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    25.05.2005

    Casualità


    Mi aggiravo come sempre come un diseredato dallo Zio dalle parti della Casa dello Studente. Da dentro una busta di plastica, sporgeva lunghissimo il manico di plastica rosso fuoco di un “mocio” forse cinese, che mi era appena costato quattro volte di meno di quello coperto da copyright. La vertigine dell’uomo comune mi aveva insomma avvolto come un velo impenetrabile, fino al momento in cui ho scoperto che in Via Ghibellina è spuntata come un fungo una filiale rateale della Einaudi, malattia della quale io e molti miei amici siamo stati presi per anni ed anni della nostra vita di accumulatori di libri. Sono entrato in preda ad un pensiero inquieto: volevo sapere quali libri di Blanchot si trovano in commercio. Il signore, gentilissimo, mi ha fatto sapere che esiste solo “Spazi”, o qualcosa del genere. Il suo modo di pronunciare una fortissima “t” finale dopo “cho” mi squassava come un colpo allo stomaco, riportandomi di colpo ad uno stato di nevrastenia paragonabile a quello dello Zio. E questo è tutto, ovvero una cronaca di quotidano smarrimento. Oggi provo il “mocio”. Anonimo.

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    scritto da renzo
    il 25.05.2005
    come un post del nipote dello zio
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