*Millepiani 1.0 - Scritture e materiali filosofici*
MILLEPLATEAUX - SEZIONE FILOSOFICA DI MILLEPIANI.NET
Millepiani.net 2.0 - Blog rizomatico


16.03.09


E l’uguaglianza fa bene alla crescita della società

Repubblica 16.3.09
La teoria spiegata in un libro appena uscito in Gran Bretagna e già diventato un cult
E l’uguaglianza fa bene alla crescita della società
di Enrico Franceschini

L´ineguaglianza è la madre di tutti i mali: più ampio è il gap tra ricchi e poveri in una società, peggio quella società funziona da ogni punto di vista. È meno solida, meno stabile, più vittima del crimine, con più ignoranza, più gravidanze minorili, più detenuti, più malattie, più obesi, più depressi, più infelicità. Ecco un teorema che piacerebbe ai nostalgici del socialismo vecchia maniera. Eppure, sorpresa, viene da due sociologi che non vogliono affatto ricostruire il socialismo: consigliano semplicemente alle nazioni della terra di seguire il modello della Scandinavia o del Giappone, se vogliono avere una vita migliore. Lo spiegano, con tanto di cifre, grafici, statistiche, in un volume pubblicato in questi giorni in Gran Bretagna: The spirit level. Why more equal societies almost always do better.
Dalle aule di Oxford e Cambridge fino ai corridoi di Downing Street e Westminster, se ne parla come del libro dell´anno, un testo che ogni leader politico, sindacalista, imprenditore illuminato, dovrebbe leggere, specie nel momento in cui, di fronte a una recessione economica e finanziaria forse senza precedenti, tutti si chiedono come ricostruire il capitalismo.


Gli autori, gli inglesi Richard Wilkinson e Kate Pickett, cominciano affermando qualcosa che molti pensano ma non tutti si azzardano a dire, per timore di passare per oscurantisti, improduttivi o lunatici: siamo già abbastanza ricchi. La crescita economica dell´ultimo mezzo secolo ha fatto abbastanza per migliorare le condizioni materiali nei paesi industrializzati (e ha cominciato a migliorarle anche in quelle in via di sviluppo). Ora il compito dell´Occidente sviluppato sarebbe di concentrare i propri sforzi nel tentativo di rendere il reddito dei propri cittadini più ugualitario, almeno quanto quello di Giappone e Scandinavia: non per ragioni morali, non per sentirsi più buoni, non in nome di un egualitarismo socialista, ma perché, così facendo, saremmo tutti meno grassi, staremmo meglio di salute, vivremmo mediamente almeno un anno di più, faremmo vacanze più lunghe, ci fideremmo di più gli uni degli altri, insomma le nostre società sarebbero più armoniose e felici.
Dati alla mano (raccolti dall´Onu, dalla Banca Mondiale, dall´Organizzazione Mondiale della Sanità), i due ricercatori britannici dimostrano che il peggioramento della qualità della vita, come risultato di un aumento della diseguaglianza, risalta ovunque. Praticamente in ogni indice della qualità della vita, si può osservare una forte correlazione tra il livello di ineguaglianza economico di un paese e i suoi risultati sociali.
L´America, ad esempio, è il paese più ricco del mondo, con il reddito medio più alto, ma ha la longevità più bassa tra le nazioni sviluppate, il più alto numero di omicidi, la più alta percentuale di carcerati in rapporto alla popolazione, ed è ai primi posti della classifiche di obesi, di ragazze-madri, di alcolismo, tossicodipendenza, nevrosi. E il paese europeo che ha il più ampio gap tra ricchi e poveri, la Gran Bretagna (dove questo divario è enormemente aumentato, anziché diminuito, nei dodici anni di potere laburista, prima con Tony Blair, ora con Brown), è quello che è in cima alle stesse graduatorie sui problemi sociali e sulla violenza sociale nel nostro continente.
I paesi occidentali dove si vive meglio, afferma il libro, sono quelli dove l´ineguaglianza è più ridotta, e precisamente (nell´ordine) Giappone, Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Belgio, Austria. Quelli dove invece i problemi sociali sono più forti sono quelli nei quali è più forte la diseguaglianza: Stati Uniti, Portogallo, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Israele e, al settimo posto, l´Italia, dove il quinto più ricco della popolazione è 6,7 volte più ricco del quinto più povero (negli Usa la differenza è 8,5 volte, in Giappone 3,4).
Concludono gli autori: diventare ricchi aveva l´effetto automatico di rendere una nazione più sana e più soddisfatta, e non c´è dubbio che il miracolo economico del dopoguerra, in Italia e altrove, sia servito a questo. Ma - nei paesi industrializzati - non funziona più così, anche perché la forbice dell´arricchimento si allarga a beneficio di una élite sempre più ristretta. Si può concordare o meno con la tesi, ma ecco un libro da tradurre subito in italiano e da far leggere ai nostri leader, al governo e all´opposizione.

Technorati Tags: uguaglianza
Bookmark and Share

Pubblicato da millepiani alle 00:00
come una traccia



« «Mio marito Jorges Luis Borges non voleva che la sua agonia fosse trasformata in spettacolo»
Home di Milleplateaux
Né buona né cattiva, la Natura è indifferente »
Powered by Movable Type 4.24. Design by blogstyles. Sito ottimizzato per Firefox.Questa cosa che avete sotto gli occhi - tutti i suoi contenuti - e' pubblicata sotto una Licenza Creative Commons. Andatevi a vedere cosa significa. Per le rogne varie di carattere legale, si sappia che questo sito non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza periodicita' - cioe' quando ci gira - e non puo' considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, e nemmeno un prodotto. Vedete voi cosa sia.
Feed unificato e archivio
archivio generale - autori

 
rss di Milleplateaux, Millepiani Blog 1.0 e Millepiani rizomatico 2.0
Ricerca


Ultimi posts
Platone era un illuminista - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
Platone era un illuminista - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
Platone era un illuminista - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Cosa vuol dire la salvezza al di fuori della Chiesa" - la risposta di Vito Manuso a Enzo Bianchi
La fatica di ascoltare - Enzo Bianchi, priore di Bose, su 'Disputa su Dio' di Augias-Mancuso
"Torniamo al pensiero forte - Perchè servono le utopie" di S. Zizek
Ultimi posts Millepiani 1.0, 2.0 e Milleplateaux
Categorie
  • un'analisi
  • una critica
  • una recensione
  • una teologia politica
  • una traccia
Archivi
Archivio generale
Maggio 2009
Aprile 2009
Marzo 2009
Novembre 2008
Ottobre 2008
Aprile 2008
Marzo 2008
Febbraio 2008
Gennaio 2008
Novembre 2007
Ottobre 2007
Settembre 2007
Agosto 2007
Luglio 2007
Marzo 2007

Technorati Profile