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    29.10.2004

    Diario moscovita – terza: la Costituzione europea


    Sto osservando le immagini della firma della Costituzione europea con, in sottofondo, musiche tradizionali russe. Da qui, da lontano, da così lontano si avverte un sentimento, insieme, di desiderio e di distanza. Non serve citare San Pietroburgo per ricordare i legami tra la Russia e l’Europa. Parlando con molti russi, l’Europa è il desiderio di scoprire quello che toccano a Mosca ma non conoscono. Prodotti, pubblicità, macchine, telefonini, televisioni sono pane quotidiano. Ma ci si sente dire ancora, come mi è accaduto con la mia professoressa di russo: “Posso toccarti? Sei il primo italiano che conosco”. La distanza è invece il non toccare il ‘popolo’ dell’Europa. La Russia è così grande ed immensa che il suo popolo è talmente presente da risultare invisibile. Ma talmente presente nelle strade da urlare, chiedere, pretendere che la politica europea presti di nuovo orecchio alla sua origine. Se parli con un russo della Russia e dei russi non ci parli come con un europeo dell’Europa e degli europei. E’ il popolo che manca. E il popolo in Russia è la vera potenza costituente. Ecco, appunto, adesso sento l’ “Inno alla gioia” della Nona di Beethoven. E mi manca il popolo. Come ad un russo in Europa.

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    scritto da millepiani
    il 29.10.2004
    come un diario moscovita
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