Giugno 2009 Archives

E' morto Aldo Giorgio Gargani

il 19.06.09 08:57

aldo giorgio gargani

Sulla Carta della democrazia insorgente

La carta della democrazia insorgente è interessante. Raccoglie varie sollecitazioni e alla fine le svela. Peraltro, mentre leggevo il documento, pensavo che molta della riflessione è presente da più di venti anni nel dibattito del post-operaismo italiano ealla fine il riferimento all'articolo di "Luogo comune" chiarisce questo punto. Mi sembra molto chiaro il discorso sulla rappresentanza che consegna alla sua inconcludenza l'attuale dibattito nella sinistra. E' troppo buono con la sinistra nelle istituzioni. Non è stata solo ingenua. C'ha zappato abbondantemente. Fare il parlamentare è comodo. Per tutti. Fare politica per professione pure. C'è vantaggio. Questo non è ininfluente. E' interessante la categoria dell'essere-in-comune (evidenti i riferimenti a Nancy, Agamben ...). Portare un pò di filosofia in politica non fa male. Negri traduce il tutto nel concetto del comune.
Forse non sbaglia. L'essere-in-comune attiene alla condizione di ognuno. Il comune è una categoria politica che nel definire la condizione immagina le istituzioni che la superano. In parte anche il documento prova a farlo.
In mezzo a tante cose interessanti ci sono due punti, a mio modo di vedere, deboli: il ragionamento sulla crisi e le tesi sulla non-violenza.
La crisi è qualcosa di più di quello che il documento dice. Non siamo dentro una parentesi, siamo immersi da tanti anni dentro una crisi strutturale. A differenza di quanto dica tanta parte della sinistra, peraltro, il neoliberismo è stata una risposta alla crisi piuttosto che la sua causa, ed il nuovo intervento degli stati sta continuando il lavoro per mantenere il differenziale sociale e consentire alle elites dominanti di vivere felici anche mentre tutto sta crollando. Non è un caso se la vendita di auto di lusso non ha subito flessioni. Sarebbe utile trovare momenti di approfondimento.
Certo è che l'alternativa non è la decrescita. La decrescita è miseria. Noi dobbiamo desiderare un modello produttivo superiore, non una frenata.
La non-violenza, poi, non mi va giù. Mi sembra così incredibile che la tesi venga espressa da uno storico. E' di una ingenuità allarmante. A parte che ha fatto danni indicibili nel movimento. Arrivando quasi a legittimare gli interventi repressivi. Peraltro è un problema inventato. La violenza, attualmente, sta tutta da una parte. E' chiaro che la "reazione" violenta finisce per "segnare" chi la esercita. Ma, buon dio, perchè non lo raccontiamo ai partigiani, ai parigini che assaltavano la Bastiglia, ai rivoluzionari che sfidavano l'esercito di Batista, ai giovani che si scontravano con la polizia nel maggio francese, ai meravigliosi ragazzi del '77 e a quelli di Genova?

Carta della democrazia insorgente

il 16.06.09 11:30 | No Comments

Carta della democrazia insorgente
Carta, associazione Cantieri sociali e molti altri compagni di strada
[21 Maggio 2009]


[Questo testo è un primo esito di una lunga discussione. La versione base è stata scritta da Mario Pezzella ed è stata poi rivista da varie persone incaricate di riassumere i contenuti degli incontri che i Cantieri sociali e Carta avevano organizzato ai primi di aprile 2008 a Roma, e a novembre in Val di Susa, sul tema dell«altra politica». è un documento aperto, che invitiamo a usare per incontri su come rimediare alla crisi della politica, e per continuare a dibattere su Carta. Alcuni interventi sono giàsu Carta 17 in edicola dal 22 maggio, mentre lunedì 25 il documento sarà presentato nel corso della Scuola per lAlternativa in programma a Torino [via Cialdini 4, ore 20,45]: intervengono Marina Clerico [Politecnico di Torino], Paolo Giardina [ConsulenteTecnico], Andrea Morniroli [Cantieri Sociali], Mario Pezzella [Scuola Normale di Pisa], Marco Revelli [Università del Piemonte Orientale] e Giuseppe Sergi [Università di Torino].]

1. Negli ultimi anni abbiamo assistito allo sgretolamento della democrazia rappresentativa e dello Stato di diritto, che ci eravamo abituati a considerare uno spazio pubblico inalienabile. A lungo la sinistra politica ha coltivato lillusione che lo Stato e le sue rappresentanze parlamentari potessero costituire un luogo «terzo» e neutrale di pacificazione dei conflitti, di superamento dellineguaglianza: per lungo tempo, il conflitto sociale non ha più ricevuto efficace espressione politica.
Il potere economico e politico dominante lascia ora sopravvivere le forme sempre più vuote delle istituzioni democratiche; non le cancella dun colpo e rapidamente, come fecero i totalitarismi del Novecento, ma le priva fino alla paralisi completa di ogni potere concreto e decisionale; le riduce, per sottrazione continua, a inerti simulacri. Questo lento colpo di Stato si è realizzato in Italia secondo un procedimento affine al programma redatto, anni fa, dalla loggia segreta P2, i cui esponenti sono oggi assurti alle più alte cariche dello Stato e a posizioni direttive nei giornali e nelle televisioni. Controllo dellinformazione; presidenzialismo; derisione delle leggi penali e intimidazione della magistratura; eliminazione delle lotte sindacali e dello spazio pubblico. A questi punti del vecchio programma si sono aggiunti il razzismo e il letterale neofascismo della Lega.

2. Parlamento, istituzioni tradizionali della rappresentanza, partiti, sopravvivono come forme di puro spettacolo, tanto più ossessivamente presenti nei talk show televisivi quanto più sostanzialmente privi di ogni potere di decisione. Il regime democratico viene integrato da centri decisionali ufficiosi, servizi e associazioni parallele, lobbies finanziarie e politiche. Questa attività in ombra affianca la scena politica mediatica e spettacolare. Essa si dispone accanto alle istituzioni, alle leggi e agli ordini professionali visibili.
Lo Stato di diritto resta apparentemente intatto: ma le decisioni spettano effettivamente ai poteri paralleli. Non si tratta solo di interventi clamorosi e violenti, ma anche di misure che riguardano lordinaria quotidianità. I concorsi pubblici sono sostituiti da riunioni preliminari ufficiose; le decisioni amministrative sono prese entro consorterie private sottratte a qualsiasi controllo degli elettori; molti reati finanziari sono di fatto depenalizzati, anche se le leggi che dovrebbero punirli restano ufficialmente in vigore.
Questo processo determina la separazione sistematica tra la regola pubblicamente ammessa e il centro decisionale occulto: cinismo, ipocrisia oggettiva, menzogna divengono comportamenti sociali indispensabili per orientarsi in questa sorta di doppio comandosociale permanente. Chi resta legato allapparenza pubblica dello spettacolo [e per esempio si oppone a una decisione di fatto in nome di una norma del diritto] viene minacciato o emarginato. Lunico ordine unificante e indiscusso è la moltiplicazione, laccumulazione del denaro. In suo nome tutto è finalizzato, autorizzato, concesso: e i politici si riducono a zelanti funzionari delle lobby finanziarie e immobiliari che controllano per mezzo loro i comuni e le amministrazioni, luso del territorio.