Corriere della Sera 29.12.07
Il versante domestico del genio di Heidegger
di Armando Torno
Per il trentesimo della scomparsa di nonno Martin, la nipote Gertrud Heidegger ha raccolto — scegliendole e commentandole — le lettere che l'illustre filosofo scrisse alla moglie Elfride. Il melangolo, che tanti meriti ha in Italia per la diffusione degli scritti heideggeriani, pubblica la traduzione di tale epistolario sotto il titolo «Anima mia diletta!» (locuzione d'inizio di molte missive). Sono pagine che contengono diversi particolari della vita del pensatore. Si noti, per fare due esempi, che nel marzo 1933, dopo l'andata al potere di Hitler, Heidegger si reca da Jaspers (che aveva una moglie ebrea) e a Elfride racconta impressioni e l'avvenuto scambio di idee; nel 1939, «davanti alla sostanziale incertezza di un Occidente ovunque in armi», Heidegger scrive una frase impressionante: «Attualmente non si trova un punto fermo e quanto è stato finora è alla fine, anche se esteriormente i rapporti si conserveranno forse ancora a lungo».
Ma queste lettere restituiscono anche sentimenti, problemi e vicissitudini del filosofo che trovò sempre nella moglie un sostegno pratico e tentò di scrivere, senza riuscirvi, l'opera definitiva, lasciando ai posteri il compito di orientarsi verso un «altro inizio del pensiero » rispetto alla metafisica classica e moderna, ormai giunta al tramonto. Sappiamo infine dalla postfazione che Hermann, figlio legittimo di Martin e Elfride Heidegger, ebbe come padre naturale Friedel Caesar.
MARTIN HEIDEGGER, Anima mia diletta! Lettere alla moglie Elfride IL MELANGOLO PP. 383, e 28