Aprile 2008 Archives

Galimberti: "Ho sbagliato a copiare"

il 22.04.08 00:00

da IL Giornale
Umberto Galimberti rompe il silenzio sul caso delle pagine copiate da un libro del collega Giulio Sissa. "Mi piacevano quelle frasi. E dopo dieci anni non ricordavo più che erano sue..."

Umberto Galimberti è a Milano, invitato allo spazio «Ismo», per parlare di «Lavoro e senso della vita». In una saletta conferenze affollatissima, spiega con sicurezza invidiabile. I suoi libri più recenti, tra i quali L’ospite inquietante - al centro delle polemiche innescate dall’articolo di Roberto Farneti sul Giornale - sono in bella vista all’ingresso e vengono acquistati a ritmo alacre. Molti, prima comprano e poi vanno a farsi fare, nelle pause, l’autografo di rito. Nel frattempo il filosofo parla da par suo di tempo ciclico e lineare, di dialogo socratico, di filosofia classica e cristianesimo. Ripercorre tutti i temi che gli sono cari, a partire dall’etica della responsabilità sino ad arrivare alla sua personale formulazione, quella che definisce «l’etica del viandante», l’unica adatta a un’epoca governata dalla tecnica. Nessuno accenna all’affaire delle pagine di L’ospite inquietante copiate da Il piacere e il male di Giulia Sissa, libro uscito in Italia otto anni prima.
Raggiungo il professore alla fine, mentre stringe mani e, per l’ennesima volta, firma il frontespizio dell’Ospite inquietante. Andiamo a fare due passi, ci posizioniamo su un muretto vicino a Sant’Ambrogio. Io chiedo e scrivo, Umberto Galimberti fuma una sigaretta dopo l’altra e risponde.

Ieri la Feltrinelli ha fatto un comunicato ufficiale. Lei non ha ancora detto nulla, qual è la sua versione?
«Sostanzialmente ciò che ha scritto la Feltrinelli corrisponde al vero. Il libro è una raccolta di articoli, quelle pagine sono una rielaborazione di una recensione del 23 aprile 1999 che io scrissi parlando de Il piacere e il male di Giulia Sissa. Nella recensione io riassumevo ciò che diceva la professoressa Sissa...».
Mi scusi ma nel libro non ci sono virgolettati, non c’erano neanche nella recensione?
«No io lavoro così, leggo il libro e poi scrivo. Non faccio mai virgolettati, racconto. È stato questo il mio errore. Non mettere i virgolettati allora e non metterli nel capitolo de L’ospite inquietante».
A dire il vero c’è il problema che nel testo lei non cita nemmeno il titolo de Il piacere e il male. La nota di riferimento è sbagliata. Se alla base del capitolo c’è una recensione, almeno il titolo...
«È stato un altro errore di redazione, grave. Un errore mio. Con tanti materiali per le mani ho scritto il sottotitolo e non il titolo. Il mio sbaglio è che sono uno che si innamora della bella scrittura, e non sono abbastanza filologo... Mi piacevano le frasi della Sissa, le ho rielaborate, poi a dieci anni di distanza non mi ricordavo più cosa fosse suo e cosa mio...».
Non è una svista da poco...
«Ammetto lo sbaglio. Non c’era però intenzione di appropriarsi di cose altrui, non sono uno che copia apposta, è per questo che il polverone dei giornali...».
Le sembra eccessivo? Insomma, si parla sempre di proprietà intellettuale, di malcostume editoriale. In più lei è un nome noto... Ci sono tutti gli elementi perché se ne parli...
«L’intenzione è giusta. Però da “Galimberti dimentica i virgolettati” a “Galimberti copia” il passo è stato breve. Nessuno ha fatto paginate sul mio libro per il disagio giovanile che racconta. Adesso sì...».
Professor Galimberti, lei è famoso per avere come cavallo di battaglia il concetto di etica. Se nascono sospetti fondati su qualcuno che parla sempre di etica, poi fioccano le paginate.
«Io all’etica tengo molto, è la base della società. Lo ridico: è stato un errore, non una furberia. Ho sbagliato per entusiasmo. Mi lascio prendere dalla scrittura...».
Ha contattato Giulia Sissa?
«Le ho scritto una mail ieri. Non ho ancora visto se mi ha risposto. In ogni caso non voglio rovinare i rapporti, molti anni fa ci siamo conosciuti e la stimo».
E la Feltrinelli in questa faccenda non ha responsabilità di controllo editoriale?
«Secondo me no. I libri sono usciti a moltissimi anni di distanza, gli editor, le collane cambiano, come avrebbero potuto accorgersi?».
Pensate a una riparazione?
«Sto valutando con l’editore, disponibilissimo, il modo di cambiare parte del capitolo: voglio segnalare nel testo, ben visibile e non in nota, il contributo che la professoressa Sissa ha dato a quella parte del libro».
Cambierà qualcosa nel suo metodo di lavoro dopo questo incidente?
«Nel mio modo di fare le recensioni e le note, sì. Sarò molto più attento. Tra l’altro Roberto Farneti è stato bravo ad accorgersi, delle similitudini, gliene do atto».
Matteo Sacchi

