28.11.07
Repubblica 28.11.07 L’evoluzione incompiuta -
Repubblica 28.11.07
L’evoluzione incompiuta - di Luce Irigaray
A quale punto del loro percorso di emancipazione e di liberazione sono pervenute le donne? Come regolano, oggi, le relazioni fra vita privata e vita pubblica? Perché la questione decisiva dalla parte delle donne è stata per secoli e ancora rimane la seguente: come uscire dal letto matrimoniale e dalla cucina della casa familiare per acquisire un´autonomia civile che consenta loro un ruolo pubblico paritetico rispetto a quello dell´uomo. La cosa non è così semplice da potere essere risolta in qualche anno. Così oggi assistiamo a situazioni paradossali che possono scoraggiare chi ha pensato che le donne siano le protagoniste di cui la nostra Storia ha ormai bisogno.
E però va anche ricordato che è da poco tempo che le donne si trovano a doversi confrontare con l´impegno di passare da una semplice identità naturale a un´identità civile. Il carattere parossistico di certi atteggiamenti sembra dunque corrispondere all´emergere sintomatico di un´evoluzione incompiuta.
Per esempio, certe donne sono saltate dalla clausura della casa familiare a una poltrona di dirigente politica senza il necessario passaggio attraverso uno statuto di cittadinanza con diritti a loro appropriati. E così da un lato rimangono sottoposte agli uomini per cose che riguardano la loro vita sedicente privata - ad esempio la scelta di essere o non essere madre - e da un altro intendono rappresentare e governare altre donne senza però l´oggettività di una legislazione e di una cultura che possa fare da mediazione fra loro. Di qui le violenze o le incoerenze cui talvolta assistiamo.
E così, è vero che ogni donna è interessata alla violenza fatta alle donne. Ma che cosa significa «ogni donna»? Quale appartenenza pubblica può essere condivisa tra una casalinga e una ministra se non uno statuto civile di cittadinanza al femminile che tuttora non esiste? Che cosa hanno ancora in comune queste due donne salvo una certa appartenenza naturale e delle rivendicazioni contro una cultura al maschile? Non si può né coesistere né condividere a livello pubblico in nome di una semplice naturalità o in nome di rivendicazioni che fin quando non assumono una forma di richiesta oggettiva, preferibilmente formulata in modo positivo, non si distinguono dalla rabbia che esplode nell´ambito privato. La violenza pubblica sulle donne si fa allora eco della violenza privata patita.
Ci ritroviamo così in un circolo vizioso che non dovrebbe riguardare la vita pubblica, ma da cui essa si trova troppo spesso e da troppi lati viene invasa. La politica delle donne non ha abbastanza riflettuto su questo vicolo cieco, di cui non sono le donne le principali responsabili ma che forse proprio loro potrebbero riaprire, segnatamente sfuggendo al recinto della rivendicazione o della violenza. Questo richiederebbe però, da parte delle donne, lo sforzo di uscire da una cultura che non è la loro, senza fermarsi alla sua critica. Invece di volere a ogni costo insediarsi in una politica che non è fatta da loro né per loro, e che suscita conflitti e rigetti anche fra di loro, dovrebbero tentare di definire e praticare una cultura che corrisponda alla loro identità. Non sto qui facendo l´apologia di una politica separatista al femminile. Penso, al contrario, che le donne siano portatrici di valori relazionali che le rendono capaci di farsi promotrici di un´altra politica delle differenze e delle relazioni fra uomini e donne. Ma, per promuovere un mondo nuovo, c´è bisogno di pensiero. Non basta fermarsi a qualche slogan concernente il potere, la soggettività femminile, la politica del fra donne eccetera. Si tratta di riflettere su quale contenuto oggettivo si mette dietro gli slogan, e di verificare se questo contenuto si possa condividere e come. Se ogni donna si accontenta di rivendicare il diritto alla propria soggettività, temo che una condivisione pubblica fra le donne non potrà mai esserci. Lo stesso vale se le donne si accontentano di cercare di appropriarsi di un´oggettività culturale e politica definita da e per gli uomini. Il compito più importante che le donne oggi devono assumere è lavorare alla loro individuazione come persone civili e culturali. La politica, per non dire la democrazia, dovrebbe essere un affare di convivenza civile fra le persone prima di essere un affare di rivalità per il possesso, il potere, la poltrona.
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