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    20.04.2005

    Un’altra speranza, un’altra presenza


    Abbiamo aspettato questo Papa nuovo, lo abbiamo aspettato nel silenzio.

    Noi, nel silenzio della nostra disperazione, abbiamo aspettato ‘un dialogo’.
    Più di lui, noi che viviamo la crisi del moderno, noi abbiamo aspettato,
    anche dal luogo dei senza fede, abbiamo aspettato la speranza.

    Di un dialogo.

    Benedetto XVI, lo diciamo oggi, ora, non ci dona nessuna speranza.

    Lo diciamo ora, all’inizio del suo pontificato: noi lo aspettiamo al varco,
    come filosofi, come teologi.

    Noi lo ‘giudicheremo’, come filosofi, come teologi.
    Come lui ha giudicato; come filosofo, teologo.
    Noi, senza paura, lo giudicheremo.

    La Chiesa, e forse noi, e forse tutti, avevamo bisogno della ‘speranza’.
    E non dell’esclusione. Non della forza, non della violenza.

    Dove noi giudicheremo, oggi, senza pietà, lì, la speranza si farà spazio.
    Lì dove la speranza sembra esclusa, noi lavoreremo per la speranza.

    Dove la Chiesa non saprà dire, noi sapremo dire.
    Lì dove la Chiesa non sa esserci, noi ci siamo già.

    Ogni volta che la Chiesa non saprà dire perchè il suo ‘Padre’ non sa dire,
    noi dobbiamo saper dire, come, oggi, sappiamo dire.

    Ogni volta che la Chiesa, come ha insegnato il suo nuovo Papa, condanna, noi
    dobbiamo sapere capire, noi dobbiamo sapere dialogare, sapere comprendere.

    Ogni volta, tutte le volte che questo inferno della religione e della fede
    cattolica ci richiama alla sua regola, alla sua fine, noi dobbiamo indovinare
    e inventare il nostro inizio, noi dobbiamo sapere segnare la differenza tra
    noi e loro, noi dobbiamo costruire la nostra via di fuga.
    Il nostro consistere.

    Dove il dialogo tra le religioni non ha più parola, noi saremo quel luogo.
    Dove gli esclusi saranno esclusi noi saremo gli esclusi,
    dove chi non avrà speranza, noi dobbiamo riuscire a costruire una speranza.

    Noi e loro siamo diversi.

    La ‘speranza’ è una pratica politica che si costruisce lentamente.
    La ‘speranza’ è una comunità senza comunione.
    La politica è una speranza.

    La politica è questo.
    Ciò che non sappiamo dire più e abbandoniamo.

    La Chiesa ha abbandonato la speranza.
    Lo sapevamo già.

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    scritto da millepiani
    il 20.04.2005
    come una scheggia
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