Corriere della Sera 21.4.08
La studiosa dell'Ucla «copiata» dal filosofo italiano: «Non è la prima volta che plagia testi altrui»
Giulia Sissa: Galimberti si scusi davvero, non cerchi scuse
di Stefano Bucci

«Accolgo le scuse di un mio lettore che, forse, mi stima troppo. Ma per favore: che si scusi e basta!». Giulia Sissa, la ricercatrice e storica dell'antichità (oggi all'Ucla di Los Angeles) non sembra davvero soddisfatta dell'ammissione di colpa del filosofo Umberto Galimberti che ieri ha dichiarato di aver «rielaborato» e «riassunto» nel suo L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (Feltrinelli) brani tratti da un saggio della Sissa pubblicato nel 1999 (sempre da Feltrinelli), Il piacere e il male. Sesso, droga e filosofia. E quasi a voler abbassare il livello della sua adrenalina («in questi giorni ha superato ogni limite»), Sissa cita Il nome della Rosa di Umberto Eco: «Ricorda quel manoscritto che lasciava tracce indelebili e velenose sulle dita e sulla lingua dei monaci curiosi? Leggere è fatale. Soprattutto quando si riscrive».
Le scuse, fatte ieri in un'intervista sul «Giornale », hanno ferito Sissa perché «quello di Galimberti non è stato un chiedere scusa, piuttosto un cercare delle scuse, un patetico arrampicarsi sugli specchi ». Il filosofo aveva detto: «Il mio libro è una raccolta di articoli, quelle pagine sono una rielaborazione di una recensione del 23 aprile 1999 che io scrissi parlando de Il piacere e il male di Giulia Sissa. Nella recensione io riassumevo ciò che diceva la professoressa Sissa». Più onesto, per la ricercatrice, il comunicato della Feltrinelli che parlava invece di «riproduzione», sia pure non integrale, della favorevolissima recensione di Galimberti in cui venivano riportati passi del libro della Sissa «senza le virgolette», passi «che ora riemergono dopo otto anni in un capitolo de L'ospite inquietante ».
Ma c'è di più: «Nel libro di Galimberti ci sono note riprese dal mio Il piacere e il male che non esistevano nella recensione del 23 aprile 1999 e che, quindi, devono essere state cercate e trovate nel mio libro». E ancora: «Rispetto alla stessa recensione sono state fatte ulteriori aggiunte prelevate sempre dal mio libro». Eccole: «A pagina 153 del mio libro io riassumo, ma con debito rinvio in nota, le idee dello psichiatra Edward Khantzian. Questo passo non si trova nella recensione del 1999, ma è stato inserito nel pezzo apparso su "La Repubblica" nell'agosto 2007 e poi a pagina 69 dell'Ospite
inquietante ». Oltretutto, dice Sissa, «per colmo dell'ironia Galimberti utilizza le mie parole come fossero una citazione letteraria di Khantzian, così negando anche il lavoro a suo tempo fatto dal traduttore del mio libro, originariamente scritto in francese, Alessandro Serra». Altro esempio: a pagina 69 del suo libro, a proposito dei pazienti anedonici, Galimberti utilizza una espressione ("La finalità del loro gesto identica") attribuendola a Peter Kremer quando invece è mia».
Poi la stoccata finale: «Quello che è successo a me non è, purtroppo, un fatto isolato. Ho appena ricevuto una email da Alida Cresti, una studiosa fiorentina, che citava una sentenza del Tribunale di Roma che in data 30/5/2006 aveva condannato Galimberti per aver pubblicato a sua firma su "La Repubblica" l'articolo La stinta metropoli che spegne le emozioni completamente copiato da un saggio della stessa Cresti» (L'immaginario cromatico, Medical books, 1997). In quel caso il Tribunale aveva riconosciuto «un'attività di plagio dell'opera letteraria respingendo (in data 19/7/2006) il ricorso presentato dallo stesso Galimberti».

