22.04.2005
Speranza e forza: per la difesa dell’esito del moderno
La fine del moderno, il suo richiamo, non dice di questo Papa.
Non lo chiama e si fa beffa del suo nome.
Il moderno, di per sè, non ‘bene-dice’, nemmeno sull’orlo della sua fine.
L’elezione di questo pontefice è la dimostrazione della preminenza della politica, della teologia-politica, la sua preminenza di fronte la pretesa, ogni pretesa, dello Spirito Santo (ed è questa la lezione di Jakob Taubes).
Poichè noi veniamo dal moderno e, a differenza di questo papato, noi pensiamo lo sfondamento del moderno, e non l’opposizione ad esso, noi consigliamo già la distanza e la freddezza a questo Papa rispetto i suoi nemici.
Sempre, in ogni luogo, noi saremo accanto al ‘relativismo’ del moderno; sempre, in ogni luogo, di fronte la forza del canone noi sceglieremo la libertà del ripensamento; sempre, in ogni luogo, di fronte la forza della verità dell’ortodossia, noi saremo per il tradimento; sempre, in ogni luogo e in ogni tempo, i traditori, i reprobi, gli infedeli saranno i nostri fratelli, vestiranno la nostra tunica, apparterranno alle nostre famiglie.
Noi li accogliremo sempre.
Noi consigliamo la freddezza a questo Papa rispetto i suoi nemici perchè egli li vedrà crescere sin dentro la Chiesa, dentro il suo regno.
Noi ci caleremo l’elmetto e combatteremo, frase dopo frase, contro questa violenza della verità.
Lo faremo, come ho già detto, da filosofi e da teologi.
Rigetteremo tutto quello che al moderno si potrà rimproverare.
Noi rigetteremo, frase dopo frase, anche quello che della critica del moderno condividiamo.
Di fronte questo papato, di fronte questo giudizio, noi rivendicheremo il nostro giudizio, lo faremo ridiventando filosofi, ricordando a questo papato e a questa Chiesa i suoi ‘peccati’, le sue infamie, i suoi stermini.
Se, alla fine del moderno, qualcuno, un Papa qualsiasi, lo vuole riattraversare condannandolo, noi distingueremo, condanneremo, ma anche, a spada tratta, difenderemo, rivendicheremo, sapremo dividere, assolvere e condannare. Laicamente.
Sapremo dire dove, da laici, sta il giusto e dove sta l’ingiusto.
Per noi.
E non dove sta il bene o il male.
Noi non siamo e non vogliamo dire che l’esito del moderno ci fa felici.
Ma noi, in nessuna maniera, mai, lasceremo a questo papato, e a nessuno mai,
il giudizio e la condanna del moderno.
Questo mondo non è il buio.
Questo mondo non è, nemmeno, la folgorazione della luce.
Ma, mai, noi lasceremo a nessun Papa la forza della critica al moderno.
Se questo mondo non è nè il buio nè la folgorazione della luce, questo mondo dice, più di questo papato, la verità dell’uomo.
Ogni superamento del moderno è, in fondo, la sua comprensione, il suo amore e il suo tradimento.
La comprensione, l’amore e il tradimento dell’umano.
E della sua, inesauribile, libertà.
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