20.12.2004
Ferocia
Quando, con razionalità, si distingue, tutto sembra chiaro, evidente. Quando qualcuno ti ascolta mentre parli, tutto sembra, immancabilmente, certo, sicuro. Quando tutti, sino all’ultimo piccolo uditore, compreso nel tuo cerchio, non sa dirti, ti ascolta, ti guarda e tu parli, e poi parli e poi parli. Quando qualche donna non ti ascolta per quello che dici ma per come lo dici, quando tutti, senza eccezione alcuna, ti dicono che certo, a volte con differenze, a volte con ragione piena, a volte con ragione da vendere, tu, tutto quello che tu dici, è vero, indiscutibile, inattaccabile. Solo per la forza con cui tu lo dici, lo ripeti, lo affermi. Quando tutto questo accade, vuol dire che la tua forza non morde più, vuol dire che la tua scrittura non esiste, vuol dire che tu, con qualche eccezione per la violenza delle tue parole, puoi essere digerito, diluito, divorato, riaffermato e rigiocato, puoi dire o scirivere quello che vuoi, tanto, nessuno muta d’avviso. Della ferocia potresti scirvere un saggio; ma, invece, è il momento di scrivere per te. Dal luogo che abiti. Dal luogo dove sei.
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