Galimberti La Feltrinelli difende le pagine fotocopia

il 19.04.08 00:00

Galimberti La Feltrinelli difende le pagine fotocopia
di Redazione - Il Giornale

Partiamo facendo il punto della situazione. Sulle pagine di questo giornale Roberto Farneti ha messo in luce, nei giorni scorsi, una serie di insolite somiglianze tra L’ospite inquietante di Umberto Galimberti - filosofo, psicologo e antropologo (oltre che intellettuale di riferimento per un quotidiano come Repubblica)- e Il piacere e il male, saggio di un’antropologa meno nota in Italia, ma apprezzatissima all’estero: Giulia Sissa. L’ospite inquietante, scritto da Galimberti nel 2007 e tuttora nelle classifiche della saggistica, presenta nel sesto capitolo (precisamente tra pag. 65 e pag. 71) una serie di frasi che sembrano estrapolate, con variazioni men che minime, da Il piacere e il male, che era uscito in francese nel 1997 e nel 1999 in Italia. Giusto per fare un piccolo esempio, per chi non avesse seguito le puntate precedenti, riportiamo in questa pagina alcune delle frasi così simili da risultare quasi uguali. Le frasi «clonate» sono ovviamente molte di più.
Fonte di ulteriore imbarazzo per entrambe le penne accademiche coinvolte nella vicenda, è che l’editore dei due libri è lo stesso: Feltrinelli. Non proprio una piccola casa editrice di provincia, sprovvista di editor. Comprensibile quindi l’irritazione di Giulia Sissa che, ieri, ha rilasciato un’intervista al Giornale in cui dichiarava di non sentirsi tutelata dal suo editore.
Il caso, come c’era da immaginarsi, non è passato sotto silenzio. Così molti quotidiani hanno commentato con toni sarcastici la vicenda. Mario Baudino sulla Stampa ha iniziato la sua rubrica (Cartesio) ironizzando sul titolo del saggio di cotanto filosofo: «Un’ospite a sorpresa nel libro di Galimberti». Sulla stessa lunghezza d’onda Cristina Taglietti sul Corriere della sera. Al vetriolo, come sempre Andrea Marcenaro. Nella sua storica rubrica Andrea’s Version, sul Foglio, ha esordito con: «Non è possibile, non ci vogliamo e non ci possiamo credere...». E l’autore? Silenzio. L’editore? Silenzio. Nessuna reazione in una querelle mediatica che cerca un’ovvia risposta. Interpellati direttamente, l’imbarazzo è palpabile. La Feltrinelli prende tempo per preparare un comunicato.
Intercettiamo, invece, Umberto Galimberti nella sua casa milanese. All’inizio si limita ad un laconico «Sono su un’altra linea, mi può chiamare tra cinque minuti...». Scaduti i minuti canonici si passa a un: «Adesso sono con una persona mi può richiamare tra un’ora, ne parliamo...». Scaduta anche l’ora il professore è ancora attanagliato da comprensibili dubbi. La situazione non è delle più gradevoli, e il tono non nasconde l’impaccio: «Guardi non so se voglio fare un’intervista... Oppure mandarvi una lettera... Mi ci faccia pensare...». Dopo averlo pressato un poco, gli si lasciano gli ovvi recapiti, nell’ipotesi che decida di «riferire sul caso». Galimberti chiude dicendo: «Appena ho deciso comunque di sicuro l’avviso...».
Alla fine di un pomeriggio probabilmente concitato, alle 18.28, arriva per e-mail la presa di posizione dell’editore, che riportiamo integralmente: «A proposito degli articoli usciti in questi giorni sul libro di Umberto Galimberti, L’ospite inquietante, la Casa Editrice Feltrinelli precisa che il libro in parte raccoglie e rielabora gli articoli apparsi su Repubblica dal 1995 al 2007, come dichiarato nella nota in pagina del copyright. Il capitolo La seduzione della droga riproduce, non integralmente, la favorevolissima recensione di Umberto Galimberti al libro di Giulia Sissa Il piacere e il male pubblicata su Repubblica nel 1999. Nella recensione l’autore riportava passi del libro di Giulia Sissa senza le virgolette e gli stessi brani sono ora riemersi, otto anni dopo, nel capitolo in questione. Nella prossima edizione del libro L’ospite inquietante verranno apportate le correzioni necessarie e quindi sarà dato pieno riconoscimento allo stimato lavoro di Giulia Sissa. Milano, 18 aprile 2008». Prendiamo atto della risposta. Ma comunque i conti non tornano. Mettiamo pure che a Galimberti rielaborando gli articoli sia scappata, in quelle cinque paginette, una vecchia recensione archiviata senza riferimenti. Restano comunque due fatti: 1) per uno studioso del suo calibro è una sciatteria grave; 2) com’è che una recensione tratta da Repubblica, invece di essere un commento critico al lavoro della Sissa, si è trasformata in una serie di stralci di testo senza virgolettati? E come mai se il punto di partenza è una recensione non si cita correttamente nemmeno il titolo del libro in questione?
I dubbi rimangono e sono molti. Come diceva un tale: «A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca».

