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  • 9.03.2015

    Heidegger senza senso di colpa – di Giovanni Reale e Dario Antiseri


    Avvenire, 26 febbraio 2015 – Sull’adesione di Heidegger al nazismo, sugli atti del suo anno di rettorato, sul lungo processo di “epurazione” che egli subì dopo la guerra, sui rapporti con il suo maestro Husserl, con Jaspers e Hannah Arendt, sul suo distacco dalla Chiesa cattolica, sulle giustificazioni del suo operato esposte nell’intervista postuma molto è stato scritto. Indubbiamente, se ci sono ragioni che militano contro la tesi di quei detrattori di Heidegger per i quali la sua filosofia sarebbe puro e semplice nazismo, non può però non suscitare le più serie perplessità il fatto che le sue idee non gli furono di ostacolo all’accettazione della concezione nazionalsocialista della vita e dello Stato.

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    17.07.2011

    Deleuze – Una lezione sull’Anti-Oedipo


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    13.07.2011

    L’origine – di Toni Negri (su comune, amore, Spinoza e Foucault)


    da Uninomade
    Giacomo Leopardi, poeta del quale in anni di profonda solitudine sono stato amico, diceva: noi veniamo dal nulla e precipiteremo nel vuoto ma, fra questo vuoto e quel nulla, câ???¨ il pieno dellâ??essere comune. Un filosofo che mi ?¨ compagno da molto tempo, Baruch Spinoza, riconosceva che attraverso lâ??odio della solitudine sorgeva e si sviluppava il desiderio della societ?  e cos?¬ si formava lâ??amore del comune. Un altro italiano, sempre immerso in quel comune che chiamiamo â??polisâ?, tale Niccol?² Machiavelli, mentre la rivoluzione umanista stava sfiorendo, si diceva: la natura del comune si istituisce nel ritorno dellâ??attivit?  politica alla propria origine, alla propria forma costituente.
    Vorrei oggi intrattenermi con voi nel commento di questi atti di immaginazione: nella storia alternativa del moderno, in quella linea democratica e sovversiva che rompe quella modernit?  che da Descartes porta a Hegel â??? fra Machiavelli, Spinoza e Leopardi, dunque â??? si definisce lâ??origine come forma costituente, amore e forza che producono il comune.

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    13.07.2011

    Fenomenologia del dolore (fisico) – di Vittorio Curtoni


    Questo articolo ?¨ stato pubblicato dalla rivista Carmilla
    Parlo del dolore fisico. Non di quello mentale, n?© del disagio psichico, n?© dei turbamenti d’amore che chi non ha provato in vita sua? Tutti dolori rispettabili, e capaci di produrre ferite a lunghissima rimarginazione; per?² in questi anni, lottando con un cancro (per il momento in maniera vittoriosa), ho sofferto parecchio nel corpo, per un incidente e per l’altro, e ho fatto alcune riflessioni che vorrei condividere con i lettori del giornale.
    Primo dato, il pi?¹ ovvio: il dolore fisico ?¨ multiforme. Al cento per cento. Assestarsi una martellata su un pollice o avere un’emicrania tremenda sono entrambe esperienze distruttive, per?² d’aroma diverso. Cos?¬ come il mal di denti ?¨ differente, che so, dalla colite. Esiste un’amplissima gamma di dolori, sicch?© nessuno, in vita sua, potr?  mai dire di averli provati tutti. La macchina biologica che ?¨ il corpo umano si sbizzarrisce ogni volta in nuove combinazioni, inedite variazioni sul tema. Come un grande compositore di musica sinfonica o, su un piano pi?¹ godereccio, un grande cuoco.

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    12.07.2011

    Composizione di classe e organizzazione del comune: ripensare la conricerca dentro le lotte del precariato e del lavoro cognitivo


    da Materiali resistenti

    Ritorniamo a Genova, avevamo scritto nel documento di presentazione del seminario di Uninomade. Ritorniamo, simbolicamente, alla Genova delle magliette a strisce, inizio di uno straordinario ciclo di lotte operaie, e alla Genova del movimento globale, genealogia del nostro presente. Ma vi torniamo senza celebrazioni o amore per la continuità lineare: perché tanto è cambiato rispetto al 1960 e anche al 2001, perché il nostro presente è fatto di salti e di rotture, determinate innanzitutto dalle lotte. Allora, dopo un anno di straordinari movimenti dentro l’accelerazione della crisi globale, tornare a interrogarci sul tema della composizione di classe ha significato misurare l’irriproponibilità dei termini in cui tale categoria è stata elaborata dall’operaismo nel ciclo di lotte dell’operaio-massa, e al contempo la necessità di un suo radicale ripensamento nelle nuove coordinate spazio-temporali del lavoro vivo e del capitalismo contemporaneo, dentro la precarietà permanente e la produzione del comune.

