Repubblica 20.2.08
La riscoperta di Sartre - di Pier Aldo Rovatti
Il cantiere aperto dell´immaginario, riscoprire il maestro francese. Immaginare significa ampliare i confini senza affidarsi a un´idea rigida di verità. Dalla sua filosofia ricaviamo stimoli per rispondere alle domande urgenti del presente
L´Italia riscopre Sartre. Recenti pubblicazioni e convegni di studio danno vita postuma a una delle maggiori figure intellettuali del Novecento. Non si è finito di scavare tra i suoi lasciti, come attesta il lavoro di un piccolo editore milanese (Christian Marinotti) che ha da poco reso leggibile in italiano l´Intelligibilità della storia. E poi, solo per ricordare le ultimissime uscite, il volume degli scritti letterari giovanili Novelle e racconti e il saggio La libertà cartesiana del 1946, anno cruciale. Da segnalare anche L´immaginario del 1940, appena ripubblicato da Einaudi.
Recenti pubblicazioni, anche di notevole importanza, e convegni di studio danno vita postuma a una delle maggiori figure intellettuali del Novecento, mi riferisco a Jean-Paul Sartre. Un pensatore, uno che ha lasciato il segno anche nella letteratura e nel teatro, ma anche uno che da sempre sta stretto nelle etichette e di cui ancora oggi - diciamolo - non sappiamo bene che conto tenere. Non si è certo finito di scavare tra i suoi lasciti, come attesta il lavoro encomiabile di un piccolo editore milanese (Christian Marinotti) che ha da poco reso leggibile in italiano la corposa continuazione della Critica della ragione dialettica, un vero e proprio cantiere di analisi e di problemi intitolato Intelligibilità della storia, in cui Sartre mette alla prova il suo marxismo critico ed eretico con la esperienza di Stalin. E poi, solo per ricordare le ultimissime uscite, il volume degli scritti letterari giovanili Novelle e racconti e il saggio La libertà cartesiana del 1946, anno cruciale.
Ma, tra i libri sartriani che ho sul tavolo, vorrei soprattutto segnalare L´immaginario del 1940, appena ripubblicato da Einaudi con un´articolata e intelligente introduzione di Raoul Kirchmayr (pagg. 290, euro 17). Precede di qualche anno l´altro capolavoro filosofico di Sartre, L´essere e il nulla, e appartiene al periodo in cui Sartre aveva l´occhio alla fenomenologia e alla questione dell´immaginazione. Se L´essere e il nulla (1943) e la Critica della ragione dialettica (1960) sono le pietre miliari di un pensiero che, discusso quanto si vuole, ha fornito due scenari (quello dell´esistenzialismo e quello del marxismo umanistico e critico) che restano imprescindibili per chi voglia farsi un´idea di cosa accade in filosofia a partire dagli anni Quaranta, la riflessione sull´immaginare è a suo modo altrettanto decisiva poiché pone un problema che attraversa entrambe le grandi opere che ho ricordato e si estende anche al terzo e meno famoso punto di approdo sartriano, la monumentale biografia di Flaubert, L´idiota della famiglia (1972 e sgg.), che è in realtà un trattato di filosofia sui generis.
Nelle sue mitiche lezioni alla Statale di Milano, il maggior fenomenologo italiano, Enzo Paci, amico-nemico di Sartre, diceva in sostanza questo agli studenti che già camminavano verso il Sessantotto: se volete capire cosa ha in mente Sartre, quando propone come punto di partenza la parola praxis, dovete caricare tale parola di una potenza immaginaria, di un movimento capace di «trascendere» l´inerzia, cioè la controfinalità dell´agire individuale e sociale. Così invitava quegli studenti, tra cui c´ero anch´io, a rompersi un po´ la testa sulle pagine dell´Imaginaire (tradotto allora, non ho mai capito bene perché, con Immagine e coscienza) e in particolare là dove Sartre prende ad esempio quel che accade in teatro all´attore e alla sua paradossale identità.
Il termine chiave di questo discorso è irrealizzazione: Sartre, infatti, sostiene che la coscienza immaginante (la soggettività di chi immagina) non è una coscienza che realizza qualcosa. Al contrario, dice, quando noi immaginiamo qualcosa, irrealizziamo il nostro oggetto, mettiamo in moto un´idea di verità che si basa sull´assenza. Se io immagino il mio amico che è a Berlino, non fantastico di un amico inesistente e di un luogo inventato: rendo presente un´assenza e vicina una lontananza, senza cancellare né l´una né l´altra. Anzi, si potrebbe dire che faccio proprio il contrario: do realtà a un´assenza e a una lontananza. Allargo i confini della mia esperienza senza dover sognare a occhi aperti. E senza affidarmi a un´idea rigida di verità.
Molto più tardi, quando l´impegno di Sartre lo porterà a discutere di una possibile soggettività nella storia e a costruire una «teoria degli insiemi pratici» (cioè la prima parte, quella edita, della Critica della ragione dialettica), tutto ruoterà attorno alla nozione di «totalizzazione in corso», articolata e discussa anche nella seconda parte da lui non pubblicata (scritta tra il 1958 e il 1962, apparsa postuma nel 1985, e ora tradotta). Immaginario e totalizzazione in corso condividono la stessa sostanza filosofica. La critica alla fissazione e all´oggettivazione dell´immagine, cioè insomma il punto di teoria secondo il quale l´immagine non si realizza mai, si duplica nella critica a una società che si pretende realizzata perdendo così il suo legame decisivo verso un obiettivo mai traducibile in una cosa.
Come l´immagine, staccata dalla coscienza irrealizzante, si immobilizza in un feticcio tutto esteriore, così una società che abbia perduto il contatto con il processo di totalizzazione (insito in ogni azione umana) si blocca in una sorta di idolatria ideologica, si ossifica in una totalità chiusa e deprivata di qualunque soggettivazione (di qui anche le polemiche che Sartre condusse contro il montante strutturalismo francese).
Credo che ripensare oggi un tema esplosivo come questo sia di particolare importanza. Che la morta gora politica ne possa trarre qualche spunto rianimante, mi pare fin troppo plausibile. Oggi, come quasi tutti concordemente ammettono, navighiamo a vista in acque piatte in cui sembrano scomparse perfino le increspature di un progetto di società o di un qualche obiettivo «ideale». La parola soggetto viene considerata alla stregua di un reperto archeologico e nessuno osa neppure immaginare una trasformazione delle regole del gioco, che sembrano stabilite una volta per tutte dalla totalità capitalistica e dagli effetti della globalizzazione.
Restando al dibattito filosofico, è difficile negare che esso tenda a star fermo sul posto. La grande questione sembra attualmente quella che riguarda l´idea di «altro». Ma, per affrontarla alla radice, occorrono molti strumenti di pensiero: dobbiamo costruire idee efficaci di «distanza» e di «assenza» con cui contrastare lo schiacciamento di ogni cosa sul presente, un presente senza spessore e avviluppante che negli anni di Sartre avrebbe avuto il nome di «feticistico». Inoltre, tutti siamo consapevoli che l´idea tradizionale di soggetto è eclissata, ma che i processi di soggettivazione sono gli unici dati di esperienza cui possiamo appigliarci per non rischiare di girare a vuoto con le nostre analisi.
Una lettura dell´Immaginario di Sartre non è la panacea per i nostri crampi filosofici, tuttavia può servire per rimetterci a pensare alcuni aspetti teorici che normalmente crediamo di avere già liquidato come cose vecchie e che invece, a guardarle, risultano tutt´altro che vecchie perché corrispondono proprio ad alcune domande che riaffiorano di continuo con urgenza.