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    11.05.2005

    Diario moscovita: di ritorno (2-3-4)


    (su un testo di Battiato)

    Sono stato sulla Prospettiva Nievskij.

    Andando e tornando, l’ho attraversata per cinque ore consecutive.
    Tutto era comune, conosciuto. Sono entrato in ogni palazzo, in ogni luogo che ‘poteva dire’.
    Avrei voluto non attraversare questa strada.
    Non c’è niente, oggi, nella Prospettiva Nievskij che mi farebbe ritornare in Russia.
    Solo ristoranti, negozi, boutiques, hotels.

    Non c’era Igor Stravinskij, almeno io non l’ho incontrato. (mentre, ad ogni angolo, a Venezia, era lì).
    Non c’era vento, c’erano solo i campanili, nessun fuoco e nessuna guardia rossa. Nessun lupo.
    Nessuna donna dopo la messa.

    C’erano dei balletti russi per turisti.
    Nijinsky non lo conoscevano, e i culi di neve non c’erano più. Era primavera.

    Né, all’hotel, c’erano orinali sotto i letti.
    C’erano i bagni in camera. E nessuna vecchia coi rosari.

    Dentro l’imbrunire, ho desiderato tornare a Mosca.

    Non c’era nemmeno la rivoluzione, sulla Prospettiva Nievskij.
    Ma questa, francamente, non la cercavo.
    Anche se, su questa strada, l’ho pensata, come il mio maestro mi ha insegnato.

    Una volta questa città si chiamava Leningrado.
    Non c’erano messe, nessuna lampada a petrolio, ma una grazia innaturale.
    Non come oggi.

    Dove tutto è miserabilmente umano.
    ____________________________________

    La casa di Bulgakov non ‘esiste più’.
    Il ‘museo’, che fa finta di essere la sua casa, è un numero civico precedente quello del suo appartamento collettivo.
    Dentro una corte.
    Basta entrare nella corte, scansare il museo, aprire il portone del numero civico successivo, fare quattro piani per le scale ‘graffiate’ dai disegni dei visitatori, arrivare all’ultimo dei piani.
    Fermarsi alla porta, chiusa con catenaccio. Lo si sa già: dentro non c’era nulla.

    Il nulla.

    Il diavolo non ha bisogno di nulla, gli uomini di difese e catenacci. Di musei.

    Il gatto, come sempre ben pasciuto, è nel museo.
    Aspetta non si sa cosa. Ormai.
    Un numero civico prima.
    Anche il diavolo, a Mosca, si prende le sue vacanze.
    ____________________________________

    A Mosca è morto Vladimir Vladimorovic Majakoskij.
    Si è ucciso, si è sparato. Qualche anno fa.

    Gli hanno fatto un museo. Bello.
    Abitava accanto alla sede del KGB.
    Sul muro, sopra la sua scrivania, aveva una foto di Lenin.

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    scritto da millepiani
    il 11.05.2005
    come un diario moscovita
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