    Come, dunque, è possibile pensare nuovamente la composizione del lavoro vivo a partire dalle lotte della scuola e dell’università, dei precari e dei migranti, dal protagonismo delle donne e dai conflitti operai, in Europa e su entrambe le sponde del Mediterraneo, in rete e nella metropoli produttiva? Come si può, collettivamente e dentro il movimento, creare nuove forme di narrazione, mettere in rete le molteplici esperienze di inchiesta, produrre ipotesi comuni di conricerca? Queste e tante altre sono le domande a cui le molte attiviste e attivisti presenti, da varie città ed esperienze collettive, hanno cominciato a dare delle risposte, o quantomeno a mettere in ordine i problemi e i nodi politici. Il percorso di inchiesta avviato da Uninomade a Genova continuerà in autunno con un seminario a Milano sul welfare e uno in inverno a Torino sulle trasformazioni della forma-impresa. È attraverso questo percorso che proviamo ad aprire, insieme a molte e molti, un cantiere di conricerca, ossia un laboratorio in cui pensare e produrre i nuovi arnesi programmatici di una cassetta degli attrezzi comune.

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    3.07.2011

    Jean-Luc Nancy, philosopher Strasbourg


    da Liberation del 2.07.11

    Au dbut des annes 70, un jeune philosophe, Jean-Luc Nancy, s’installe en communaut, avec femme et enfants, au 6, rue Charles-Grad dans le quartier allemand de Strasbourg. L’autre couple est celui de son ami le philosophe Philippe Lacoue-Labarthe. Ensemble, ils vont publier un petit essai salu par Lacan en personne comme la meilleure introduction son uvre. Le Titre de la lettre est un best-seller chez les psys. A Strasbourg, leur sminaire du samedi attire des centaines d’tudiants. Pendant quelque temps, on ira jusqu’ parler d’une cole de Strasbourg, comparaison (trop) flatteuse avec une autre cole de Strasbourg, celle qui s’tait forme aprs-guerre autour de Lvinas.

    Quatre dcennies plus tard, Nancy continue d’crire des livres, grands ou petits. Ni dploration finkielkrautienne ni colre la Onfray, il ausculte avec douceur les dfaites et les dilemmes que l’poque mchonne depuis trente ans : o nous sommes-nous tromps ? Faut-il renoncer esprer ? Sommes-nous condamns choisir entre le rgne de la marchandise ou le retour au religieux ? Dans Vrit de la dmocratie, l’occasion du 40 e anniversaire de Mai 68, il prenait ses distances avec la formule contestataire des annes 70 : Tout est politique. Si la politique est indispensable, plaidait-il, l’erreur fut d’en faire une fin en soi. Tout passe par la politique, oui, mais pour nous conduire au-del de la politique – l’art, l’amour, la pense, les paysages, tout ce qu’il appelle le sensible. Un autre livre, sorti en 2010, tranchait avec le pessimisme ambiant : l’Adoration. Et le sous-titre laisse planer une ambigut thologique : Dconstruction du christianisme.Nancy appartient la famille des penseurs radicaux, avec Balibar et Rancire (des copains de khgne), Agamben, Negri ou Badiou, dont la croisade pour le renouveau de l’ide communiste a toute sa sympathie. N’est-ce pas contradictoire avec l’ide d’adoration ? Non, car pour lui, le communisme (dpouill de son barda rvolutionnaire) est prcisment l’organisation collective qui permettra chacun de s’ouvrir au mouvement des sensations, leur miroitement, leur circulation, au sensible donc. Loin du grand soir ou de la prsidentielle, l’enjeu est de sortir la politique de ses impasses, de la dsencombrer des fausses attentes. En ces temps de gauche maigre, voil qui donnait envie d’aller y voir de plus prs.

    L’effervescence soixante-huitarde

    Jean-Luc Nancy habite toujours rue Charles-Grad. Simplement, il a dmnag deux numros plus loin. Pour le dner, il reoit dans la grande cuisine de l’appartement o il vit dsormais avec Hlne, sa compagne, professeure de philosophie en lyce. Il porte un pais chandail, ses cheveux sont devenus rares, son visage est creus, mais il parle sans relche, d’une voix chaleureuse, chantante, tandis que son regard brille d’une flamme intacte qui, au bout d’un moment, parat l’puiser de l’intrieur. Quand on m’a fait une greffe du cur, un de mes collgues, pour m’en dissuader, m’a dit : “Tu es trop nerveux. Sois plus calme et il n’y aura plus de problme.”Opr cur ouvert en 1992, il en a gard une sant fragile et un sens aiguis de tout ce qui palpite autour de lui.

