Corriere della Sera 6.4.08
La vocazione del nostro continente è quella di superare i propri confini, anche ideologici. È sufficiente che ne prenda coscienza
La filosofia salverà l'Europa. Pensiero e scienza: condizioni fondamentali per costruire una nuova «potenza» - di Emanuele Severino
La rivista. Saggi sul futuro - L'articolo pubblicato in questa pagina è un ampio stralcio del saggio di Emanuele Severino «La potenza e l'Europa», contenuto nel numero 7 del bimestrale «Kos», rivista dell'Editrice San Raffaele, in libreria da domani. Il fascicolo ospita, oltre a un portfolio di Gianluigi Colin, interventi di Giovanni Reale, Luca Canali, Maria Grazia Roncarolo e Gianvito Martino, nonché il testo che il direttore e fondatore Luigi Maria Verzé ha pronunciato il giorno del suo ottantottesimo compleanno per la posa della statua dell'arcangelo Raffaele sulla cupola della nuova struttura detta Basilikon.
Per l'Europa, la sfavorevole congiuntura economica non è il pericolo maggiore. L'Europa è militarmente debole. Tradizionalmente collocata nella sfera della potenza militare statunitense, è per molti versi — cioè non solo dal punto di vista geografico, peraltro rilevante — più vicina alla Russia che agli Stati Uniti. Già dagli anni dell'implosione dell'Urss osservavo che quanto sarebbe stato impossibile durante la guerra fredda, stava diventando una possibilità non utopica anche se estremamente complessa e piena di incognite: quella collaborazione tra la ricchezza economica europea e il potenziale atomico russo, che avrebbe potuto prefigurare una vicinanza più profonda sul piano politico. Tale possibilità esiste tuttora. Ma dopo la guerra fredda l'Europa, confrontandosi con la Russia, poteva mettere sul piatto della bilancia un'economia forte, capace di aiutare la Russia in modo risolutivo. Quest'ultima aveva (come ha tuttora) un arsenale atomico in grado di distruggere qualsiasi nemico. Unica, insieme agli Usa, ad avere questa potenza. Che però (a differenza di quella americana) era alimentata da un'economia vacillante. Di qui l'importanza dell'aiuto europeo. Oggi, invece, l'economia russa è in forte ripresa ed è capace di sostenere quel potenziale atomico che separa la sorte di Stati Uniti e Russia da quella di tutti gli altri Stati del pianeta. In un mondo sempre più pericoloso, l'Europa tende pertanto a oscillare tra la consolidata protezione militare degli Stati Uniti — convinti peraltro di non dover rendere conto a nessuno, nemmeno ai loro alleati europei, delle loro decisioni di fondo — e una più stretta collaborazione con una Russia che d'altra parte suscita molte diffidenze nei governi dell'Unione. Tuttavia il discorso sull'Europa si fa estremamente più complesso di quanto già non sia sul piano economico-politico, quando ci si rivolga al significato della potenza.
La potenza che oggi consente agli Stati di sopravvivere — e che ha il proprio culmine nella potenza atomica — è dovuta alla tecnica guidata dalla scienza moderna. La tecnica riesce più di ogni altra potenza a cambiare il mondo. Giacché non pensa solo a muovere le montagne, ma anche le anime. E, daccapo, è in virtù di essa che il capitalismo è la forma dominante di produzione della ricchezza.
Tanto più si è capaci di cambiare il mondo quanto più lo si sa far diventare diverso da come esso è già. Dio è onnipotente perché è capace di creare il mondo dal nulla, ex nihilo. Se con certi materiali si costruiscono cose, si è capaci di sottoporli a un cambiamento: si produce una certa diversità tra essi e le cose con essi prodotte. Ora, la diversità massima sussiste non tra una certa cosa e un'altra, ma tra il nulla e una cosa, tra il nulla e l'essere. Dio è onnipotente, possiede il massimo della potenza, perché produce la diversità massima, cioè fa diventare cosa (mondo, essere) il nulla.
