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    20.02.2005

    Una polemica sulle ‘musiche classiche’


    Ad una cattiveria, sulla musica classica, mi si risponde per le rime. Poichè anche le rime sono importanti per le ‘musiche classiche’, e soprattutto le risposte ‘sensate’, posto questo commento come fosse una mia risposta, riservendomi di rispondere ‘per le rime’…

    “Ma quali sarebbero i teatri nostrani dove ancora si esige che si metta il vestito buono? Anni fa stava scritto sul programma della Scala di Milano: “è gradito l`abito scuro alle prime rappresentazioni. I signori spettatori sono comunque tenuti a presentarsi a tutte le rappresentazioni in giacca e cravatta”. Sono stato una volta sola alla Scala, e ognuno entrava come gli pareva, forse perchè era Outis di Luciano Berio, e dunque non conveniva sottilizzare. Il giorno prima, alla prima rappresentazione, era tutto esaurito, il giorno dopo mezzo teatro era a disposizione. La prima e, di fatto, unica volta che ho assistito a un concerto della Filarmonica di Berlino nella sala della Filarmonica stessa chiesi se dovevo andare in giacca e cravatta e mi risposero di andarci come mi pareva: per paura che si trattasse di un bieco inganno o di una cattiveria ai miei danni, mi presentai comunque in giacca e cravatta, per paura che qualcuno mi privasse del coronamento di un sogno. Questo Natale sono rimasto all`estero per lavoro, e sono andato a teatro vestito con il mio abito bello: neanche nel tempio della finanza europea, Francoforte, lo si richiede. Io ero così felice di aver ugualmente indossato il mio vestito cosiddetto buono: tutti i meridionali non hanno bisogno di andare a Francoforte per capire che cosa sta dietro questo pensiero di farsi belli nel giorno di festa. Ciò che è bello è aver conquistato l`indipendenza di metterlo per la propria gioia e per la propria celebrazione del giorno di festa. I paesi dove Mozart accompagna la scelta della carta igienica o la vista dei grandi mosaici di una chiesa sono sia quelli dove la musica è sacralizzata, il teatro elevato a suo tempio, sia quelli dove la musica è popolarizzata, democratizzata, desacralizzata, e la gente, come si ha spesso piacere a dire, si riappropria della musica e dell`arte, come vita e così via. entrambi i fenomeni ne sono responsabili, per ragioni e dinamiche quasi opposte.”…

    …scritto da Mario, ovviamente, con cui, un giorno, ci chiudiamo e discutiamo, registrando le conversazioni, per giorni sul futuro della musica classica…

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    scritto da millepiani
    il 20.02.2005
    come un archivio di scritture
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