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  • 13.06.2011

    Tra gli scaffali della Vaticana spunta il manoscritto dell’Etica di Spinoza


    Grazie al lavoro di ricerca di una studiosa del Cnr e di un professore olandese è stato portato alla luce il testo autografo del filosofo olandese.
    Da ‘Il Giornale’, lunedì 06 giugno 2011

    Le biblioteche, soprattutto quelle grandi, ricche e prestigiose come la Vaticana di Roma, sono sempre in grado di svelare tesori inestimabili. L’ultima «scoperta» si deve a una ricercatrice italiana e a un professore olandese che tra i codici della Vaticana hanno trovano nientemento che l’unico manoscritto esistente dell’«Etica» di Baruch Spinoza. Il ritrovamento si deve a Pina Totaro, ricercatrice del Cnr, e a Leen Spruit, professore di storia della filosofia all’università «La Sapienza» di Roma.
    Il testo, copiato da Pieter van Gent, amico di Spinoza, e portato a Roma dal celebre anatomista danese Niels Stensen (anch’egli conoscente del filosofo olandese di famiglia ebraica), che lo consegnò all’Inquisizione dopo la sua conversione al cattolicesimo, costituisce la prima e l’unica versione manoscritta attualmente nota del capolavoro spinoziano, l’«Etica more geometrico demonstrata».
    Il manoscritto datato 1675 verrà pubblicato presso la casa editrice olandese Brill di Leiden, che ha annunciato l’eccezionale scoperta. Le varianti del manoscritto forniranno ulteriori materiali per la preparazione della nuova edizione critica delle opere di Spinoza in corso a Parigi sotto la direzione di Pierre-François Moreau. Finora le edizioni dell’«Etica» di Spinoza si appoggiavano su testi postumi. L’«Etica» spinoziana fu pubblicata nel 1677, l’anno della morte del suo autore, in due versioni: l’originale in latino, all’interno della raccolta «Opera Posthuma», e in traduzione olandese nel volume «De Nagelate Schriften».
    È su entrambe le edizioni postume che i tradutti dovevano basarsi, non possedendo nessun manoscritto di Spinoza, all’eccezione di qualche lettera. La scoperta compiuta nella Biblioteca Vaticana, dove il manoscritto arrivò nel 1922 dagli Archivi dell’Inquisizione, rivoluzionerà gli studi spinoziani. Nel manoscritto è infatti possibile osservare le correzioni, essenzialmente stilistiche, che furono effettuate per le due pubblicazioni del 1677.

    scritto da millepiani
    come una traccia
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    1.06.2011

    Sfregiare l’effige: bio-grafia e politica dopo Milano


    In dialogo con Gabriele

    Esistono dei croisements tra il tempo biografico e quello politico.Essi s’incrociano ma non coincidono. In qualche maniera, questi croisements tu li leggi solo dal tempo ‘pubblico-politico’. Essi, invece, sono costituiti anche da resistenze, persistenze, attraversamenti e tenute anche solo ed esclusivamente biografici, che non possono essere sussunti, si diceva una volta, nell’icona pubblica autoreplicatasi di B., nè in una sfera solo pubblica. Solo, perchè soluta, sciolta da quelle che erano pratiche di resistenza anche individuali, non evidenti, biografiche.

    Conosco decine di persone, anche e soprattutto ‘semplici’, come diceva Francesco, che hanno resistito in questo tempo duro. Queste ‘pratiche di resistenza’, che l’ultimo Foucault avrebbe certamente chiamato ‘etiche della cura di sé come pratiche riflesse di libertà’, nominano un tempo biografico che non è di noia, ma di tessitura e rimodulazione, di ‘tesoro’, se posso chiamarlo così, che nei tempi duri è necessario conservare.

    In più, mi sento di aggiungere, quello che hai scritto rimanda ad un’idea della fine – cioè, di fondo, della soglia e del ‘varcare una soglia’ – molto asfittica – e lo dico in un senso alto e non critico né polemico.

    Tu domandi: cosa rimarrebbe? I miei amici gnostici ti risponderebbero che il ‘resto’, ciò che rimane è, precisamente, ciò che non rientra, che eccede, la perfezione del regno pleromatico, la perfezione della reintegrazione dopo la caduta.

    Cioè, di fondo, rimane ciò che quell’icona che tu nomini non ha saputo sino in fondo ‘exploiter’, consumare sino in fondo.

