Corriere della Sera 20.2.08
Classici dell’idealismo tedesco
Il capolavoro di Hegel spartiacque della modernità
di Armando Torno
Non è facile riassumere valore e significato di un monumento filosofico come la Fenomenologia dello spirito di Hegel. Karl Rosenkranz, che del pensatore tedesco scrisse una fondamentale vita, la considerò una linea di confine tra due diverse concezioni del mondo, notando con un pizzico di retorica: «Lo spirito dell'umanità si soffermò su quest'opera per un attimo, onde render conto a se stesso di ciò che esso era divenuto fino ad allora...». Per questi e altri motivi va salutata con interesse la nuova traduzione italiana dell'opera che ci ha dato Gianluca Garelli, dopo la storica di Enrico De Negri (La Nuova Italia, 1933-36; ampiamente rivista nel 1960) e quella di Vincenzo Cicero (Rusconi 1995, poi riproposta da Bompiani).
Garelli ha offerto il testo originale della Fenomenologia
del 1807, lasciando all'appendice gli interventi sulla prefazione del 1831. A questo studioso non ancora quarantenne va dato atto di uno scrupoloso e intelligente lavoro mirante a risolvere problemi non facili di traduzione e interpretazione che, nonostante i riferimenti ricordati, continuano a restare aperti. Si prenda, per esempio, il verbo aufheben:
risolto con «togliere» da De Negri e con l'innovativo «rimuovere» da Cicero, Garelli l'ha reso con «levare», evitando le secche della letteratura psicoanalitica che lo utilizza per parlare di «rimozione». Inoltre restituisce il gioco aufheben/erheben, «levare/ elevare», presente nella Fenomenologia: si rivela ottimo per il duplice «togliere» e «portare in alto».
FRIEDRICH HEGEL, Fenomenologia dello spirito, EINAUDI pp. 616, e 25