21.07.2005
Sacramenti
Leggevo con persistente compiacimento due articoli su Pinochet in veste di ladro oltre che di fascista assassino. La vita di questi signori è un insieme di una coerenza granitica: non si salvano da nessuna parte. Ma questo lo sanno praticamente tutti. Tranne quel signore da poco scomparso che con il suddetto si affacciò dal balcone per fargli vedere quanto gli era amico e che si spese per lui quando qualcuno lo mise sotto processo per l’uccisione di migliaia di oppositori. “Santo subito”, hanno urlato in coro gli utili, ignoranti idioti o, al limite, solo complici.
Ma nello schemino che illustrava brevemente compiti e traversie della numerosa discendenza di questo volgare assassino (uno è un incallito truffatore), mi ha colpito che due delle sue tre figlie sommavano tutte insieme ben cinque divorzi santificati dalla “sacra rota”. E il pensiero si è fatto insistente oggi, quando leggendo nel giornale, in questa sentina senza fondo di dispiaceri e di progressivo, inarrestabile disgusto, la notizia che ad una signora, colpevole di vivere con un divorziato, era stata negato il funerale religioso.
Se il poveretto avesse ucciso qualche migliaio di comunisti, c’è da giurarci, si sarebbe passati sopra questo particolare. Più che altro, il tribunale dei preti gli avrebbe mandato annullamento ed encomio per posta prioritaria.
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