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15.03.09


«Mio marito Jorges Luis Borges non voleva che la sua agonia fosse trasformata in spettacolo»

Vedova dello scrittore argentino Jorge Luis Borges
Conversando con Maria Kodama
«Mio marito Jorges Luis Borges non voleva che la sua agonia fosse trasformata in spettacolo»
intervista di Laura Lucchini

L’UNnità - l’Unità 15.3.09 - BERLINO. Da quando aveva 16 anni, María Kodama (Buenos Aires 1945) è stata prima l’allieva, poi la segretaria e infine la sposa e la musa di Jorge Luis Borges. Ha viaggiato con lui per il mondo raccontando i luoghi che lo scrittore non poteva vedere, leggendo i libri che lui non poteva più leggere e scrivendo le parole che lui di notte sognava. Borges aveva perso la vista e lei era diventata i suoi occhi. Dice che per lei Borges è stato quello che Ettore fu per Andromaca, o anche semplicemente «la mia metà». Da 22 anni, questa donna minuta e distante è la memoria vivente dello scrittore argentino e gira il mondo con la missione di diffondere la sua opera. Lo fa con devozione religiosa.
María Kodama si trovava questa settimana a Berlino per presentare all’Istituto Cervantes la mostra El Atlas de Borges (L’Atlante di Borges), un percorso fotografico dei viaggi e degli incontri che insieme fecero in tutto il mondo. Kodama conobbe la malvagità dopo essersi sposata, quando la stampa argentina iniziò a scavare nell’intimo della coppia, scandalizzata per un matrimonio che considerava inopportuno (Borges era molto più vecchio di lei), mentre lei assisteva a Ginevra le ultime settimane dell’autore dell’Aleph. Ora è la proprietaria universale dei diritti d’autore dell’immensa opera dello scrittore e la sua gestione di questo inestimabile patrimonio culturale è stata spesso criticata da persone che furono vicine al maestro. Senz’altro però, la polemica più dolorosa è stato il recente tentativo del governo argentino, di portare le spoglie di Borges al cimitero de la Recoleta a Buenos Aires. Una lobby porteña (di Buenos Aires) insiste che quella di morire a Ginevra non era la volontà dello scrittore.

