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lettera ad un compagno della minoranza, o: sul congresso di Rifondazione »
8.03.2005
Anonimato e scrittura
La necessità di cancellare il ‘proprio nome’ dalla scrittura non tocca, in nessun modo, la responsabilità di ciò che si scrive. Essa affonda nella distanza che si deve costruire tra la propria scrittura e la risonanza, quale che sia, il ritorno o l’utilità che oggi ogni scrittura può avere anche solo per un attimo. In una parola: la distanza dalla propria scrittura. La cancellazione del ‘proprio nome’ da ogni scrittura, in questo senso, è una sottoscrizione di responsabilità molto più radicale dello ‘scrivere senza nome’. Essa impone che la propria scrittura si esponga, nuda, agli eventi, alle scritture ‘d’autrui’. In questo senso, le scritture che il ’900 ci lascia in dono sono quelle di Bataille, di Beckett e di Blanchot. A differenza di quanto pensa anche la critica letteraria più avveduta (Carla Benedetti), la riscoperta di una qualsivoglia ‘forza’ dell’autore passa attraverso la cancellazione della sua riconoscibilità, della sua ‘personale presa sulla realtà’. Solo in questo senso, oggi, ogni appello è condivisibile ‘da tutti’. Anche se lo si vive ‘come un grido’. Noi tutti possiamo ‘sottoscrivere’ un qualsiasi ‘appello’. Ma, personalmente, sottoscrivo questa frase che una delle persone più intelligenti che conosco, mi ha spedito:
“Non voglio cambiare nessuno e desidero solo conservare “il vivente”, e non a tutti i costi. Chiudo volutamente le mie riflessioni lasciandole sospese. Non so cosa pensare degli appelli, tranne che tante volte sono urla che il vento ci ricaccia in gola.”
La responsabilità dell’anonimato della scrittura è una pratica di condivisione. L’anonimato non è, come si pensa, la cancellazione del proprio nome, ma la messa in comune della propria scrittura. Come scrive Blanchot, l’esperienza del ’68, che ‘chi scrive’ ha vissuto alla Sorbonne e oggi ‘continua’ a vivere, non era quella di ‘tacere’. Era quella di deporre la forza della ‘propria’ scrittura perchè ‘l’appello’ divenisse ‘appello in-comune’.
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