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    23.03.2005

    Gettare lo scompiglio


    L’unica pratica politica forte, dal basso, oggi può essere definita con la formula: ‘gettare lo scompiglio nel campo dei vincitori”. In questo senso, nè i leninisti del terzo millennio, nè i lori nemici storici, i quartinternazionalisti, comprendono, fino in fondo, le regole della società dello spettacolo. In questo senso, nessuna lettura di Guy Debord, che è, ormai, una classico della filosofia politica del ventunesimo secolo, nessuna lettura è servita. Le estreme propagini del movimento comunista si muovono come ciechi senza guida nello scenario del terzo millennio. ‘Gettare lo scompiglio nel campo dei vincitori’ significa, oggi, per gli scarti, per i resti del movimento comunista internazionale, sapere leggere, e tutte in serie, le parole d’ordine di ‘rottura delle frontiere’, di ‘rifiuto delle separazioni’, di pratica della difesa dei cunei d’intervento e di condizionamento delle pratiche di costruzione reticolare che, in questi anni, sono crescitue all’interno i rapporti di rete, saper leggere tutto questo significa ‘produrre una politica’. E’, anche, sapere leggere la banalità di tutta questa discussione – che passa anche in Italia-, la sua arretratezza, il suo ritardo. ‘Gettare lo scompiglio’ è, finalmente, pensare la politica come ‘luogo altro’. Ed è riuscire a pensare, anche e soprattutto a livello locale, le sue ricadute.
    Poi, tra chi su questo progetto ci sta e chi non ci sta, sapremo distinguere la differenza d’investimento che fa rispetto la comunità av-venire.

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    scritto da millepiani
    il 23.03.2005
    come in-comune
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