7.04.2005
Diario moscovita (di ritorno -2-)
La pietà silenziosa a cui Mosca si piega, lo sguardo che Mosca, i moscoviti, rivolgono ai ‘senza-nulla’ non ha nessuna comparazione possibile in Occidente. La pietà, senza sguardo, che Mosca rivolge al popolo dei ‘poveri in assoluto’ non trova nè riflesso nè comprensione in Occidente. Non è possibile raccontare, in nessun senso, la ‘povertà di tutto’ che a Mosca si incontra per le strade. Non è possibile raccontare questa ‘povertà assoluta’ perchè non è possibile raccontare la ‘ricchezza assoluta’ che, oggi, a Mosca, si incontra. Ad ogni angolo. Come la povertà.
La vertiginosa esposizione della ricchezza si riflette, con consapevolezza assoluta, nella vertiginosa esposizione della povertà assoluta.
Povertà come ricchezza sono estremi assolutamente incomprensibili per noi.
Sono estremi che si tengono.
Tutto ciò che sta in mezzo è una brutta copia dell’uno come dell’altro.
Questa vertigine senza misura, senza comparazione, questa vertigine senza vergogna e senza aiuto, trova il suo luogo nello sguardo di chi ha vent’anni.
O di chi ne ha settanta.
Tutto ciò che sta in mezzo, per me, non vede.
Un appartamento non più in comune, un uomo che muore nella neve, la disco dietro casa mentre quell’uomo muore, le bottiglie di birra attorno a chi muore, il volto nel fango senza arresto di chi cammina attorno alla morte, la Chiesa che non c’è, farebbero dire che questo popolo non ha forza, non sa chi sia.
Invece, il popolo russo ha una grande forza, la più grande forza possibile, come nessun popolo che abbia mai conosciuto riesce a trasmettere.
La forza del popolo russo è stare in questo luogo, guardare la storia, ciò che il presente dice, e, su questo presente, imporre la certezza della propria forza millenaria.
Una forza silenziosa, forse ingiusta. Ma una forza imponente.
Un orgoglio della propria storia senza scarto.
Che sa che chi muore nella neve parla della Russia. E non lo dimentica.
I russi non dimenticano nulla.
La forza del popolo russo è riuscire, ancora oggi, a vivere la ‘festa civile’.
Solo non trova, ancora, le parole per dire tutto questo, per dirlo di nuovo.
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