    Dans le microcosme philosophique irrsistiblement attir par Paris, ses quatre dcennies strasbourgeoises sont une exception. Tout a commenc par hasard. En 1967, Paul Ricur lui propose d’tre son assistant Nanterre. Offre prestigieuse ! Mais Strasbourg veut se dvelopper et lui ouvre grand ses portes. Venez, venez ! dit-on une nouvelle gnration. Aujourd’hui, il y a 300 candidats pour un poste la facult. Quand je repense aux conditions de mon recrutement, j’prouve presque une gne. L’effervescence soixante-huitarde va bientt gagner la capitale alsacienne. Pour une poigne d’annes, ici comme Paris, toute une gnration va s’offrir le luxe d’une libert entirement tourne vers l’avenir.

    Nancy et Lacoue-Labarthe sont donc recruts ensemble. Ils se rencontrent, se plaisent, se prsentent leurs femmes. Dans un marivaudage version vestes franges, chacun sduit la femme de l’autre. C’tait un chiasme sexuel, dit-il. Il y avait l’envie de rompre avec la cellule familiale, le chacun chez soi. La vie en communaut faisait partie de cette expansion. Plus tard, quand j’ai rencontr Hlne, il s’est avr que la communaut avait t un trompe-l’il.Les deux familles emmnagent donc dans une maison annes 20, cache au milieu d’immeubles construits au temps de Bismarck. On lit le Quotidien de Pkin, parce que tout se tient : rvolution sexuelle, politique, intellectuelle. Assis l’un ct de l’autre dans le mme bureau, les deux complices dchiffrent les Ecritsde Lacan : On n’y connaissait rien, on lisait phrase par phrase, en se demandant comment a fonctionne.

    Lent travail de dissection

    Philosophique, l’effervescence des annes 70 fut aussi une faon de fuir l’esprit des dcennies prcdentes, ces Trente Glorieuses dont on croit trop souvent qu’elles avaient t Trente Joyeuses : Il y avait un mlange d’assurance et de grande inquitude, un immense dficit de pense. On se disait :”Voil, on est sorti de l’horreur” sans prendre de front la question : pourquoi y a-t-il eu des fascismes ?On s’accrochait au libre arbitre la Descartes, la conscience de soi toute-puissante. Mme l’ide marxiste d’alination impliquait un tat original auquel il suffisait de revenir. L’identit, le retour aux origines, la croyance en un ordre naturel, voil ce qu’il fallait radiquer, et les chefs de file de cette bataille taient Lacan, Foucault, Deleuze et Derrida.

    C’est en ce dernier que Nancy a trouv son matre. Lequel, fait rare, publia dans les annes 90 un hommage son disciple : le Toucher, Jean-Luc Nancy. En plaant son Adorationsous le signe de la dconstruction, Nancy tmoigne de sa dette. Poursuivant la mthode inaugure par Derrida, il prfre le lent travail de dissection aux vrits mtaphysiques htivement proclames. Pour qui est rebut par le terme de dconstruction, l’Adoration montre qu’il s’agit d’une mthode inventive et tonnamment joyeuse. Applique ici au christianisme, elle permet d’aller au fondement de celui-ci et d’y voir moins une religion qu’un mouvement par lequel l’Occident s’est dfait, tape par tape, de tout ce qui tait cens donner un sens au monde : les idoles, les superstitions, puis la foi, la raison, l’Etat (ces dieux pour athes) jusqu’au constat de l’inexistence d’une signification ultime. Ainsi Nancy finit-il par nous conduire ce qui est, de livre en livre, le cur de sa pense : Le monde ne repose sur rien – et c’est l le plus vif de son sens. On sent une vritable dlectation chez lui prendre revers tous ceux qui thorisent la qute de sens. Le sens du monde, c’est qu’il n’y en a pas, rpond Nancy. Sartre disait que le communisme est l’horizon indpassable de notre temps. Depuis, on a appris qu’il n’y a pas d’horizon indpassable, ni mme d’horizon tout court. Il faut se faire un univers sans horizon, comme dans un vaisseau spatial.

