal capitolo ‘A colpi d’ascia’ – Tra Pisa e Venezia


    “[...] Migliaia di volte avevo traversato, in treno, quella distanza. Di cui so non solo le misure, ma i segreti. In tutti questi viaggi, mi avevano accompagnato i ‘miei’ amici. Anche nel loro silenzio.

    Non ero in ‘nessun’ luogo.

    Anche il ‘mio amico’ me l’aveva anticipato: rischiavo di ‘morire’ esattamente come quando lui era stato nella stanza della ‘sua rianimazione’. Rischiavo di morire come aveva ‘rischiato’ di morire lui. E, a differenza sua, come mi aveva anticipato, non ‘avrei avuto nessuno ad aspettarmi ‘fuori”. Mentre noi avevamo ‘festeggiato’, un giovedì, la sua ‘resurrezione’, lui mi aveva anticipato la mia ‘fine’. Descrivendola, con la precisione della sua scrittura e la sua ‘violentissima’ leggerezza, con una assoluta, precisa, indiscutibile ‘lontananza’ che mi faceva ‘paura’.

    Non ero in ‘nessun luogo’.

    In tutti questi viaggi, mi avevano accompagnato i ‘miei’ amici, che oggi, ed anche prima, erano assenti. Che non ‘sapevano dire’ ormai ‘più nulla’. E le sue ‘parole’.

    In ‘tutti i sensi’, la sua ‘leggerezza’, ben nascosta, ma ai miei occhi ‘totalmente evidente’, non faceva che ‘sfondare’ una verità che sapevo già, e che ‘lui’ mi ricordava ‘cercando di morire’: ‘migliaia di volte’ ero riuscito a traversare quelle cinque ore che separano Pisa da Venezia, ma, in nessuna di queste cinque ore, che avevo attraversato ‘migliaia di volte’, mai avevo pensato che ‘lui’ avrebbe scritto quello di cui io non sapevo scrivere.

    In ‘tutti i sensi’ continuavo a non capire perchè io, per lui, rappresentassi il suo ‘occhio’, mentre ‘lui’ continuava a scrivere quella ‘lettera’ che dovevamo ‘indirizzare’ insieme, che dovevamo, ad ogni costo, spedire. Di cui io continuavo a ‘parlare’, mentre lui continuava a ‘scrivere’, da quando lo avevo conosciuto.

    In ‘nessun senso’ capivo il ‘silenzio’ che, ad ogni viaggio, mi accompagnava, sempre più intollerabile, sempre più ‘nascosto’; in ‘nessun senso’ nemmeno le ‘sue parole’ mi dicevano nulla su questo silenzio e sulle ‘fughe’. E più lui si ‘allontanava’ da questo ‘silenzio’, continuando a ‘scrivere’ quella lettera che ‘altri’ avrebbero dovuto scrivere per lui, più io vedevo, vedevo ‘materialmente’, quello che mi aveva già detto.

    Mentre, nel frattempo, ‘tutti i miei amici’ avevano scelto di ‘scrivere’ altro, o di ‘tacere’, ‘lui’ continuava a scrivere quella ‘lettera’ che dovevamo inviare a qualcuno che si era chiuso dentro una ‘scatola di legno’, in un ‘garage’ qualsiasi, e che noi volevamo ‘salvare’, prima che ci dicesse ‘troppe cose’ che sapevamo già. [...]“

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    scritto da millepiani
    il 1.10.2005
    come tra apici
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