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    18.03.2005

    Scrivere, ora


    Scrivere è una responsabilità.
    Quando si scrive, la responsabilità che ci si assume va, sempre, oltre le dichiarazioni di amicizia. Così come questa reponsabilità va, altrettanto, oltre qualsiasi inimicizia dichiarata. Ogni dichiarazione, ogni ‘dichiarazione pubblica’, evita, per statuto, la melma dell’amicizia nella scrittura. La merda dell’inimicizia.

    Amicizia ed inimicizia sono, tra tutti, i maggiori nemici della scrittura. Stroncature o adulazioni, baci ed abbracci, sputi e schiaffi, calci o carezze, rientrano, tutti, senza eccezione alcuna, nei circhi, sempre nuovi, che la scrittura e suoi lettori producono. Non sto parlando della scrittura giornalistica, che non ha nè più statuto nè più dignità. Parlo di un’altra scrittura.

    Scrivere è una responsabilità pubblica.
    Scrivere significa, ancora, indirizzare la propria scrittura. Noi tutti possiamo chiedere a chiunque perchè ‘vende’ la sua scrittura, la dà come altre cose, a Mosca per esempio, si danno senza battere ciglio. Scrivere significa separare, ancora, amici e nemici, chi scrive ‘con noi’ o ‘in un altro luogo rispetto noi’.

    Scrivere è una responsabilità pubblica che richiede violenza, certezza e scelta.
    Anche, e soprattutto, verso chi ti sta accanto.
    Quando si scrive, la responsabilità che ci si assume va, sempre, oltre le parole che si scrivono.
    Determina ‘un’inscrizione’.

    Scrivere, mi hanno insegnato, è scrivere la verità.
    Dire la verità.
    Sul proprio corpo. A qualsiasi prezzo.

    Scrivere è una violenza.
    La violenza della verità che irrompe, anche contro chi ti sta accanto.
    E tanto più qualcuno ti sta accanto, tanto più la violenza della scrittura si abbatte cieca, cieca dell’amicizia. O dell’amore.

    Scrivere oggi è una violenza che sembra cieca e separa, divide, rende nemici.

    La violenza che la scrittura, oggi, implica, le scelte che richiede, il riso che impone di fronte gli incerti, tutto questo, oggi, anche in rete, tutto questo lo si può chiamare un’attesa.

    Scrivere in-comune è con-dividere questa attesa.

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    scritto da millepiani
    il 18.03.2005
    come in-comune
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