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  • 7.08.2015

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    9.03.2015

    Heidegger senza senso di colpa – di Giovanni Reale e Dario Antiseri


    Avvenire, 26 febbraio 2015 – Sull’adesione di Heidegger al nazismo, sugli atti del suo anno di rettorato, sul lungo processo di “epurazione” che egli subì dopo la guerra, sui rapporti con il suo maestro Husserl, con Jaspers e Hannah Arendt, sul suo distacco dalla Chiesa cattolica, sulle giustificazioni del suo operato esposte nell’intervista postuma molto è stato scritto. Indubbiamente, se ci sono ragioni che militano contro la tesi di quei detrattori di Heidegger per i quali la sua filosofia sarebbe puro e semplice nazismo, non può però non suscitare le più serie perplessità il fatto che le sue idee non gli furono di ostacolo all’accettazione della concezione nazionalsocialista della vita e dello Stato.

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    17.07.2011

    Deleuze – Una lezione sull’Anti-Oedipo


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    13.07.2011

    L’origine – di Toni Negri (su comune, amore, Spinoza e Foucault)


    da Uninomade
    Giacomo Leopardi, poeta del quale in anni di profonda solitudine sono stato amico, diceva: noi veniamo dal nulla e precipiteremo nel vuoto ma, fra questo vuoto e quel nulla, câ???¨ il pieno dellâ??essere comune. Un filosofo che mi ?¨ compagno da molto tempo, Baruch Spinoza, riconosceva che attraverso lâ??odio della solitudine sorgeva e si sviluppava il desiderio della societ?  e cos?¬ si formava lâ??amore del comune. Un altro italiano, sempre immerso in quel comune che chiamiamo â??polisâ?, tale Niccol?² Machiavelli, mentre la rivoluzione umanista stava sfiorendo, si diceva: la natura del comune si istituisce nel ritorno dellâ??attivit?  politica alla propria origine, alla propria forma costituente.
    Vorrei oggi intrattenermi con voi nel commento di questi atti di immaginazione: nella storia alternativa del moderno, in quella linea democratica e sovversiva che rompe quella modernit?  che da Descartes porta a Hegel â??? fra Machiavelli, Spinoza e Leopardi, dunque â??? si definisce lâ??origine come forma costituente, amore e forza che producono il comune.

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    13.07.2011

    Fenomenologia del dolore (fisico) – di Vittorio Curtoni


    Questo articolo ?¨ stato pubblicato dalla rivista Carmilla
    Parlo del dolore fisico. Non di quello mentale, n?© del disagio psichico, n?© dei turbamenti d’amore che chi non ha provato in vita sua? Tutti dolori rispettabili, e capaci di produrre ferite a lunghissima rimarginazione; per?² in questi anni, lottando con un cancro (per il momento in maniera vittoriosa), ho sofferto parecchio nel corpo, per un incidente e per l’altro, e ho fatto alcune riflessioni che vorrei condividere con i lettori del giornale.
    Primo dato, il pi?¹ ovvio: il dolore fisico ?¨ multiforme. Al cento per cento. Assestarsi una martellata su un pollice o avere un’emicrania tremenda sono entrambe esperienze distruttive, per?² d’aroma diverso. Cos?¬ come il mal di denti ?¨ differente, che so, dalla colite. Esiste un’amplissima gamma di dolori, sicch?© nessuno, in vita sua, potr?  mai dire di averli provati tutti. La macchina biologica che ?¨ il corpo umano si sbizzarrisce ogni volta in nuove combinazioni, inedite variazioni sul tema. Come un grande compositore di musica sinfonica o, su un piano pi?¹ godereccio, un grande cuoco.

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    12.07.2011

    Composizione di classe e organizzazione del comune: ripensare la conricerca dentro le lotte del precariato e del lavoro cognitivo


    da Materiali resistenti

    Ritorniamo a Genova, avevamo scritto nel documento di presentazione del seminario di Uninomade. Ritorniamo, simbolicamente, alla Genova delle magliette a strisce, inizio di uno straordinario ciclo di lotte operaie, e alla Genova del movimento globale, genealogia del nostro presente. Ma vi torniamo senza celebrazioni o amore per la continuità lineare: perché tanto è cambiato rispetto al 1960 e anche al 2001, perché il nostro presente è fatto di salti e di rotture, determinate innanzitutto dalle lotte. Allora, dopo un anno di straordinari movimenti dentro l’accelerazione della crisi globale, tornare a interrogarci sul tema della composizione di classe ha significato misurare l’irriproponibilità dei termini in cui tale categoria è stata elaborata dall’operaismo nel ciclo di lotte dell’operaio-massa, e al contempo la necessità di un suo radicale ripensamento nelle nuove coordinate spazio-temporali del lavoro vivo e del capitalismo contemporaneo, dentro la precarietà permanente e la produzione del comune.

