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    20.04.2005

    Sulla fine del moderno il ‘nuovo’ Papa.


    Più che l’impotenza del pensiero del moderno, oggi si manifesta, con l’elezione di questo Papa, la sua fine, la fine del moderno. In essa, tutta l’incongruenza e l’incapacità di pensare, nell’Occidente, lo statuto della fine diventa evidente e clamorosa.

    Il pensiero della fine, in una parola: il messianismo che l’abitava, oggi, verrebbe, d’improvviso risolto.
    Non è così.

    La vocazione teologico-politica che abita, dalla sua origine, il moderno, oggi viene allo scoperto. Essa è già, dopo trecento anni, sfatta.

    Essa è putrida.

    Questo papato costituirà la sua fine, la sua messa novenaria, il suo funerale.
    Con questo papato, che porta questo nome, finalmente il moderno può essere dichiarato finalmente spacciato.
    Portato al suo sfinimento.
    Seppellito.

    Grazie a questo papato, le forze che hanno pensato già questa fine si troveranno ‘in frontiera’. Nel centro della fine, nel cuore dell’inizio.

    Oltre la ‘speranza’ che abbiamo atteso, oltre la speranza che il papato potesse, riuscisse a dire e parlare di altro, adesso si tratta di capire, con lucidità, la forza che esso mostrerà.

    Questo papato, dopo la fine del comunismo, costituirà la battaglia contro l’ipocrisia liberale, la violenza dell’individualismo, l’ipocrisia della falsa libertà.
    Questo papato sarà, breve o lungo che sia, l’icona di se stesso e della sua battaglia contro il relativismo moderno.

    Tutto è, oggi, più chiaro, tutto si mostra nella sua essenziale e violenta verità.
    La fede e il mondo, di nuovo, battaglieranno l’uno contro l’altro.
    Poichè, a differenza di ciò che crede Benedetto XVI, noi non siamo per la verità di questo mondo, quello che abbiamo davanti, noi accogliamo l’elezione di questo Papa come la dimostrazione dell’esaurimento delle possibilità del moderno.

    Noi l’accogliamo come la possibilità, estrema, per il moderno, di pensare la sua fine, il suo superamento e la sua forza, rilanciata in un tempo oltre e altro dal moderno.

    Ove tutto questo non dovesse accadere, avremo un Papa nuovo e un moderno, sempre, troppo vecchio.
    Ove tutto questo non dovesse accadere, sappiamo già che la fede non sa non dirsi icona di se stessa, e basta. Sappiamo, al contrario, come il moderno si saprà dirsi, indipendentemente, quell’inquietudine senza fine che, non solo abita la fede, ma che, in fondo, ne costutuisce il suo sfinimento, il senso – per opposizione – di questo papato e, in silenzio, il suo superamento.

    Una volta, una volta ancora, una politica. La nostra.

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    scritto da millepiani
    il 20.04.2005
    come un amore per la filosofia
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