Galimberti: Filosofia del «copia e incolla» - di Roberto Farneti

il 17.04.08 00:00

da Il Giornale

A leggere L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, di Umberto Galimberti (Feltrinelli, 2007, pagg. 180, euro 12) la sensazione di déjà-vu raggiunge proporzioni tali da mettere in ombra le altre solite e collaudate proprietà del discorso filosofico del Nostro: l’inconcludenza, la laudatio arcadica, l’assenza di argomenti genuinamente filosofici... Ma si tratta di lavorare di memoria per risalire alle fonti del testo (e del pensiero) galimbertiano. Prendiamo il libro Le plaisir et le mal (Paris, Odile Jacob, 1997, traduzione italiana: Il piacere e il male, Feltrinelli, 1999) di Giulia Sissa. Il libro è effettivamente citato (una sola volta e di sfuggita, a pagina 71) nell’Ospite inquietante, ma la sua menzione è sommersa in una fitta selva di note e rinvii, e il titolo dell’edizione italiana viene reso, sia in nota sia nell’indice, con Sesso, droga e filosofia, che in realtà è il sottotitolo del libro. Quel che segue è il risultato di una lettura comparata dei due testi.
Galimberti scrive che «iniettarsi eroina si dice in italiano “bucarsi”. Il corpo si fa “abisso”, che etimologicamente significa “senza fondo”. Allo stesso modo in francese “essere alcolizzato” si dice “bere come un buco (boire comme un trou)”. Tossici e alcolizzati parlano in greco antico e descrivono la loro incapacità di “contenere” con immagini platoniche». Confrontiamo ora con Il piacere e il male di Giulia Sissa: «Iniettarsi eroina si dice, in italiano, bucarsi \. Il corpo si fa abisso - che significa, etimologicamente, “senza fondo” \. Essere alcolizzato si dice, in francese, “boire comme un trou”, bere come un buco. \ E, anche se non parlano il greco attico, \ lo dicono con immagini platoniche».
Galimberti: «perché il desiderio è \ come la “giara bucata”, per stare alle immagini di Platone, o come il “piviere” che è quell’uccello che mangia e nello stesso tempo evacua».
Sissa: «in un linguaggio intessuto di immagini, Platone la rappresenta \ sotto forma di una giara sfondata, di piviere (un uccello che mangia e defeca nello stesso tempo)».Galimberti: «Sotto questa forma il desiderio ci fa provare un dolore insopportabile eppure irresistibile, e il piacere che ne segue è cessazione di questa pena, anestesia, piacere negativo \».

