19.02.08
Spinoza e i fantasmi
l’Unità 5.1.08
Un carteggio del 1674 tra il filosofo e un avvocato appassionato di cose filosofiche sull’esistenza degli «spettri» - «I fantasmi? Offesa all’intelligenza di Dio», parola di Spinoza - di Bruno Gravagnuolo
Nel giugno del 1673 Baruch Spinoza, già notissimo filosofo in Olanda e bersaglio di polemiche, si reca Utrecht per far visita al principe di Condè che aveva conquistato la città. L’incontro mai avvenuto, per gli impegni del principe, fu sostituito da un altro incontro, casuale. Fra il filosofo e un avvocato della Corte d’Olanda. Tale Hugo Boxel, curioso di cose filosofiche e desideroso di conoscere l’opinione di Spinoza sull’esistenza degli spettri. Così, dal settembre del 1674 inizia un carteggio fra i due su quel tema: esistono o no i fantasmi?
Oggi, traendole dall’edizione Von Gebhardt delle Opere di Spinoza, un piccolo e «ponderoso» libretto del Melangolo rispolvera tutta la questione: Lettere sugli spiriti con testo latino a fronte (a cura di Francesco Chiossone, pp. 91, Euro 9). Ed è stata una bellissima idea. Non solo per il carattere di «incunabolo» prezioso della storia, che mostra come si possa fare editoria di massa in chiave filologica e antiquaria, con rigore ed eleganza. Ma per altri tre motivi. Il libro infatti è un piccolo squarcio su quell’Europa, ancora a mezzo tra superstizione e Lumi: solo nel 1670 in Olanda ebbero fine i processi di stregoneria. E inoltre è un piccolo breviario di come si conducevano le dispute filosofiche, nel «quotidiano» e tra persone colte. E nel latino che era (ancora) l’inglese dei dotti di allora. Infine c’è nel carteggio un assaggio del metodo e della filosofia di Spinoza, che scende in campo contro il senso comune e il fanatismo. Tra parentesi, Spinoza dovrebbe ritornare come un tempo il messale dei laici. Per la sua purezza etica, per l’ironia, per l’onestà scevra da fanatismi. Che lo indussero a fare «l’occhialaio» e a rifiutare la cattedra ad Heidelberg, per non sottostare a diktat politici, malgrado le influenti protezioni di cui godeva. E che lo portarono a diventare la bestia nera dei fanatici di tutta Europa. A cominciare da quelli che tentarono di pugnalarlo ad Amsterdam, evento di cui Baruch serbò la memoria, tenendo con sè il mantello «pugnalato» che lo salvò.
«Piccolo» biasimo, poiché nessuno è perfetto: fu troppo violento con le credenze teologiche degli ebrei, che lo espulsero dalla Sinagoga. E il suo Trattato teologico-politico, splendido peraltro, alimentò senza volerlo molti pregiudizi antigiudaici, che finirono per confluire nel grande mare antisemita d’Occidente. Ciò detto però la sua predicazione di ebreo della diaspora ebbe un potente influsso liberatorio sulla cultura europea. E malgrado tutto è intrisa di succhi cabalistici, di averroismo e «maimonidismo». In una sintesi multiculturale che fu un vero ponte tra le civiltà. Motivo di più per celebrarlo in tempi di fondamentalismo e guerre di civiltà.
Quanto agli spettri, ecco di che si tratta. Hugo Boxel chiede: non pensate che esistano? Visto che tanti autori li «certificano», e che in fondo inesauribile è la creatività di Dio? E visto che esistono corpi senza anima, perché non ipotizzare anime senza corpi? Spinoza risponde: tutte frottole! L’autorità degli antichi non prova nulla. E poi l’anima, così come la vista e l’udito, «ineriscono» ai corpi. Sono accidenti, che senza sostrato deperiscono. Caro Boxel, lasci perdere gli spettri: sono manifestazioni di desideri e sogni degli umani. Non c’è bisogno di ipotizzarli. Controreplica: caro Spinoza acutissimo, così voi ponete il mondo «a caso». Poiché negate l’infinita volontà di Dio. Negate il possibile, stante che la nostra conoscenza è solo ipotetica, sicché non può escludere nulla. Ma al congetturalismo popperiano, o meglio alla Feyerabend, di Boxel, Spinoza assesta il colpo decisivo. Ovvero: no, siete voi che ponete il mondo a caso. Perché se esso se fosse stato creato solo per volontà, allora poteva essere anche non creato. Sicché il mondo sarebbe solo un capriccio. Un capriccio assurdo come i vostri «spettri», che mascherano ben altro: ignoranza, paura, violenza.
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