Se il senso dell'essere e del nulla rimane impensato, l'uomo non può nemmeno proporsi di produrre la diversità massima. Con questo pensiero la filosofia rende possibile la volontà di produrre la forma massima della potenza. Ma lungo l'intera tradizione della storia europea il culmine di tale forma è riservato a Dio. Sino a che tiene per sé il culmine della potenza massima, Dio limita il dispiegamento della forma massima della potenza dell'uomo. Ma nella storia europea è ancora una volta l'essenza del pensiero filosofico a mostrare l'impossibilità di ogni Dio eterno che si ponga come il padrone del dispiegamento totale della massima potenza. Soltanto per tale essenza, questo dispiegamento diviene accessibile all'uomo, sebbene non come un che di definitivamente ottenuto, ma come uno sviluppo infinito, dove l'uomo può progettare «nuovi» modi di essere uomo e mondo. Sono «nuovi», appunto perché sono ancora un nulla, un non essere, e si tratta di crearli ex nihilo.
Soltanto all'interno e sul fondamento dell'essenza del pensiero filosofico del nostro tempo la tecnica guidata dalla scienza moderna può essere il dispiegamento infinito della massima potenza.
Per lo più, scienza e tecnica non si curano del fondamento della loro potenza. Così facendo ignorano che la potenza massima è possibile solo producendo dal nulla e rendendo nulla le cose. Ma ignorandolo sono effettivamente incapaci di realizzare tale potenza. E ignorando che non può esistere alcun Ordinamento assoluto e divino che stabilisca Limiti inviolabili all'agire dell'uomo, scienza e tecnica limitano effettivamente il dispiegamento della potenza massima del proprio operare.
L'Europa è il luogo dove sono apparse queste, ora richiamate, che sono le condizioni fondamentali della massima potenza e del suo infinito dispiegamento: tradizione filosofica, scienza, distruzione filosofica di tale tradizione, tecnica. Non è un caso che l'Europa abbia dominato il mondo. Inoltre il mondo ha ereditato, con intensità e in modi diversi e per lo più separandole una dall'altra, quelle condizioni fondamentali. La «grande politica », ossia la capacità di sviluppare la forma massima della potenza, è la capacità di tenerle autenticamente insieme. In questo senso, se la grande politica non esiste ancora sulla Terra, l'Europa, nonostante la sua debolezza attuale, può tuttavia candidarsi alla realizzazione di tale politica non meno, e forse più, delle altre grandi forze planetarie: Stati Uniti, Russia, Cina, India. Questo discorso non ha nulla a che vedere con una sorta di fantastica «egemonia» planetaria dell'Europa: ha invece a che vedere col processo in cui la volontà di potenza non può non volere la potenza massima, superando ciò che la ostacola, e quindi ogni forma di contrapposizione di natura, religiosa, filosofica, economica, politica, ideologica.
Per realizzare certi loro scopi, queste e altre simili contrapposizioni (cioè ogni forza contrapposta) si servono della forma massima della potenza e del suo sviluppo, e quindi, proprio perché essa non è il loro scopo, ne limitano la consistenza. Limitano e frenano ciò con cui esse intendono realizzare i loro scopi: impediscono la grande politica, si rendono incapaci di realizzarla. L'Europa, più di altri, può prendere e far prendere coscienza del senso autentico della grande politica; ed è questa coscienza a liberare la potenza dai limiti in cui è stata trattenuta lungo la storia dell'Occidente. La grande politica: il dominio planetario da parte della scienza e della tecnica che hanno saputo ascoltare la filosofia. La vocazione dell'Europa: l'andare oltre i propri confini geografici, religiosi, artistici, morali, filosofici, economici, giuridici, politici: la produzione dell'onnipotenza planetaria. Ma a questo punto incomincia la questione decisiva, quella che riguarda la verità della potenza.