Corriere della Sera 9.4.08
Dialogo Il grande intellettuale bulgaro spiega il suo distacco dallo strutturalismo. E risponde alle obiezioni di Cesare Segre sulla funzione della critica. «La vera eredità europea non è cristiana» Tzvetan Todorov: le nostre radici sono nell'Illuminismo, che significa pluralità di culture di Paolo Di Stefano

PARIGI — Dalla critica letteraria alla storia della cultura. Dalla letteratura alla filosofia morale, al pensiero politico. E ritorno. L'itinerario di Tzvetan Todorov è solo in apparenza imprevedibile, e chi ha visto nell'ultimo libro dello studioso bulgaro il risultato di una «conversione» semplifica le cose. È vero, è stato uno dei pionieri dello strutturalismo e ora, con La letteratura in pericolo (Garzanti), mette in guardia dall'abuso degli strumenti critici. Ma quarant'anni dopo, Todorov è diventato uno degli intellettuali europei più autorevoli grazie alle sue riflessioni sulla memoria, sui regimi totalitari, sulle ideologie, sull'identità. Un cammino molto lungo da quando, ventiquattrenne, nel '63 lasciò Sofia per stabilirsi a Parigi, accanto ai mostri sacri Barthes e Genette. C'è anche una questione autobiografica dietro la svolta di oggi.
È di questo che Todorov parla, tranquillamente seduto a un tavolino del Café de la Contrescarpe, che guarda su una piazzetta a due passi dal Panthéon: «In Bulgaria era una necessità affrontare gli elementi che sfuggivano all'ideologia: stile, forma narrativa, tecnica compositiva. Ma stando in Francia, è venuto meno il tabù che pesava sulle idee, sulle relazioni tra letteratura e mondo. Dunque a poco a poco ho maturato una coscienza nuova: mi sono reso conto che per avanzare in una migliore comprensione dell'essere umano, che è l'obiettivo delle scienze umane, è necessario mettere in gioco la propria stessa esistenza». Così le pretese scientiste del formalismo, nell'approccio alla letteratura, venivano messe in crisi: «Capii che non potevo più esercitare la mia intelligenza su un oggetto come se mi fosse estraneo: è stata la mia biografia a portarmi verso argomenti come l'altro, l'incontro di culture, le scelte morali imposte all'individuo dal totalitarismo».
Dopo studi memorabili quali I formalisti russi e La letteratura fantastica, nei primi anni '80 si arriverà a La conquista dell'America. Fino agli studi sull'Illuminismo («il pensiero di un'epoca non abita solo nei libri di filosofia, ma anche nelle opere d'arte: il mio sogno è scrivere una storia dell'Illuminismo attraverso la pittura») e al pamphlet
sull'Europa: «Si parla tanto di eredità cristiana, ma l'Europa ha anche una tradizione greca, romana, ebraica, musulmana, del libero pensiero. Il suo statuto è la pluralità. Il richiamo ai Lumi, che per la prima volta hanno percepito il pluralismo come virtù, mi sembrerebbe più attuale e indispensabile che il richiamo alle origini cristiane: la decisione di accogliere le diversità è un'invenzione esclusiva dei Lumi e certamente non appartiene a nessuna tradizione religiosa. Lungi da me ogni velleità di ignorare la funzione del Cristianesimo nella nostra cultura, ma sul piano politico, come cittadini dobbiamo riconoscere che sono stati i Lumi a svolgere il ruolo decisivo».

