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    21.05.2005

    Ancora sulla ‘resturazione’ – una nota veloce


    È vero. Come mi scrivono, c’è il rischio di una sclerotizzazione, di uno schiacciamento. Il rischio di prendere un concetto e farlo diventare un ‘manifesto’. Questo rischio è insito in ogni ‘parola d’ordine’. In fondo, chi la pronunzia si espone a questo pericolo, a questa univoca interpretazione. Non solo della parola d’oridine, ma di tutto il resto.
    Ci sarebbe dunque solo da aggiungere che ogni parola d’ordine, oggi più di prima, anche quando essa è pronunziata per indicare il rischio e il massimo pericolo, si espone alla sua sconfitta, al suo svuotamento, alla sua generalizzazione.

    In fondo, sta diventando sempre più difficile sfuggire alle relazioni di potere che le parole innervano, senza che chi le pronunzi possa immaginare, nemmeno chi le domina meglio di me, le conseguenze che esse implicano.

    Tutto il resto ha il tanfo, inutile, di una filologia della dimostrazione.
    E questo termine, ‘restaurazione’, non è, in nessuna maniera, un termine dalla radice filologica dispersa. È un appello che, prima e oltre qualsiasi cosa, chiama alla rivolta.

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    scritto da millepiani
    il 21.05.2005
    come un archivio di scritture
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