    Reste comprendre ce que l’on peut faire d’un tel paradoxe. L’affaire va s’clairer peu peu, le lendemain matin. Le matre des lieux a eu le temps d’acheter le pain et les journaux, d’allumer l’ordinateur, de consulter ses mails. Dans le salon, ct d’un tableau abstrait (blanc sur blanc), un cran gant dgueule de cbles. Nancy est un gros consommateur d’innovations techniques. La semaine prcdente, il a pass la journe brancher sa tlvision l’ordinateur. Je suis capable de retourner trois fois la Fnac pour avoir le bon raccordement. Je suis addict aux machines.Dans cet univers d’images, d’crans, de musique continue, il repre des exemples d’adoration. Prenez le mail. Au dbut, mes amis juraient que jamais ils ne s’en serviraient. Aujourd’hui, on y sent l’humeur de l’autre, on y entend plus que le message. Ou encore le concert rock : on s’envoie des signaux, on se salue, a circule. De mme que, dans la grotte Chauvet, les fresques reprsentant les bisons sont une faon de saluer l’homme, dans le rock, l’homme est salu par la technique. A l’adoration, qui fait circuler le sens, s’oppose l’idoltrie, qui prtend fixer la signification de tel objet, de telle faon d’tre. Par exemple, comme tout systme de croyance, le libralisme conomique voudrait rduire la vie une seule dimension, celui du chiffrage et du calcul. Quand vous appelez une hotline, la politesse est rglemente, calibre : “J’ai rpondu toutes vos questions, monsieur Nancy ? Je vous souhaite une bonne journe, monsieur Nancy !” C’est effrayant. Il faut que nous nous adressions aux autres, et nous-mmes, autrement que sur le registre du calcul.

    Ce midi-l, la Belle Strasbourgeoise sert des bouches la reine. La jeunesse de la serveuse, la blancheur de la nappe, l’ambiance presque trop tranquille dgagent un enttant parfum de province. A-t-il rv de revenir Paris ? A la fin des annes 80, Lyotard et Deleuze proposrent Lacoue-Labarthe et Nancy de prendre leur succession au dpartement de philo de Paris-Saint-Denis (ex-Vincennes). Quelques mois plus tard, ils nous ont conseill de rester Strasbourg. La dcision de rester en Alsace aura concid avec le dbut de la grande hibernation intellectuelle et universitaire. Il y avait moins de monde notre sminaire, moins de candidats pour les thses. Pour la premire fois, des tudiants m’ont reproch de faire cours sur des sujets trop compliqus.Aujourd’hui, rebours de ses amis politiques, Nancy juge svrement l’universit. La massification est un chec, le statut vie des chercheurs ne lui parat pas une bonne chose, et c’est dsormais hors la fac que la pense s’panouit, comme au XVIII e.

    Une mue morale

    Pour le dire autrement, la radicalit de Nancy est plus mtaphysique que politique. On ne sortira pas du capitalisme en posant une autre conomie, en construisant une autre institution politique. Il n’existe pas de poste extrieur pour mener une lutte frontale. La transformation viendra de l’intrieur, par une mue morale et spirituelle. Tous les jours, on dnonce l’appt du gain, on tape sur Goldman Sachs, et tous, pourtant, on vit dans l’appt du gain. Cela finira par produire quelque chose. Aprs tout, le capitalisme, lui aussi, est n d’une mutation interne des socits antiques. En politique comme dans la vie quotidienne, Nancy est l’homme de l’incertitude, du tremblement, de la pure sensation. Sur le chemin de la gare, raccompagnant son visiteur, il lance une dernire dfinition de son adoration : C’est le contraire de l’addiction. L’addiction dpend de l’objet, l’adoration vaut pour elle-mme. C’est comme avoir les yeux ouverts dans le noir : on ne distingue rien, mais on sent qu’on voit.

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    3.07.2011

    Jean-Luc Nancy, philosopher Strasbourg


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    Au dbut des annes 70, un jeune philosophe, Jean-Luc Nancy, s’installe en communaut, avec femme et enfants, au 6, rue Charles-Grad dans le quartier allemand de Strasbourg. L’autre couple est celui de son ami le philosophe Philippe Lacoue-Labarthe. Ensemble, ils vont publier un petit essai salu par Lacan en personne comme la meilleure introduction son uvre. Le Titre de la lettre est un best-seller chez les psys. A Strasbourg, leur sminaire du samedi attire des centaines d’tudiants. Pendant quelque temps, on ira jusqu’ parler d’une cole de Strasbourg, comparaison (trop) flatteuse avec une autre cole de Strasbourg, celle qui s’tait forme aprs-guerre autour de Lvinas.

    Quatre dcennies plus tard, Nancy continue d’crire des livres, grands ou petits. Ni dploration finkielkrautienne ni colre la Onfray, il ausculte avec douceur les dfaites et les dilemmes que l’poque mchonne depuis trente ans : o nous sommes-nous tromps ? Faut-il renoncer esprer ? Sommes-nous condamns choisir entre le rgne de la marchandise ou le retour au religieux ? Dans Vrit de la dmocratie, l’occasion du 40 e anniversaire de Mai 68, il prenait ses distances avec la formule contestataire des annes 70 : Tout est politique. Si la politique est indispensable, plaidait-il, l’erreur fut d’en faire une fin en soi. Tout passe par la politique, oui, mais pour nous conduire au-del de la politique – l’art, l’amour, la pense, les paysages, tout ce qu’il appelle le sensible. Un autre livre, sorti en 2010, tranchait avec le pessimisme ambiant : l’Adoration. Et le sous-titre laisse planer une ambigut thologique : Dconstruction du christianisme.Nancy appartient la famille des penseurs radicaux, avec Balibar et Rancire (des copains de khgne), Agamben, Negri ou Badiou, dont la croisade pour le renouveau de l’ide communiste a toute sa sympathie. N’est-ce pas contradictoire avec l’ide d’adoration ? Non, car pour lui, le communisme (dpouill de son barda rvolutionnaire) est prcisment l’organisation collective qui permettra chacun de s’ouvrir au mouvement des sensations, leur miroitement, leur circulation, au sensible donc. Loin du grand soir ou de la prsidentielle, l’enjeu est de sortir la politique de ses impasses, de la dsencombrer des fausses attentes. En ces temps de gauche maigre, voil qui donnait envie d’aller y voir de plus prs.