    E cioè: una resistenza che lascia ricordi – appunto il ‘resto’, un’esperienza senza misura di sopportazione e reazione, l’emozione di vedere, finalmente, riconosciuta questa dura esperienza della persistenza e della memoria democratica che ha saputo attraversare 20 anni di tentativi di dominio, cancellazione, estinzione.
    Ed ha condotto a sfregiare, sì: sfregiare, l’effige (per usare le tue parole).

    In questo senso, lo sfregio di questa effige è, sì, anche, bio-grafia, grafia sulla vita, e riconduce, insieme, sia alle ferite subite che al segno in volto – Milano – che una volta e per sempre, democraticamente, pubblicamente e politicamente, è stato finalmente inferto.

    scritto da millepiani
    come in-comune
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    25.05.2011

    Latrine ministeriali


    Prima i Ministeri, adesso i dipartimenti, domani solo degli uffici, dopodomani qualche stanza, alla fine solo i cessi: così la Lega meriterebbe di sentirsi dire sugli spostamenti sull’asse freccerossa Roma-Milano….

    scritto da millepiani
    come una scheggia
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    25.11.2010

    La forza e la lontananza. A capo


    Non mancheranno di colpire. Colpiranno all’altezza della sfida.
    Cercare di riempire il corpo vuoto della politica, il suo centro, implica, bisogna saperlo, sapere reggere la reazione.

    Il tentativo di prendere possesso dei luoghi di rappresentanza vuoti della politica da parte del movimento universitario è il gesto più alto di denudamento di una sovranità senza senso e reiterata, di una pornografia del potere senza nemmeno più voglia, reiterata, ripetuta, mimata a destra come a sinistra.
    Questo tentativo, in un tempo di deserto e svuotamento, è il gesto di maggiore senso e coraggio posibile.
    Poichè esso non è la presa del potere, ma la messa in forma del vero, la messa in forma e la ripresa di una sovranità senza mediazione, di una presenza politica senza più rappresentanza, ormai da lunghi anni, questo tentativo di rappresentazione della rappresentanza senza delegazione riporta al centro il corpo vessato del popolo che chiede conto delle proprie ferite, della propria cancellazione, del silenzio a cui sembrerebbe condannato.
    Non il popolo dei perduti e dei frantumati, ma il popolo di un’informe presentazione della rappresentanza completamente oltre, lontana dalle sporgenze infami ed insensate della politica italiana novecentesca.
    I meschini togli-pulci del potere, i commentatori educati dei giornali di proprietà, le iene e le falene dei giornali democratici vesseranno e spiegheranno, sputeranno, aduleranno per poi dimenticare, chiameranno i loro sondaggisti per capire e, poi, vomitare.

    Lontani, ormai è tutto troppo lontano per dar conto, di nuovo, a questo circo.

    Nulla è da spiegare perchè, di fronte il tentativo di irruzione nel luogo vuoto della sovranità, le litanie dei commentatori crollonano, gli exit-pools dei padri politici, le istituzioni violate vengono prese da dissenteria del nulla di presenza, dalla merda che li abita.

    Lontani, finalmente altrove. Con pazienza e finalmente. In silenzio.

    Con forza, finalmente altra.

    scritto da millepiani
    come in-comune
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    3.11.2010

    Dedicata a due critiche – Nicola Perullo e Taibon


    a partire da qui:

    http://sentierinterrotti.wordpress.com/2010/10/30/la-villa-di-hardcore/

    emilio/millepiani
    30 ottobre 2010 14:35

    è il solito pezzo inutile del solito fenomenologo.
    Husserl morì solo, avendo davanti la copia di ‘Essere e tempo’ da cui MH tolse la dedica.
    E’ di una tristezza infinita vedere il ‘non volersi esporre ma forse sì’ passare come ‘il volersi impegnare, ed anche con sforzo’.
    è uno dei pezzi più inutili che abbia mai letto in vent’anni di potenza berlusconiana.
    Lo dico da filosofo, e, a differenz di MF, mi assumo le responsabilità e a chi non capisca le mie parole ,posso anche spiegargli il perchè di quel che dico.
    Non assolve nessuno, questo pezzo, dalla propria inconsistenza.
    Emilio Raimondi

    besagter Taibon
    30 ottobre 2010 14:35
    un filosofo non scrive così, Raimondi, usa un altro linguaggio. #