    Come, dunque, è possibile pensare nuovamente la composizione del lavoro vivo a partire dalle lotte della scuola e dell’università, dei precari e dei migranti, dal protagonismo delle donne e dai conflitti operai, in Europa e su entrambe le sponde del Mediterraneo, in rete e nella metropoli produttiva? Come si può, collettivamente e dentro il movimento, creare nuove forme di narrazione, mettere in rete le molteplici esperienze di inchiesta, produrre ipotesi comuni di conricerca? Queste e tante altre sono le domande a cui le molte attiviste e attivisti presenti, da varie città ed esperienze collettive, hanno cominciato a dare delle risposte, o quantomeno a mettere in ordine i problemi e i nodi politici. Il percorso di inchiesta avviato da Uninomade a Genova continuerà in autunno con un seminario a Milano sul welfare e uno in inverno a Torino sulle trasformazioni della forma-impresa. È attraverso questo percorso che proviamo ad aprire, insieme a molte e molti, un cantiere di conricerca, ossia un laboratorio in cui pensare e produrre i nuovi arnesi programmatici di una cassetta degli attrezzi comune.

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    3.07.2011

    L’ossimoro del capitalismo ecologista – Intervista al filosofo Emanuele


    ?«Simone Weil diceva che nel socialismo gli individui sono in grado di controllare la macchina tecnologica. Si tratta di capire perch?© ?¨ un’illusione?». Emanuele Severino: ?«Tecnologia e ideologie all’ultimo round di uno sviluppo insostenibile?»
    di Carla Ravaioli (il manifesto del 03/07/2011)
    Con il professor Emanuele Severino affrontiamo l’analisi sulla crescita produttiva, l’obiettivo pi?¹ tenacemente auspicato e perseguito da economisti, imprenditori, governi, politici di ogni colore, e di conseguenza da tutti invocato anche nel discorrere pi?¹ feriale.
    Questo continuo parlare della crescita come di cosa ovvia ?¨ in buona parte dovuto all’ignoranza. Sono decenni che si va intravvedendo l’equazione tra crescita economica e distruzione della terra. Comunque, ?¨ tutt’altro che condivisibile l’auspicio di una crescita indefinita.
    Professore, sta dicendo che l’economia ?¨ una scienza consapevole delle conseguenze negative della crescita?
    Ha incominciato a diventarne consapevole: l’auspicio di una crescita indefinita va ridimensionandosi. Anche nel mondo dell’intrapresa capitalistica – la forma ormai pressocch?¨ planetaria di produzione della ricchezza – ci si va rendendo conto del pericolo di una crescita illimitata; (anche se poi si fa ben poco per controllarla). Vent’anni fa, quando lei scrisse quel suo bel libro che interpellava numerosi economisti a proposito del problema dell’ambiente, la maggior parte degli intervistati affermava che quello del rapporto tra produzione economica ed ecologia era un falso problema. Oggi non pochi economisti sono molto pi?¹ cauti e anche le dichiarazioni dei politici sono diverse da venti o trent’anni.
    Per?² non fanno che invocare crescita, senza nemmeno nominarne i rischi.
    In periodo di crisi economica, di fronte al pericolo immediato di una recessione, ?¨ naturale che si insista sulla necessit?  della crescita. Purtroppo per?² lo si fa riducendo il problema alle sue dimensioni tattiche, ignorandone la dimensione strategica.

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    13.06.2011

    Tra gli scaffali della Vaticana spunta il manoscritto dell’Etica di Spinoza


    Grazie al lavoro di ricerca di una studiosa del Cnr e di un professore olandese è stato portato alla luce il testo autografo del filosofo olandese.
    Da ‘Il Giornale’, lunedì 06 giugno 2011