    L’effervescence soixante-huitarde

    Jean-Luc Nancy habite toujours rue Charles-Grad. Simplement, il a dmnag deux numros plus loin. Pour le dner, il reoit dans la grande cuisine de l’appartement o il vit dsormais avec Hlne, sa compagne, professeure de philosophie en lyce. Il porte un pais chandail, ses cheveux sont devenus rares, son visage est creus, mais il parle sans relche, d’une voix chaleureuse, chantante, tandis que son regard brille d’une flamme intacte qui, au bout d’un moment, parat l’puiser de l’intrieur. Quand on m’a fait une greffe du cur, un de mes collgues, pour m’en dissuader, m’a dit : “Tu es trop nerveux. Sois plus calme et il n’y aura plus de problme.”Opr cur ouvert en 1992, il en a gard une sant fragile et un sens aiguis de tout ce qui palpite autour de lui.

    Dans le microcosme philosophique irrsistiblement attir par Paris, ses quatre dcennies strasbourgeoises sont une exception. Tout a commenc par hasard. En 1967, Paul Ricur lui propose d’tre son assistant Nanterre. Offre prestigieuse ! Mais Strasbourg veut se dvelopper et lui ouvre grand ses portes. Venez, venez ! dit-on une nouvelle gnration. Aujourd’hui, il y a 300 candidats pour un poste la facult. Quand je repense aux conditions de mon recrutement, j’prouve presque une gne. L’effervescence soixante-huitarde va bientt gagner la capitale alsacienne. Pour une poigne d’annes, ici comme Paris, toute une gnration va s’offrir le luxe d’une libert entirement tourne vers l’avenir.

    Nancy et Lacoue-Labarthe sont donc recruts ensemble. Ils se rencontrent, se plaisent, se prsentent leurs femmes. Dans un marivaudage version vestes franges, chacun sduit la femme de l’autre. C’tait un chiasme sexuel, dit-il. Il y avait l’envie de rompre avec la cellule familiale, le chacun chez soi. La vie en communaut faisait partie de cette expansion. Plus tard, quand j’ai rencontr Hlne, il s’est avr que la communaut avait t un trompe-l’il.Les deux familles emmnagent donc dans une maison annes 20, cache au milieu d’immeubles construits au temps de Bismarck. On lit le Quotidien de Pkin, parce que tout se tient : rvolution sexuelle, politique, intellectuelle. Assis l’un ct de l’autre dans le mme bureau, les deux complices dchiffrent les Ecritsde Lacan : On n’y connaissait rien, on lisait phrase par phrase, en se demandant comment a fonctionne.

    Lent travail de dissection

    Philosophique, l’effervescence des annes 70 fut aussi une faon de fuir l’esprit des dcennies prcdentes, ces Trente Glorieuses dont on croit trop souvent qu’elles avaient t Trente Joyeuses : Il y avait un mlange d’assurance et de grande inquitude, un immense dficit de pense. On se disait :”Voil, on est sorti de l’horreur” sans prendre de front la question : pourquoi y a-t-il eu des fascismes ?On s’accrochait au libre arbitre la Descartes, la conscience de soi toute-puissante. Mme l’ide marxiste d’alination impliquait un tat original auquel il suffisait de revenir. L’identit, le retour aux origines, la croyance en un ordre naturel, voil ce qu’il fallait radiquer, et les chefs de file de cette bataille taient Lacan, Foucault, Deleuze et Derrida.