    np permalink
    30 ottobre 2010 14:35

    Caro Filosofo Emilio Raimondi, il tuo livore è inversamente proporzionale all’argomentazione che porti. Visto che dici di assumerti la responsabilità di spiegare le tue parole a chi non ti capisce, e dato che io non ti capisco, mi piacerebbe:
    a) sapere in che senso Ferraris sarebbe un “fenomenologo”; e (come dici su Facebook) un “fenomenologo finto”
    b)sapere cosa c’entra, in questo contesto, il riferimento a Husserl che morì solo tradito da Heidegger.
    c)conoscere un tuo esempio di pezzo “utile” in “vent’anni di potenza berlusconiana”; e “utile” a chi e a cosa (visto che la potenza berlusconiana mi pare accresciuta di molto in questi vent’anni, se ci sono stati pezzi utilissimi io non me ne sono accorto).
    Ti ringrazio delle spiegazioni che vorrai eventualmente darmi. Ti avviso, però: sono un fiero allievo di Derrida, che non vorrei fosse da te stigmatizzato come un “inutile fenonomenologo” irresponsabile, al contrario, per esempio, di Foucault e Deleuze. E’ una canzoncina che ho già sentito in innumerevoli assemblee, centri sociali e in tanti “utili” dibattiti vespertini, per cui se così tu la pensassi, ti prego, non ripetermelo.
    Nicola Perullo

    ******************

    Com’è d’obbligo in filosofia, rispondo ’non a caldo’ a rilievi molto caldi ’dedicatemi’ dopo alcune righe scritte su Maurizio Ferraris.
    La prima cosa che vorrei fare rilevare è che quello che ho scritto attiene a Maurizio Ferraris e a nessuno dei commentatori.
    Non è cosa da poco. I rilievi a me fatti sono invece ’dedicati’. Nessun problema.

    Vorrei immediatamente dire che i filosofi parlano come vogliono, anche molto violentemente, Nietzsche e Schopenhauer ne sono campioni – e come ben attestato in tutta la testimonianza platonica su Socrate.
    Non perdo assolutamente nemmeno un rigo a confutare la frase: "I filosofi non parlano così". La mia è acqua bollita rispetto – cito semplicemente UNA SOLA COSA – la risposta sputata in faccia alla città di Atene che Socrate pronuncia dopo la prima condanna e prima della condanna a morte, come riportata nell’Apologia di Socrate’.
    Io non sono responsabile dell’idea, balzana, che i filosofi non s’incazzino come animali – lo sanno tutti quelli che fanno filosofia – così come non sono responsabile del fatto che uno non abbia letto o percepito la violenza catastrofica presente nell’ ’Apologia’. Si tratta o di leggere o di capire.

    Altrimenti si pone l’intervento di Nicola Perullo. Prima risponderei ’precisamente’, poi direi la mia.

    1) il percorso di formazione e di proiezione accademica di Ferraris non incrocia in niente la fenomenologia se non quando ottiene la cattadra. Prima, per storia, testimonianza ed evidenza, la sua parabola è intimamente legata alla decostruzione. Nicola Perullo, per età e formazione, dovrebbe ben sapere che fenomenologia, esito della fenomenologia, decostruzione, fenomenologia degli oggetti sociali sono quattro cose diverse. Non solo, Nicola Perullo dovrebbe sapere ancor di più per formazione, che in Italia la scuola fenomenologica non attiene alla scuola torinese, dove si è formato Maurizio Ferraris. Ancor di più, Nicola Perullo dovrebbe sapere a menadito che Maurizio Ferraris è il migliore allievo di Gianni Vattimo che, appunto, non ha alcuna formazione fenomenologica, non attenendo alla scuola fenomenologica milanese.
    Ed allora, spieghiamo cosa sia successo.
    E’ successo che, nel momento in cui la messa in cattedra di Maurizio Ferraris si è compiuta, la proiezione ’decostruzionista’ (’Storia del’ermeneutica’ – do you remember?, Bompiani…-) la pagina si è girata.
    Arriviamo all’aggettivazione, ’falso’.
    Poichè io vengo, come anche Nicola Perullo – ma, a questo punto ne dubito che abbiamo seguito la stessa scuola, op forse lui si è distratto… – poichè io vengo dalla scuola storica pisana, ho cercato invano un testo di radicale messa in discussione del persorso ’decostruzionista’ di MF.
    Diciamocelo ’fra noi’: come il percorso di Paul Ricoeur, al contrario.
    Poichè io sono stato abituato dalla scuola storica pisana – Nicola Badaloni e Remo Bodei, che ho seguito personalmente – a definire storicamente i termini che uso, io ho usato il termine ’falso’ nei termini in cui chi pratica filosofia sa come si usa: il ’falso’, in filosofia, è il falsificabile poichè non attraversato, riletto ed esposto (definizione che viene dal padre della filosofia della scienza in Italia, Francesco Barone – che ho seguito personalmente e da i cui appunti prendo letteralmente questa definizione – padre insieme a Ludovico Geymonat.)
    Se solo un libro mi sta indicare la risoluzione del percorso precedente e l’apertura del nuovo, io sono pronto a discuterne. Altrimenti è una reazione contro di me che non coglie la verità della cosa, verità che attiene alla storia della filosofia italiana ed, in specifico, alla storia della scuola filosofia torinese. Se Nicola Perullo ne sa.

