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    17.12.2004

    Tutta colpa di Severino


    Per anni, anni in cui la sprovvedutezza filosofica mi faceva da compagna, ho seguito Severino, le sue lezioni, la sua voce. Ho letto, anche per dovere accademico, tutti i suoi testi, di divulgazione compresa. Shangri-La in uno dei suoi ultimi post racconta la ‘storiella edificante’ di una studentessa, sè medesima, che tenta di decostruire, mattone dopo mattone, l’opera decisiva di Severino, ‘La struttura originaria’. Dico ‘storiella edificante’ per un semplice motivo: chiunque abbia meditato, solo per un attimo, l’introduzione alla ‘Struttura originaria’ sa perfettamente come Severino inglobi in sè qualsiasi tipo di critica. E’ come se si ricadesse nell’errore platonico di volere decostruire lo ‘Straniero’, cioè Parmenide. Cosa che infatti Platone non riesce a fare. L’errore è lì, nell’idea che si possa o debba smontare mattone dopo mattone una filosofia per criticarla. Da avveduto, Severino conosce bene questa strategia ‘accademica’ e la depotenzia sin dal nascere. Strategia ‘accademica’ che nelle punte di assoluta intelligenza (?) si esprime con la frase ‘X è un cretino’, in quelle di una giovane studentessa con una tesi di laurea ‘su’ qualcuno. Ora, da che mondo é mondo, chi pratica la filosofia sa perfettamente che non si scrive MAI ‘su’ qualcosa o qualcuno, ma si scrive CON/ATTRAVERSO qualcuno, qualcosa, un evento. Auschwitz, per nominare il luogo ‘della’ filosofia. E ‘della’ poesia. Da che mondo è mondo, e esclusi gli ultimi 50 anni, ‘fare filosofia’ era pensare e non attraverso le note a piè di pagina. Che un qualsiasi ‘docente universitario’ dica che “X é un cretino’ la ritengo una nota a piè di pagina. Che uno studente scriva, come accade nel 99% dei casi, una tesi ‘su’ qualcuno per smontarlo o santificarlo, o mettersi nel luogo mediano tra i suoi critici, rientra in quello che potremmo ormai chiamare lo ‘statuto universitario mondiale’ della filosofia. E non é nemmeno colpa sua. Infine: da Severino non si esce se non attraverso l’ultima, altissima meditazione di Luigi Pareyson. Che, appunto, ‘su’ Severino non ha, a mia conoscenza, mai scritto una sola sillaba.

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    scritto da millepiani
    il 17.12.2004
    come un amore per la filosofia
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