    Le biblioteche, soprattutto quelle grandi, ricche e prestigiose come la Vaticana di Roma, sono sempre in grado di svelare tesori inestimabili. L’ultima «scoperta» si deve a una ricercatrice italiana e a un professore olandese che tra i codici della Vaticana hanno trovano nientemento che l’unico manoscritto esistente dell’«Etica» di Baruch Spinoza. Il ritrovamento si deve a Pina Totaro, ricercatrice del Cnr, e a Leen Spruit, professore di storia della filosofia all’università «La Sapienza» di Roma.
    Il testo, copiato da Pieter van Gent, amico di Spinoza, e portato a Roma dal celebre anatomista danese Niels Stensen (anch’egli conoscente del filosofo olandese di famiglia ebraica), che lo consegnò all’Inquisizione dopo la sua conversione al cattolicesimo, costituisce la prima e l’unica versione manoscritta attualmente nota del capolavoro spinoziano, l’«Etica more geometrico demonstrata».
    Il manoscritto datato 1675 verrà pubblicato presso la casa editrice olandese Brill di Leiden, che ha annunciato l’eccezionale scoperta. Le varianti del manoscritto forniranno ulteriori materiali per la preparazione della nuova edizione critica delle opere di Spinoza in corso a Parigi sotto la direzione di Pierre-François Moreau. Finora le edizioni dell’«Etica» di Spinoza si appoggiavano su testi postumi. L’«Etica» spinoziana fu pubblicata nel 1677, l’anno della morte del suo autore, in due versioni: l’originale in latino, all’interno della raccolta «Opera Posthuma», e in traduzione olandese nel volume «De Nagelate Schriften».
    È su entrambe le edizioni postume che i tradutti dovevano basarsi, non possedendo nessun manoscritto di Spinoza, all’eccezione di qualche lettera. La scoperta compiuta nella Biblioteca Vaticana, dove il manoscritto arrivò nel 1922 dagli Archivi dell’Inquisizione, rivoluzionerà gli studi spinoziani. Nel manoscritto è infatti possibile osservare le correzioni, essenzialmente stilistiche, che furono effettuate per le due pubblicazioni del 1677.

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    1.06.2011

    Sfregiare l’effige: bio-grafia e politica dopo Milano


    In dialogo con Gabriele

    Esistono dei croisements tra il tempo biografico e quello politico.Essi s’incrociano ma non coincidono. In qualche maniera, questi croisements tu li leggi solo dal tempo ‘pubblico-politico’. Essi, invece, sono costituiti anche da resistenze, persistenze, attraversamenti e tenute anche solo ed esclusivamente biografici, che non possono essere sussunti, si diceva una volta, nell’icona pubblica autoreplicatasi di B., nè in una sfera solo pubblica. Solo, perchè soluta, sciolta da quelle che erano pratiche di resistenza anche individuali, non evidenti, biografiche.

    Conosco decine di persone, anche e soprattutto ‘semplici’, come diceva Francesco, che hanno resistito in questo tempo duro. Queste ‘pratiche di resistenza’, che l’ultimo Foucault avrebbe certamente chiamato ‘etiche della cura di sé come pratiche riflesse di libertà’, nominano un tempo biografico che non è di noia, ma di tessitura e rimodulazione, di ‘tesoro’, se posso chiamarlo così, che nei tempi duri è necessario conservare.

    In più, mi sento di aggiungere, quello che hai scritto rimanda ad un’idea della fine – cioè, di fondo, della soglia e del ‘varcare una soglia’ – molto asfittica – e lo dico in un senso alto e non critico né polemico.

    Tu domandi: cosa rimarrebbe? I miei amici gnostici ti risponderebbero che il ‘resto’, ciò che rimane è, precisamente, ciò che non rientra, che eccede, la perfezione del regno pleromatico, la perfezione della reintegrazione dopo la caduta.

    Cioè, di fondo, rimane ciò che quell’icona che tu nomini non ha saputo sino in fondo ‘exploiter’, consumare sino in fondo.

    E cioè: una resistenza che lascia ricordi – appunto il ‘resto’, un’esperienza senza misura di sopportazione e reazione, l’emozione di vedere, finalmente, riconosciuta questa dura esperienza della persistenza e della memoria democratica che ha saputo attraversare 20 anni di tentativi di dominio, cancellazione, estinzione.
    Ed ha condotto a sfregiare, sì: sfregiare, l’effige (per usare le tue parole).

    In questo senso, lo sfregio di questa effige è, sì, anche, bio-grafia, grafia sulla vita, e riconduce, insieme, sia alle ferite subite che al segno in volto – Milano – che una volta e per sempre, democraticamente, pubblicamente e politicamente, è stato finalmente inferto.

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    25.05.2011

    Latrine ministeriali


    Prima i Ministeri, adesso i dipartimenti, domani solo degli uffici, dopodomani qualche stanza, alla fine solo i cessi: così la Lega meriterebbe di sentirsi dire sugli spostamenti sull’asse freccerossa Roma-Milano….

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