    b) il riferimento alla dedica per Husserl d’origine ebraica, ritirata, in tempo di nazismo, da Heidegger, attiene, precisamente, a quella storia per cui i maestri, a volte, si cancellano, anche nella dedica – e non nego l’iperbole del paragone – visto ciò che c’è davanti ai nostri occhi rispetto Husserl ed Heidegger, precisamente cancellata come gesto di distanza, nel tempo dell’esposizione – non dimentichiamo che Gianni Vattimo, maestro di Maurizio Ferraris, è stato candidato ed eletto per il PDCI al parlamento europeo – partito che riscuote le mie simpatie come Silvio ’bunga bunga’ Berlusconi.

    c) non conosco pezzi utili di filosofi in vent’anni di berlusconismo. Da ascoltatore venticinquennale di musica classica, il più inutile mi parve questo – valutazione personale, ma confortata dal fatto che, biograficamente, per sei anni ho assistito alle lezioni di Emanuele Severino che, ti assicuro, a confronto, visto che è anche autore, e nemmeno cattivissimo, di musica classica, erano come quelle di Schopenhauer a Berlino. Sai, dei rilettori cialtronesci delle opere di Mozart, forse l’hai dimenticato, ce ne sono stati tanti…..

    Sono allievo diretto di Jean-Luc Nancy e Philippe Lacoue-Labarthe, ho studiato storia della filosofia con Nicola Badaloni e Remo Bodei, filosofia della scienza con Francesco Barone, Wittgenstein, come sai, con AG Gargani, psicologia con Umberto Galimberti, fenomenologia con Roberta De Monticelli a Ginevra, teoretica, a Venezia, con Emanuele Severino, teoria della letteratura con Francesco Orlando e Letteratura Tedesca con Luciano Zagari, Storia moderna con Adriano Prosperi e Paolo Viola, Contemporanea con Claudio Pavone.
    E questo, per dire, che, insieme, dai maestri prendo il meglio – ed io ho frequentato il meglio in tutta Europa.
    E dei maestri me ne fotto.

    Ho imparato, per prima cosa, a leggere, dalla grande scuola storico-filosofica pisana, lentamente, i percorsi e gli scarti, le infamie e i nascondimenti, i silenzi e le urla.
    Ribadisco, senza arretrare di un millimetro, e non per posizione ideologica, che quello di Maurizio Ferraris è un pezzo sciocco, falso, inutile.
    Filosoficamente inconsistente, come, purtroppo, ultimamente accade al Laboratorio sugli oggetti sociali della scuola torinese.

    Tutto qui.

    p.s. aggiungo, ed ’in speculum’, che esiste una grande versione, appena trovata su youtube, del vero, immenso, direttore fenomenologo, dichiarato, del Don Giovanni mozartiano, che, ovviamente, quando si cita il Don Giovanni per ’spiegare’, non si ha idea nemmeno di potere intuire. E’ Sergiu Celibidache, che gli ignoranti filosofi fenomenologi che parlano della musica mozartiana non conoscono, non citando.

    scritto da millepiani
    come un amore per la filosofia
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    20.10.2010

    Avetrana: una riflessione teologica laica.


    [Questa nota è stata scritta più di una settimana fa. Non ho modificato una sola sillaba. Non ha necessità di essere cambiata in nulla. Nulla è stato cambiato poichè la ’filosofia’ – cioè il discorso che parla di ’dio’ nel suo legame con le creature attraverso la creazione e che con gli occhi delle creature vede il mondo, le creature nel loro stare al mondo, nel loro scegliere il male, vede le creature domandare il perchè del male e il suo possibile legame con ’dio’ attraverso la creazione – nulla è stato cambiato poichè la filosofia ’vede’ meglio di qualsiasi pretesa verità giornalistica, di qualsiasi accertamento giudiziario, di qualsiasi teologia della giustificazione].