    C’est en ce dernier que Nancy a trouv son matre. Lequel, fait rare, publia dans les annes 90 un hommage son disciple : le Toucher, Jean-Luc Nancy. En plaant son Adorationsous le signe de la dconstruction, Nancy tmoigne de sa dette. Poursuivant la mthode inaugure par Derrida, il prfre le lent travail de dissection aux vrits mtaphysiques htivement proclames. Pour qui est rebut par le terme de dconstruction, l’Adoration montre qu’il s’agit d’une mthode inventive et tonnamment joyeuse. Applique ici au christianisme, elle permet d’aller au fondement de celui-ci et d’y voir moins une religion qu’un mouvement par lequel l’Occident s’est dfait, tape par tape, de tout ce qui tait cens donner un sens au monde : les idoles, les superstitions, puis la foi, la raison, l’Etat (ces dieux pour athes) jusqu’au constat de l’inexistence d’une signification ultime. Ainsi Nancy finit-il par nous conduire ce qui est, de livre en livre, le cur de sa pense : Le monde ne repose sur rien – et c’est l le plus vif de son sens. On sent une vritable dlectation chez lui prendre revers tous ceux qui thorisent la qute de sens. Le sens du monde, c’est qu’il n’y en a pas, rpond Nancy. Sartre disait que le communisme est l’horizon indpassable de notre temps. Depuis, on a appris qu’il n’y a pas d’horizon indpassable, ni mme d’horizon tout court. Il faut se faire un univers sans horizon, comme dans un vaisseau spatial.

    Reste comprendre ce que l’on peut faire d’un tel paradoxe. L’affaire va s’clairer peu peu, le lendemain matin. Le matre des lieux a eu le temps d’acheter le pain et les journaux, d’allumer l’ordinateur, de consulter ses mails. Dans le salon, ct d’un tableau abstrait (blanc sur blanc), un cran gant dgueule de cbles. Nancy est un gros consommateur d’innovations techniques. La semaine prcdente, il a pass la journe brancher sa tlvision l’ordinateur. Je suis capable de retourner trois fois la Fnac pour avoir le bon raccordement. Je suis addict aux machines.Dans cet univers d’images, d’crans, de musique continue, il repre des exemples d’adoration. Prenez le mail. Au dbut, mes amis juraient que jamais ils ne s’en serviraient. Aujourd’hui, on y sent l’humeur de l’autre, on y entend plus que le message. Ou encore le concert rock : on s’envoie des signaux, on se salue, a circule. De mme que, dans la grotte Chauvet, les fresques reprsentant les bisons sont une faon de saluer l’homme, dans le rock, l’homme est salu par la technique. A l’adoration, qui fait circuler le sens, s’oppose l’idoltrie, qui prtend fixer la signification de tel objet, de telle faon d’tre. Par exemple, comme tout systme de croyance, le libralisme conomique voudrait rduire la vie une seule dimension, celui du chiffrage et du calcul. Quand vous appelez une hotline, la politesse est rglemente, calibre : “J’ai rpondu toutes vos questions, monsieur Nancy ? Je vous souhaite une bonne journe, monsieur Nancy !” C’est effrayant. Il faut que nous nous adressions aux autres, et nous-mmes, autrement que sur le registre du calcul.

    Ce midi-l, la Belle Strasbourgeoise sert des bouches la reine. La jeunesse de la serveuse, la blancheur de la nappe, l’ambiance presque trop tranquille dgagent un enttant parfum de province. A-t-il rv de revenir Paris ? A la fin des annes 80, Lyotard et Deleuze proposrent Lacoue-Labarthe et Nancy de prendre leur succession au dpartement de philo de Paris-Saint-Denis (ex-Vincennes). Quelques mois plus tard, ils nous ont conseill de rester Strasbourg. La dcision de rester en Alsace aura concid avec le dbut de la grande hibernation intellectuelle et universitaire. Il y avait moins de monde notre sminaire, moins de candidats pour les thses. Pour la premire fois, des tudiants m’ont reproch de faire cours sur des sujets trop compliqus.Aujourd’hui, rebours de ses amis politiques, Nancy juge svrement l’universit. La massification est un chec, le statut vie des chercheurs ne lui parat pas une bonne chose, et c’est dsormais hors la fac que la pense s’panouit, comme au XVIII e.

    Une mue morale

    Pour le dire autrement, la radicalit de Nancy est plus mtaphysique que politique. On ne sortira pas du capitalisme en posant une autre conomie, en construisant une autre institution politique. Il n’existe pas de poste extrieur pour mener une lutte frontale. La transformation viendra de l’intrieur, par une mue morale et spirituelle. Tous les jours, on dnonce l’appt du gain, on tape sur Goldman Sachs, et tous, pourtant, on vit dans l’appt du gain. Cela finira par produire quelque chose. Aprs tout, le capitalisme, lui aussi, est n d’une mutation interne des socits antiques. En politique comme dans la vie quotidienne, Nancy est l’homme de l’incertitude, du tremblement, de la pure sensation. Sur le chemin de la gare, raccompagnant son visiteur, il lance une dernire dfinition de son adoration : C’est le contraire de l’addiction. L’addiction dpend de l’objet, l’adoration vaut pour elle-mme. C’est comme avoir les yeux ouverts dans le noir : on ne distingue rien, mais on sent qu’on voit.

