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    20.07.2005

    Diario moscovita: l’eccezione (2)


    La doppia eccezione e la doppia tragedia moscovita abita la forza della città.
    Mosca non è nè europea, nè asiatica.
    Mosca abita e sta in quel crinale, radicale e fondamentale, che espone l’Europa ai suoi nuovi confini.
    In questo senso, tutto quello che accade quotidianamente a Mosca è più importante di quello che possa accadere a Parigi o a Londra.
    È più importante poichè ciò che accade quoditianamente ‘decide’ per un’area d’influenza a cui l’Europa non accede.
    La doppia tragedia di Mosca si tocca con mano nella sua nuova collocazione, nel suo nuovo ruolo.
    Mosca sembra essere collocata al margine dei gangli di decisione internazionali.
    I moscoviti hanno una coscienza lucidamente lancinante di questa nuova collocazione della loro città.
    Ma, in nessun momento, i moscoviti rimettono in questione il loro sguardo.
    Essi hanno cominciato a spostare il loro sguardo.
    Essi guardano al ruolo che può giocare Mosca, in quanto capitale di un paese immenso, come rappresentante di questo immenso ‘altro’ che occupa Mosca quotidianamente e le sue stazioni: l’Asia.$

    Tutto il meglio dell’occidente si può trovare a Mosca.
    Come a San Pietroburgo.

    Ma Mosca ‘mette in scena’ la doppia identità russa.
    San Pietroburgo non la mette in scena.

    Ed oggi, Mosca la mette in scena come qualcosa in cui è dentro, in cui continua a vivere, e cerca di liberarsi senza riuscire.

    La doppia eccezione e la doppia tragedia di Mosca è questo ‘stare in bilico’, in una continua trasformazione, tra queste due tensioni.

    Mosca eccede l’Occidente ed il suo ‘impero’.
    Mosca cade in ginocchio, oggi, di fronte la forza di chi arriva, in una delle tante stazioni che la ‘espongono’ al ‘suo’ est.

    Mosca cade, letteralmente, in ginocchio di fronte questa forza.
    Perchè sa essere la sua.
    Sa non poterla espellere.
    Ne sa, intuitivamente, la forza che le trasmette.

    La forza che mi manca, la forza della trasformazione, e, insieme, la forza di questa irruzione silenziosa che Mosca è, la forza che mi manca, la forza di Mosca che so non poter mai più trovare in nessun altra città, è la forza, insieme, di ciò che conosco e di ciò che porto con me come un luogo ‘altro’.

    Mosca è, insieme, questi due luoghi e questi due mondi.
    Questi due mondi, i miei.
    La nostra ‘scena’.

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    scritto da millepiani
    il 20.07.2005
    come un diario moscovita
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