    Lo statuto creaturale pensato oggi poggia, ontologicamente, su una mancanza. La creatura ritorna alla sua pienezza nel momento in cui la sua esistenza ritrova ’il mancante’. La presenza del male nel cuore dell’esistenza creaturale, nella tipizzazione teologica che se ne è fatta in duemila anni, non mette in questione nulla della creazione, del creatore.Solo in alcune punte abissali questa presenza è stata pensata come consustanziale alla creazione stessa.

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    scritto da millepiani
    come Al di la' del commentabile
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    29.08.2010

    Policlinico di Messina: la rissa in sala parto. I nomi dei medici


    Visto che tutta la stampa locale – Gazzetta del Sud, Tempo Stretto, Il Normanno, il corrispondente della Repubblica Rosario Pasciuto – ha scelto di non rendere noti i nomi dei due medici protagonisti della rissa in sala parto al Policlinico di Messina, mentre una donna stava per partorire, li rendiamo noti. Sono Antonio De Vivo e Vincenzo Benedetto.

    Quale che siano gli esiti dell’inchiesta amministrativa e giudiziaria, non aver fatto i nomi dei protagonisti viola la prima delle 5 regole giornalistiche, regole che impongono di chiedersi il CHI, il DOVE, il QUANDO, il COME ed il PERCHE’di ogni fatto riportato.
    Sarebbero regole semplici. Sarebbero.
    La risposta al perchè la prima, la più banale, questa volta non sia stata rispettata la lasciamo alla libera interpretazione.

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    scritto da millepiani
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    6.08.2010

    Lingue, patrie, dialetti


    A partire da una mera osservazione dei fatti.

    Vengo da una terra dove la comunicazione ’esistenziale’, diretta, avviene in dialetto. In Sicilia, come sanno i professori di glottologia siciliana, il dialetto non è una lingua parallela, ma la lingua madre perchè altra: in questo senso attiene alla ’comunicazione esistenziale’. Faccio un esempio: da tre giorni a casa mia ci sono gli operai: hanno da intervenire per evitare infiltrazioni d’acqua. Bene: nessuna comunicazione è avvenuta in italiano, solo in siciliano dell’area linguistica dello Stretto.
    Scena seconda: ho abitato 7 anni in Svizzera tedesca. Non ho mai praticato l’Hochdeutsch poichè lo SD è la lingua praticata IN TUTTI i Cantoni di lingua tedesca. Lo HD è la sfera pubblica, è una lingua che non interviene, nè interferisce, nelle relazioni individuali-private, nelle relazioni amorose, non si istituisce come ’lingua di letto’ – in tutti i termini in cui questa formula può essere declinata. Lo HD è la lingua del ’pubblico’, dell’esterno, universitaria come istituzionale, documentale come ’altra’. Si preferisce, in Svizzera tedesca, parlare in francese o italiano con uno straniero, a tavola o mentre si conversa, che in HD – lo dico per esperienza diretta. I ’piccoli contadini’ che gli svizzeri germanofoni sono – definizione loro – di fronte l’altezza e l’abissalità dell’HD, compiono un gesto di sovversione silenziosa e non sospetta – scriverebbe Edmond Jabès – per praticare scarto ed autonomia dalla ’Grande Madre’ linguistica.

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    scritto da millepiani
    come Südtirol-Alto Adige
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    30.07.2010

    25 ragazze per me


    da Repubblica on-line:

    21:20 Terminato vertice Pdl
    Si è concluso il vertice tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl. Il cavaliere ha lasciato Palazzo Grazioli per dirigersi al Castello di Tor Crescenza, dove ha in programma una cena con 25 deputate del Popolo della Libertà.

    Upload – 23.06 […] Il premier, riferiscono alcune partecipanti, ha accolto le sue ospiti di buon umore raccontando anche diverse barzellette.

    scritto da millepiani
    come Al di la' del commentabile
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    30.07.2010

    Esterrefatti


    Quello che lascia esterrefatti è come siamo arrivati a pensare Gianfranco Fini, da sinistra, come unico e ultimo efficace difensore della dignità repubblicana.

    Technorati :
    Del.icio.us :

    scritto da millepiani
    come una politica
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