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    3.07.2011

    L’ossimoro del capitalismo ecologista – Intervista al filosofo Emanuele


    ?«Simone Weil diceva che nel socialismo gli individui sono in grado di controllare la macchina tecnologica. Si tratta di capire perch?© ?¨ un’illusione?». Emanuele Severino: ?«Tecnologia e ideologie all’ultimo round di uno sviluppo insostenibile?»
    di Carla Ravaioli (il manifesto del 03/07/2011)
    Con il professor Emanuele Severino affrontiamo l’analisi sulla crescita produttiva, l’obiettivo pi?¹ tenacemente auspicato e perseguito da economisti, imprenditori, governi, politici di ogni colore, e di conseguenza da tutti invocato anche nel discorrere pi?¹ feriale.
    Questo continuo parlare della crescita come di cosa ovvia ?¨ in buona parte dovuto all’ignoranza. Sono decenni che si va intravvedendo l’equazione tra crescita economica e distruzione della terra. Comunque, ?¨ tutt’altro che condivisibile l’auspicio di una crescita indefinita.
    Professore, sta dicendo che l’economia ?¨ una scienza consapevole delle conseguenze negative della crescita?
    Ha incominciato a diventarne consapevole: l’auspicio di una crescita indefinita va ridimensionandosi. Anche nel mondo dell’intrapresa capitalistica – la forma ormai pressocch?¨ planetaria di produzione della ricchezza – ci si va rendendo conto del pericolo di una crescita illimitata; (anche se poi si fa ben poco per controllarla). Vent’anni fa, quando lei scrisse quel suo bel libro che interpellava numerosi economisti a proposito del problema dell’ambiente, la maggior parte degli intervistati affermava che quello del rapporto tra produzione economica ed ecologia era un falso problema. Oggi non pochi economisti sono molto pi?¹ cauti e anche le dichiarazioni dei politici sono diverse da venti o trent’anni.
    Per?² non fanno che invocare crescita, senza nemmeno nominarne i rischi.
    In periodo di crisi economica, di fronte al pericolo immediato di una recessione, ?¨ naturale che si insista sulla necessit?  della crescita. Purtroppo per?² lo si fa riducendo il problema alle sue dimensioni tattiche, ignorandone la dimensione strategica.

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    13.06.2011

    Tra gli scaffali della Vaticana spunta il manoscritto dell’Etica di Spinoza


    Grazie al lavoro di ricerca di una studiosa del Cnr e di un professore olandese è stato portato alla luce il testo autografo del filosofo olandese.
    Da ‘Il Giornale’, lunedì 06 giugno 2011

    Le biblioteche, soprattutto quelle grandi, ricche e prestigiose come la Vaticana di Roma, sono sempre in grado di svelare tesori inestimabili. L’ultima «scoperta» si deve a una ricercatrice italiana e a un professore olandese che tra i codici della Vaticana hanno trovano nientemento che l’unico manoscritto esistente dell’«Etica» di Baruch Spinoza. Il ritrovamento si deve a Pina Totaro, ricercatrice del Cnr, e a Leen Spruit, professore di storia della filosofia all’università «La Sapienza» di Roma.
    Il testo, copiato da Pieter van Gent, amico di Spinoza, e portato a Roma dal celebre anatomista danese Niels Stensen (anch’egli conoscente del filosofo olandese di famiglia ebraica), che lo consegnò all’Inquisizione dopo la sua conversione al cattolicesimo, costituisce la prima e l’unica versione manoscritta attualmente nota del capolavoro spinoziano, l’«Etica more geometrico demonstrata».
    Il manoscritto datato 1675 verrà pubblicato presso la casa editrice olandese Brill di Leiden, che ha annunciato l’eccezionale scoperta. Le varianti del manoscritto forniranno ulteriori materiali per la preparazione della nuova edizione critica delle opere di Spinoza in corso a Parigi sotto la direzione di Pierre-François Moreau. Finora le edizioni dell’«Etica» di Spinoza si appoggiavano su testi postumi. L’«Etica» spinoziana fu pubblicata nel 1677, l’anno della morte del suo autore, in due versioni: l’originale in latino, all’interno della raccolta «Opera Posthuma», e in traduzione olandese nel volume «De Nagelate Schriften».
    È su entrambe le edizioni postume che i tradutti dovevano basarsi, non possedendo nessun manoscritto di Spinoza, all’eccezione di qualche lettera. La scoperta compiuta nella Biblioteca Vaticana, dove il manoscritto arrivò nel 1922 dagli Archivi dell’Inquisizione, rivoluzionerà gli studi spinoziani. Nel manoscritto è infatti possibile osservare le correzioni, essenzialmente stilistiche, che furono effettuate per le due pubblicazioni del 1677.

