• RSS Milleplateaux – Archivio di materiali filosofici

  • Categorie

  • «
    Home
    »


    1.07.2005

    Polvere


    Essere ospitato qui per qualche giorno, come in una casa che non è la propria e della quale si cominciano a riconoscere scricchiolii, angolazioni di luce e odori, ha qualcosa di straniante. L’assenza del mio amico mi ha come sbilanciato. Sì, ho levato la polvere, ho fatto finta di rassettare. Ho forse solo infarcito i tappeti di materiale buono solo come habitat per gli acari. Ora comincio ad aggirarmi inquieto. Il luogo comune comincia a pesarmi ed a diventare tetro. Tale mi sembra la prospettiva della scrittura, al giorno d’oggi. O forse solo la mia. Se intendiamo infatti la lingua in senso polifonico, dobbiamo accettare l’idea di detenere un singolo strumento, tamburo, violino o triangolo che sia.

    Senza voler indugiare in triti sociologismi, quello che mi sembra di vedere (ed innanzitutto nella mia perchè di essa rispondo mentre le altre al massimo le interrogo) nel meccanismo consunto attraverso il quale rappresento me ed il mondo, è il venir meno di una forza vitale, di una energia. Oscuramento che non è, paradossalmente, povertà di mezzi. Al contrario, abbiamo tutto a disposizione. Non c’è trasgressione e strumento che non sia ai nostri piedi. Poi, bastano poche pagine di Tolstoj per capire che la forza e la libertà mie (per la parte che sono in grado di accoglierne) sono svuotate e prive di oggetto.
    Ci vuole una casa vuota, per sentire gli echi della fine. Ogni attesa non può essere che silenzio. Altra polvere verrà cumulata. A chi verrà dopo, se avrà ancora o nuova forza e luce, il compito di ripulire tutto.

    Condividi

    scritto da renzo
    il 1.07.2005
    come un post del nipote dello zio
    Nessun commento »

    Commenti