Repubblica 11.1.08
Esce una raccolta di saggi sull'opera dell’analista cileno. Matte Blanco l'inconscio è infinito - di Luciana Sica
Non ha ancora la collocazione che merita, nel pensiero psicoanalitico contemporaneo e nella clinica, Ignacio Matte Blanco - il grande analista cileno, romano d´adozione dal lontano aprile del 1966 al gennaio del ‘95, anno della sua scomparsa. Approdata ai territori della filosofia, soprattutto presocratica, e della logica matematica, la sua ricerca è considerata spesso troppo "difficile", sofisticata, astratta, eppure ha avuto straordinarie applicazioni: ad esempio, nel mondo della critica letteraria - da Orlando a Paduano, ad Agosti. Comunque sia, Matte Blanco rimarrà l´autore di due libri fondamentali usciti da Einaudi: il saggio sulla bi-logica L´inconscio come insiemi infiniti (1981) e Pensare sentire essere (1995). La lettura di queste opere restituisce pienamente la vertiginosa originalità di un modello di funzionamento della mente che l´analista sudamericano amava riassumere in una frase solo all´apparenza semplice: "L´inconscio: un infinito dentro di noi".
L´emozione come esperienza infinita (sottotitolo "Matte Blanco e la psicoanalisi contemporanea", FrancoAngeli, pagg. 311, euro 26,50): Alessandra Ginzburg e Riccardo Lombardi hanno curato una raccolta di saggi su quello che considerano - e che è, senza dubbio - un teorico estremamente innovativo e dalla singolare qualità umana. «Era la persona meno autoritaria, meno sgarbata, meno presuntuosa, meno di potere che si possa immaginare», così lo definiva - in un´intervista a Repubblica - Francesco Orlando che ora, in questo libro collettaneo, firma un saggio molto denso, "Le unità di un testo letterario e le classi di Matte Blanco" (tra i molti altri autori: Pietro Bria, James Grotstein, Antonio Di Benedetto, Salomon Resnik e Mauro Mancia, l´analista appassionato di neuroscienze scomparso l´estate scorsa).
La Ginzburg, come Lombardi, ha avuto un rapporto stretto con il maestro cileno, a lungo suo analista negli anni Settanta. È lei a parlare dell´infinitizzazione dei pensieri specifici che insorgono da ogni intensa esperienza emotiva, con tutta la refrattarietà ai canoni della "ragione" abituata a muoversi nei confini dello spazio e del tempo. Dice la Ginzburg: «Anche se restano dimensioni distinte, in Matte Blanco inconscio ed emozione sono in buona parte sovrapponibili, rovesciando i presupposti su cui il nostro pensiero è abituato a poggiare, primo fra tutti l´incompatibilità dei contrari. Se per Freud l´inconscio è innanzitutto rimosso, vietato dalle censure e dai conflitti, per Matte Blanco è invece simmetrico - con l´abolizione di ogni differenza tra le relazioni che diventano tutte ugualmente reversibili. Seguono le stesse regole di funzionamento dell´inconscio le esperienze che caratterizzano il versante conoscitivo dell´emozione».
Matte Blanco rivisita dunque il cuore del sistema freudiano, amplia notevolmente la nozione d´inconscio che non è più solo l´oscura cantina della nostra psiche - da illuminare con un sapiente lavoro di scavo e di ricostruzione di un passato remoto - e in più riscatta l´emozione spesso confinata nell´irrazionale. La sua concezione della bi-logica significa che abbiamo bisogno della ragione assolutista degli affetti quanto di quel pensiero razionale che Aristotele ha vincolato al principio di non contraddizione. L´inconscio come le emozioni diventa allora un sostegno strutturale della coscienza, e dello stesso pensiero logico. Ed è proprio dalla loro costante interazione che scongiuriamo il malessere mentale.
«Ciò che sappiamo - è ancora la Ginzburg a parlare - non corrisponde affatto, in moltissimi casi, a ciò che sentiamo. Eppure è proprio questo abisso apparentemente incolmabile a determinare la ricchezza dell´esperienza umana, è l´immersione in questa profondità a veicolare una molteplicità di diversi e nuovi significati per la nostra vita».
Non esita a definirla una rivoluzione concettuale, Riccardo Lombardi, allievo del maestro cileno, per molti anni in analisi con la moglie di Matte Blanco, Luciana Bon de Matte (a cui il libro è dedicato "con gratitudine"). Non a caso ha voluto intitolare "Il mio tempo verrà" il suo saggio di apertura, citando Gustav Mahler, le cui sinfonie hanno dovuto attendere cinquant´anni dalla morte del compositore viennese per essere riconosciute. Dice Lombardi: «L´opera di Matte Blanco avrà bisogno di tempo per essere pienamente assunta dal pensiero psicoanalitico ufficiale, appartiene ancora all´ambito dei cantieri sperimentali, anche se con un sempre maggior numero di laboratori in diversi luoghi del pianeta e da parte di analisti della più diversa estrazione».
La rivoluzione concettuale di Matte Blanco sta intanto nella messa in discussione del dominio della ragione: «È l´emozione a diventare la madre del pensiero, a generarlo e a sovrastarlo. In assenza di emozioni, il pensiero è sterile, controllante, una forma di razionalità che coglie solo la superficie della realtà interna. Del resto non siamo computer, siamo esseri biologici, "bi-logici": prima ancora che pensiero siamo carne, e molto spesso all´origine del pensiero c´è una turbolenza che nasce come disordine. È centrale quella sua idea dell´inconscio come struttura collegata al funzionamento delle emozioni: un connotato che lo rende presente e accessibile all´elaborazione cosciente e che appare costantemente in stanza d´analisi».
Con un certo sarcasmo, era Lacan a dire ai suoi allievi "voi siete lacaniani, io sono freudiano". Anche pensando a questa celebre boutade, viene da chiedersi se Matte Blanco rimanga o no un freudiano. Certamente l´analista cileno deve aver sofferto di una certa diffidenza nei suoi confronti, tanto da pensare alla creatività nella comunità psicoanalitica come a un pericolo mortale. La citazione è testuale: non una minaccia, ma proprio un pericolo mortale. «Senz´altro - dice Lombardi - Matte Blanco ha reinventato la rivoluzione di Freud, il suo modo di essere freudiano è stato quello di operare un deicidio, di uccidere il maestro per scoprirlo vivo dentro di sé. Era affascinato dall´aspetto contraddittorio e inafferrabile della ricerca freudiana, dalle aperture dialettiche di quel pensiero». Per la Ginzburg, «Matte Blanco è stato estremamente fedele al primo Freud, al grande pioniere dell´Interpretazione dei sogni. Ma quello che oggi importa - ed è questo anche il senso complessivo del nostro libro - è cogliere finalmente l´importanza del suo modello nell´applicazione clinica».