Kodama perde la pazienza e il suo modo di parlare composto quando si sfiora l’argomento. Le ragioni per cui suo marito scelse di riposare a Ginevra sono chiare: «Alcuni anni prima, l’eterno candidato a presidente in Argentina, Ricardo Balbín, era morto a Buenos Aires e le sue immagini nel letto d’ospedale, intubato, durante la terapia intensiva, erano state date in pasto alla stampa. Lui mi disse che temeva che la sua agonia fosse trasformata in uno spettacolo», spiega, con parole che le è toccato ripetere innumerevoli volte. E a confermarlo ci sono anche le dichiarazioni di un giornalista svizzero a cui Borges chiese di verificare la possibilità di avere la cittadinanza di questo paese. «È possibile che dopo 22 anni una persona venga ancora torturata con questa storia?», si chiede. Poche settimane fa il Governo di Buenos Aires ha accantonato l’assurdo progetto di legge che avrebbe consentito il trasferimento, ma non è detto che qualcuno non lo resusciti in futuro.
Ginevra però fu solo l’ultima tappa dei numerosissimi viaggi che compongono l’Atlante, «furono esperienze meravigliose, che ci aprirono una serie di possibilità di immaginazione enormi, e continue scoperte», ricorda.
Con Borges non c’era routine. «Per giorni interi ci dedicavamo solo al viaggio. Altri giorni aveva delle idee per delle storie, che in genere gli apparivano in sogno e iniziava a dettarmele. Magari dettava un paragrafo, poi il giorno dopo, di sera, mi chiedeva di rileggerlo e cambiava alcune cose», spiega. Di una storia aveva sempre in testa l’inizio e la fine e diceva che era una condizione indispensabile per poter scrivere, poi aggiungeva dettagli.
In ogni posto Kodama raccontava i dettagli del paesaggio, scattava foto o chiedeva ai passanti che ne scattassero. Il suo racconto era poi arricchito da quello dello scrittore, che aggiungeva i ricordi, gli aneddoti e le storie straordinarie di quello che aveva gia vissuto negli stessi posti in viaggi precedenti. Non viveva la cecità come un problema. Ogni giorno era per lui una scoperta e il destino regalava sempre sorprese.
Come una sera nella hall di un hotel in Spagna, quando Mick Jagger si buttò in ginocchio ai piedi di Borges dicendo «maestro, che onore! Ho letto tutti i suoi libri». «Mi dica, chi è lei?», rispose lo scrittore. «Mick Jagger». Borges era stato introdotto alla musica degli Stones dalla sua compagna. Successivamente, sarebbe anche apparso in una immagine nel film Performance. «Quello dei Rolling Stones!», riconobbe, con grande sorpresa di Jagger. Kodama racconta tutt’ora divertita questo scambio di battute.
O come un pomeriggio al Prado quando Kodama e Borges si erano fermati di fronte al capolavoro di Goya “Il cane” e lei riconobbe a distanza un uomo molto alto: era Julio Cortázar. «Non posso dimenticare quest’immagine. Uno dei miei quadri preferiti e di fronte Borges e Cortázar che si danno la mano e si scambiano complimenti». I due scrittori argentini non erano amici, appena si conoscevano, però Borges era stato il primo a pubblicare il racconto Casa Tomada, di Cortázar, quando era direttore della Biblioteca Nacional, negli anni ’50.
In una foto Borges appare con una maschera da lupo. Si trovava in un’università negli Stati Uniti per una conferenza. «Ci venne a chiamare il rettore in stanza vestito da Batman», ricorda Kodama, «era Halloween e disse che c’era una festa, però avremmo potuto partecipare solo travestiti. Decidemmo alla fine di comprare delle maschere. Borges scelse quella del lupo. Alla festa, si divertì a terrorizzare gli studenti gridando ‘homo homini lupus’».
Dell’Italia Borges amava Venezia, più di ogni altra cosa. «Perché è un labirinto, per l’acqua e per il mistero». A Roma, poco prima della morte, incontrarono Pertini e Borges parlò a lungo in un’intervista alla Rai. Ma il ricordo più affettuoso va all’editore italiano Franco Maria Ricci, «tra tutti gli editori lui era un amico, sempre cercava di sorprenderlo e divertirlo», ricorda. In particolare, per l’ottantesimo compleanno di Borges, Ricci gli organizzò un ricevimento nella sala di lettura della New York Public Library, «aveva trasformato tutta questa sala meravigliosa in un salone da pranzo del diciottesimo secolo. Aveva portato i cuochi da Parma perché preparassero i tipi di pasta che a Borges piacevano tanto», ricorda Kodama.
Ora che Borges riposa nel cimitero di Plainpalais accanto a Giovanni Calvino, María Kodama legge e rilegge la sua opera. Sceglie i testi a seconda delle conferenze che sta preparando. Viaggia continuamente. Dice che a volte crede che la sua casa sia un aereo intercontinentale. I testi che le stanno più a cuore sono la poesia La Luna che Borges scrisse per lei, e il breve racconto Ulrica, che, dice, le fu segretamente dedicato.
Che il mondo lo capisca o no, la realtà è che da quando aveva 16 anni, María Kodama ha vissuto per lo scrittore. Ora che lui è morto, il suo destino e la sua missione è quella di tenerlo in vita, ritornando continuamente alla sua opera. Dice che questo la fa sentire bene. «Più che una missione è l’amore, è un piacere, è una presenza continua», spiega, «è la mia decisione, quella che tornerei a prendere, anche sapendo tutto quello che mi aspetta. È la certezza assoluta. Come lui sentiva che scrivere era il suo destino, chissà, il mio forse sia questo. Forse è come in quelle leggende primitive e lui è veramente la mia metà. Nessuno può distruggere questo. È qualcosa che si sente dentro, ed è molto forte».

Famoso per i racconti fantastici, morì nel 1986 a Ginevra
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo. Narratore, poeta e saggista, è famoso per i suoi racconti fantastici . Nel 1975 morì sua madre, a novantanove anni. A partire da questo momento Borges effettuò i suoi viaggi insieme a María Kodama, una sua ex-alunna, divenuta sua segretaria e infine, a poche settimane dalla morte, sua seconda moglie, sposata per procura in Uruguay. Nel 1982 condannò l’invasione argentina delle Isole Malvinas. Morì il 14 giugno 1986 nella città di Ginevra, in seguito a un cancro al fegato. Come da lui disposto, i suoi resti riposano al cimitero di Plainpalais (nella parte sud di Ginevra) sotto una lapide grezza di color bianco. Sulla parte superiore si legge semplicemente «Jorge Luis Borges»; più in basso è scritta in inglese antico la frase «And ne forhtedon na» Giammai con timore.
Technorati Tags: Borges, morte
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