Corriere della Sera 6.4.08
La vocazione del nostro continente è quella di superare i propri confini, anche ideologici. È sufficiente che ne prenda coscienza
La filosofia salverà l'Europa. Pensiero e scienza: condizioni fondamentali per costruire una nuova «potenza» - di Emanuele Severino

La rivista. Saggi sul futuro - L'articolo pubblicato in questa pagina è un ampio stralcio del saggio di Emanuele Severino «La potenza e l'Europa», contenuto nel numero 7 del bimestrale «Kos», rivista dell'Editrice San Raffaele, in libreria da domani. Il fascicolo ospita, oltre a un portfolio di Gianluigi Colin, interventi di Giovanni Reale, Luca Canali, Maria Grazia Roncarolo e Gianvito Martino, nonché il testo che il direttore e fondatore Luigi Maria Verzé ha pronunciato il giorno del suo ottantottesimo compleanno per la posa della statua dell'arcangelo Raffaele sulla cupola della nuova struttura detta Basilikon.

Per l'Europa, la sfavorevole congiuntura economica non è il pericolo maggiore. L'Europa è militarmente debole. Tradizionalmente collocata nella sfera della potenza militare statunitense, è per molti versi — cioè non solo dal punto di vista geografico, peraltro rilevante — più vicina alla Russia che agli Stati Uniti. Già dagli anni dell'implosione dell'Urss osservavo che quanto sarebbe stato impossibile durante la guerra fredda, stava diventando una possibilità non utopica anche se estremamente complessa e piena di incognite: quella collaborazione tra la ricchezza economica europea e il potenziale atomico russo, che avrebbe potuto prefigurare una vicinanza più profonda sul piano politico. Tale possibilità esiste tuttora. Ma dopo la guerra fredda l'Europa, confrontandosi con la Russia, poteva mettere sul piatto della bilancia un'economia forte, capace di aiutare la Russia in modo risolutivo. Quest'ultima aveva (come ha tuttora) un arsenale atomico in grado di distruggere qualsiasi nemico. Unica, insieme agli Usa, ad avere questa potenza. Che però (a differenza di quella americana) era alimentata da un'economia vacillante. Di qui l'importanza dell'aiuto europeo. Oggi, invece, l'economia russa è in forte ripresa ed è capace di sostenere quel potenziale atomico che separa la sorte di Stati Uniti e Russia da quella di tutti gli altri Stati del pianeta. In un mondo sempre più pericoloso, l'Europa tende pertanto a oscillare tra la consolidata protezione militare degli Stati Uniti — convinti peraltro di non dover rendere conto a nessuno, nemmeno ai loro alleati europei, delle loro decisioni di fondo — e una più stretta collaborazione con una Russia che d'altra parte suscita molte diffidenze nei governi dell'Unione. Tuttavia il discorso sull'Europa si fa estremamente più complesso di quanto già non sia sul piano economico-politico, quando ci si rivolga al significato della potenza.

Il naufragio di Heidegger nel gran mare dell'Essere

il 03.04.08 23:41

Il Giornale di Vicenza 1.04.2008
Filosofia. Il fallito tentativo di completare "Essere e Tempo" in un saggio rimasto inedito e che doveva essere pubblicato solo cent'anni dopo la morte. Il naufragio di Heidegger nel gran mare dell'Essere
di Franco Volpi

Dalla baita di Todtnauberg, nell'alta Foresta Nera, «dove tutto è ancora come una volta», il 18 settembre 1932 Heidegger scriveva all'amica Elisabeth Blochmann: «Per il momento sto studiando i miei manoscritti, cioè leggo me stesso, e devo dire che, in positivo e in negativo, mi risulta molto più fruttuoso di altre letture». Forse che qui „la volpe Heidegger" - come lo apostrofava Hannah Arendt - cominciava a mordersi la coda? No, Heidegger cercava soltanto di ritrovare se stesso e di portare a termine Essere e tempo, l'opera pub blicata come „Prima parte‰ nel 1927 e di cui il mondo filosofico aspettava la seconda. Nella stessa lettera aggiungeva: «Già si fanno speculazioni e discorsi sul fatto che starei scrivendo Essere e tempo II. E va bene. Tuttavia, dato che Essere e tempo I è stato per me un cammino che mi ha portato da qualche parte ma che adesso non è più ba ttuto ed è ormai ricoperto di vegetazione, non posso più assolutamente scrivere Essere e tempo II. Né sto scrivendo alcun libro».