Milleplateaux - materiali filosofici
di Giorgio Montefoschi - Corriere 3.1.15 - «Eccentrico già agli occhi dei contemporanei. Troppo ricco ed esibizionista, un dilettante di genio difficile da collocare». Così Giulio Busi -- uno dei maggiori esperti di ebraismo medievale e rinascimentale -- abbozza un primo ritratto di Giovanni Pico della Mirandola all'inizio della splendida introduzione del Millennio Einaudi (curato poi da lui stesso e Raphael Ebgi) intitolato, appunto, Giovanni Pico della Mirandola. Mito, magia, qabbalah .
Non è un ritratto semplice. Perché se c'è un personaggio enigmatico, un «camaleonte» spavaldo e sfuggente, un «ospite illustre e scomodo della cultura italiana», quello è proprio il Conte della Mirandola. Protetto da Lorenzo de Medici -- uno «tra i pochissimi che riuscì a confrontarsi con lui (quasi) alla pari» -- e amico del Poliziano e del Savonarola (severo, costui, nei suoi confronti, per non essersi voluto fare frate domenicano, dunque convinto che la sua anima si sarebbe fermata in Purgatorio); sodale e rivale di Marsilio Ficino, il filosofo che a Firenze stava introducendo gli studi platonici; dotato di una memoria fuori del comune; conoscitore di tutto quello che si poteva conoscere della cultura classica e insieme «scopritore» della qabbalah; attratto dalla magia e dai maghi (poiché «come il contadino marita gli olmi alle viti, così il mago la terra al Cielo»); frequentatore precoce delle più importanti aule universitarie italiane e francesi, nonostante uscisse da un ambiente provinciale e da una famiglia feudale «più dedita alle armi che agli ozi letterari»; autore di opere -- come l' Orazione sulla dignità dell'uomo e le 900 Conclusiones -- che per l'intreccio dei saperi provocano una vera «vertigine intellettuale», Pico è nel medesimo tempo uomo di mondo e mistico, asceta e rubacuori, ma la sua scala va dritta verso il cielo: alla ricerca delle perle smarrite.
Il 1486 -- racconta Giulio Busi, che nei confronti di Pico nutre ogni indulgenza -- è un anno cruciale e frenetico per il Conte della Mirandola. Appena ventitreenne, ha già un posto di rilievo nell'ambiente culturale fiorentino.

Avvenire, 26 febbraio 2015 - Sull'adesione di Heidegger al nazismo, sugli atti del suo anno di rettorato, sul lungo processo di "epurazione" che egli sub���� dopo la guerra, sui rapporti con il suo maestro Husserl, con Jaspers e Hannah Arendt, sul suo distacco dalla Chiesa cattolica, sulle giustificazioni del suo operato esposte nell'intervista postuma molto ���� stato scritto. Indubbiamente, se ci sono ragioni che militano contro la tesi di quei detrattori di Heidegger per i quali la sua filosofia sarebbe puro e semplice nazismo, non pu���� per���� non suscitare le pi���� serie perplessit���� il fatto che le sue idee non gli furono di ostacolo all'accettazione della concezione nazionalsocialista della vita e dello Stato.

Avvenire, 26 febbraio 2015 - Sull'adesione di Heidegger al nazismo, sugli atti del suo anno di rettorato, sul lungo processo di "epurazione" che egli subì dopo la guerra, sui rapporti con il suo maestro Husserl, con Jaspers e Hannah Arendt, sul suo distacco dalla Chiesa cattolica, sulle giustificazioni del suo operato esposte nell'intervista postuma molto è stato scritto. Indubbiamente, se ci sono ragioni che militano contro la tesi di quei detrattori di Heidegger per i quali la sua filosofia sarebbe puro e semplice nazismo, non può però non suscitare le più serie perplessità il fatto che le sue idee non gli furono di ostacolo all'accettazione della concezione nazionalsocialista della vita e dello Stato.

Avvenire, 26 febbraio 2015 - Sull'adesione di Heidegger al nazismo, sugli atti del suo anno di rettorato, sul lungo processo di "epurazione" che egli subì dopo la guerra, sui rapporti con il suo maestro Husserl, con Jaspers e Hannah Arendt, sul suo distacco dalla Chiesa cattolica, sulle giustificazioni del suo operato esposte nell'intervista postuma molto è stato scritto. Indubbiamente, se ci sono ragioni che militano contro la tesi di quei detrattori di Heidegger per i quali la sua filosofia sarebbe puro e semplice nazismo, non può però non suscitare le più serie perplessità il fatto che le sue idee non gli furono di ostacolo all'accettazione della concezione nazionalsocialista della vita e dello Stato.

Avvenire, 26 febbraio 2015 - Sull'adesione di Heidegger al nazismo, sugli atti del suo anno di rettorato, sul lungo processo di "epurazione" che egli subì dopo la guerra, sui rapporti con il suo maestro Husserl, con Jaspers e Hannah Arendt, sul suo distacco dalla Chiesa cattolica, sulle giustificazioni del suo operato esposte nell'intervista postuma molto è stato scritto. Indubbiamente, se ci sono ragioni che militano contro la tesi di quei detrattori di Heidegger per i quali la sua filosofia sarebbe puro e semplice nazismo, non può però non suscitare le più serie perplessità il fatto che le sue idee non gli furono di ostacolo all'accettazione della concezione nazionalsocialista della vita e dello Stato.

da Uninomade

Giacomo Leopardi, poeta del quale in anni di profonda solitudine sono stato amico, diceva: noi veniamo dal nulla e precipiteremo nel vuoto ma, fra questo vuoto e quel nulla, c������?����?����?���� il pieno dell������?����?��essere comune. Un filosofo che mi ��?���� compagno da molto tempo, Baruch Spinoza, riconosceva che attraverso l������?����?��odio della solitudine sorgeva e si sviluppava il desiderio della societ��?���� e cos��?���� si formava l������?����?��amore del comune. Un altro italiano, sempre immerso in quel comune che chiamiamo ������?����?polis������?������, tale Niccol��?���� Machiavelli, mentre la rivoluzione umanista stava sfiorendo, si diceva: la natura del comune si istituisce nel ritorno dell������?����?��attivit��?���� politica alla propria origine, alla propria forma costituente.

Vorrei oggi intrattenermi con voi nel commento di questi atti di immaginazione: nella storia alternativa del moderno, in quella linea democratica e sovversiva che rompe quella modernit��?���� che da Descartes porta a Hegel ������?����?? fra Machiavelli, Spinoza e Leopardi, dunque ������?����?? si definisce l������?����?��origine come forma costituente, amore e forza che producono il comune.

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