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    3.06.2011

    Eduquer au XXIe si?¨cle – di Michel Serres (8 marzo 2011, Le Monde)


    Avant d’enseigner quoi que ce soit ?  qui que ce soit, au moins faut-il le conna?®tre. Qui se pr?©sente, aujourd’hui, ?  l’?©cole, au coll?¨ge, au lyc?©e, ?  l’universit?© ?
    Ce nouvel ?©colier, cette jeune ?©tudiante n’a jamais vu veau, vache, cochon ni couv?©e. En 1900, la majorit?© des humains, sur la plan?¨te, travaillaient au labour et ?  la p?¢ture ; en 2011, la France, comme les pays analogues, ne compte plus qu’un pour cent de paysans. Sans doute faut-il voir l?  une des plus fortes ruptures de l’histoire, depuis le n?©olithique. Jadis r?©f?©r?©e aux pratiques g?©orgiques, la culture, soudain, changea. Celle ou celui que je vous pr?©sente ne vit plus en compagnie des vivants, n’habite plus la m?ªme Terre, n’a plus le m?ªme rapport au monde. Elle ou il n’admire qu’une nature arcadienne, celle du loisir ou du tourisme.
    – Il habite la ville. Ses pr?©d?©cesseurs imm?©diats, pour plus de la moiti?©, hantaient les champs. Mais, devenu sensible ?  l’environnement, il polluera moins, prudent et respectueux, que nous autres, adultes inconscients et narcisses. Il n’a plus la m?ªme vie physique, ni le m?ªme monde en nombre, la d?©mographie ayant soudain bondi vers sept milliards d’humains ; il habite un monde plein.
    – Son esp?©rance de vie va vers quatre-vingts ans. Le jour de leur mariage, ses arri?¨re-grands-parents s’?©taient jur?© fid?©lit?© pour une d?©cennie ?  peine. Qu’il et elle envisagent de vivre ensemble, vont-ils jurer de m?ªme pour soixante-cinq ans ? Leurs parents h?©rit?¨rent vers la trentaine, ils attendront la vieillesse pour recevoir ce legs. Ils ne connaissent plus les m?ªmes ?¢ges, ni le m?ªme mariage ni la m?ªme transmission de biens. Partant pour la guerre, fleur au fusil, leurs parents offraient ?  la patrie une esp?©rance de vie br?¨ve ; y courront-ils, de m?ªme, avec, devant eux, la promesse de six d?©cennies ?
    – Depuis soixante ans, intervalle unique dans notre histoire, il et elle n’ont jamais connu de guerre, ni bient?´t leurs dirigeants ni leurs enseignants. B?©n?©ficiant d â??une m?©decine enfin efficace et, en pharmacie, d’antalgiques et d’anesth?©siques, ils ont moins souffert, statistiquement parlant, que leurs pr?©d?©cesseurs. Ont-ils eu faim ? Or, religieuse ou la?¯que, toute morale se r?©sumait en des exercices destin?©s ?  supporter une douleur in?©vitable et quotidienne : maladies, famine, cruaut?© du monde. Ils n’ont plus le m?ªme corps ni la m?ªme conduite ; aucun adulte ne sut leur inspirer une morale adapt?©e.
    – Alors que leurs parents furent con?§us ?  l’aveuglette, leur naissance est programm?©e. Comme, pour le premier enfant, l’?¢ge moyen de la m?¨re a progress?© de dix ?  quinze ans, les parents d’?©l?¨ves ont chang?© de g?©n?©ration. Pour plus de la moiti?©, ces parents ont divorc?©. Ils n’ont plus la m?ªme g?©n?©alogie.
    – Alors que leurs pr?©d?©cesseurs se r?©unissaient dans des classes ou des amphis homog?¨nes culturellement, ils ?©tudient au sein d’un collectif o?¹ se c?´toyent d?©sormais plusieurs religions, langues, provenances et m???urs. Pour eux et leurs enseignants, le multiculturalisme est de r?¨gle. Pendant combien de temps pourront-ils encore chanter l’ignoble “sang impur” de quelque ?©tranger ? Ils n’ont plus le m?ªme monde mondial, ils n’ont plus le m?ªme monde humain. Mais autour d’eux, les filles et les fils d’immigr?©s, venus de pays moins riches, ont v?©cu des exp?©riences vitales inverses.
    Bilan temporaire. Quelle litt?©rature, quelle histoire comprendront-ils, heureux, sans avoir v?©cu la rusticit?©, les b?ªtes domestiques, la moisson d’?©t?©, dix conflits, cimeti?¨res, bless?©s, affam?©s, patrie, drapeau sanglant, monuments aux morts, sans avoir exp?©riment?© dans la souffrance, l’urgence vitale d’une morale ?

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