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    29.03.2005

    Sul comunismo (1)


    Il comunismo è una promessa di tradimento. Nel suo stesso dirsi, quello che si preannuncia è già tradito.
    Il senso che il termine ‘comunismo’ richiama, la vita stessa di questo termine, porta con sè un’impossibilità.
    Il ‘comunismo’, di per sè, non esiste. La vocazione profonda di questa promessa, della promessa della comunità, questa promessa, nella sua impossibilità, è, però, il senso profondo dell’umano per come non si è mai rivelato se non attraverso questo ‘nome’.

    Come i due secoli passati hanno ‘presentato’ il comunismo, non rende giustizia della promessa che il comunismo porta con sè.
    Senza il ‘comunismo’, i due secoli passati non sarebbero stati quelli che sono stati.
    La promessa che il comunismo portava con sè, soprattutto nell’ultimo secolo, ha subito un colpo mortale. La storia non ha pietà.
    Ma, essendo il comunismo una promessa di tradimento, non era possibile pensare che la sua promessa rimanesse intatta. Il ‘comunismo’, o quello che significa questo nome, si espone, radicalmente, allo scacco della storia.
    Il comunismo, già da subito, era questa precisa ‘promessa di tradimento’, poichè quello che il comunismo portava e continua a portare attraverso il suo nome, è la dichiarazione della possibilità dell’assoluta liberazione dell’umano. Da ogni vincolo, luogo, padre o madre, da ogni dio.
    Questa promessa sarà il luogo attraverso cui pensare il tempo e la libertà.
    Gli sciocchi che si agitano, oggi, nel dichiarare il loro nemico morto e sepolto, non vogliono sapere, non sanno capire come l’esigenza del ‘comunismo’, qualsiasi nome possa prendere, l’esigenza della liberazione radicale dell’umano, anche quando prenderà altri nomi, non potrà rinviare se non a questo nome, che richiama la condivisione e il tradimento, la forza e la libertà.

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    scritto da millepiani
    il 29.03.2005
    come in-comune
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