25.07.2005
Apici [2] – Come un ‘omaggio’ a Thomas Bernhard – Un frammento
“[...] Tutte le volte che ci chiedavamo, dietro le lunghe righe che ci leggevamo, quale dei nostri interlocutori e dei nostri ‘amici’ fossero rimasti in ‘quel’ luogo che avevamo cominciato a frequentare ‘da giovani’, tutte le volte che, pagina dopo pagina, riga dopo riga, rimettevamo insieme i frammenti di quel libro che avevamo provato a scrivere insieme decine di volte – tutte le volte miserabilmente fallendo e ancora più miseramente promettendoci di scriverlo la volta successiva -, tutte le volte che facevamo un nome o, ancora più miserabilmente, lo tacevamo, era sempre in quel bianco di spiaggia che andavamo a cercarli, uno dopo l’altro, tutti quei fantasmi che ci circondavano.
Tutte le volte che li chiamavamo, in quel bianco di spiaggia che cambia sempre, immancabilmente, cambia spietatamente forma, ogni anno, ogni estate diverso, e che soffoca, stretto da due mani di mari, tutte le volte che volevamo stanarli, tutte le volte, senza pietà alcuna nei nostri confronti, loro cambiavano luogo e nomi, diventando altro, come se, in maniera intollerabile, non riuscissero a ‘tenere’ almeno uno, uno solo dei ‘loro’ luoghi.
Non era una ‘fuga’, almeno questo lo avevamo capito.
Era la paura della ‘morte’ che avevano visto in noi.
Tutte le volte che ‘loro’ cambiavano ‘nome’, noi li riportavamo in quella spiaggia, e li sgozzavamo come capretti sul banco della loro macelleria ‘quotidiana’, a cui nè io nè lui ci eravamo voluti piegare. E mentre tutto sembrava indicare che non era così, mentre tutto dimostrava il ‘contrario’, noi sapevamo, su quella spiaggia, che tutto era ‘morto’ tranne ‘noi’, e che quelle pagine che nostro ‘zio’ continuava a scrivere anche ‘dopo’ morto non erano, in nessuna maniera, un’ ‘estinzione’, ma erano la ‘loro’ estinzione. E sapevamo che quelle pagine, di cui avevamo riso spesso, non erano per nulla uno ‘scherzo’, ma erano un ‘riso sovrano’ di fronte quella ‘morte’ che ‘loro’ avevano scelto, perchè non avrebbero saputo fare diversamente.
Tutte le volte che la violenza e il sarcasmo avevano tagliato a metà la loro gola, in quella striscia di sabbia che cambia sempre forma, tutte le volte che, braccati, uscivano dalle loro topaie per chiedere pietà del ‘non aver detto’, era la ‘nostra morte’ che noi vedevamo davanti. E contro di essa ci accanivamo.
Così come avevamo fatto l’uno contro l’altro, quando era servito, quando l’uno riconosceva nell’altro la ‘sua’ estinzione, la sua fuga, la sua infamia e la sua ‘origine’.”
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